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Capitani: “Centro sportivo? L’Acquacalda è la zona più idonea”

“Abbiamo visto momenti di apprensione. Quei giorni in cui eravamo alla ricerca di una nuova proprietà non c’era la fila davanti a Palazzo Pubblico. Molti si defilavano perché non avevano capito che non c’era lo stadio e non c’era il campo di allenamento. Non potevamo dare una data certa, per via della causa in corso. Un danno enorme, e non si può non sottolineare che la carenza parte dal non avere un centro sportivo di rilievo a Siena”. È l’incipit di Michele Capitani, vicesindaco di Siena, durante il convegno di Palazzo Patrizi. Un intervento lungo, quello dell’assessore all’urbanistica, che è tornato più volte sull’Acquacalda, l’area più idonea, a suo giudizio, per costruire qualcosa di concreto in tempi relativamente brevi. “Nel 2022, quando è stato redatto il piano operativo, qualcosa in questo senso è stato inserito”, prosegue Capitani. “Mi chiedono: perché allora non fate niente? Perché per trattare con i proprietari dei terreni, prima serve un progetto. E se parliamo di una semplice espansione dell’area sportiva bene, ci pensiamo noi. Ma se parliamo di un centro sportivo, e per me va fatto questo, allora deve occuparsene la proprietà del Siena. Dev’essere il Siena a presentare un progetto sostenibile, dicendo quanti campi occorrono, se servono la palestra, il centro fisioterapico, gli studi medici, la foresteria. E qualcosa a febbraio si è mosso. Il centro sportivo deve essere accessibile in qualche modo alla cittadinanza. Abbiamo l’esempio a Firenze del Viola Park”.

“Oggi ho ripreso una missiva del presidente del Siena Fabrizi, nel 2007, scriveva al sindaco Cenni – prosegue Capitani – diceva: bellissimo il progetto, però hai sottovalutato l’aspetto dei campi d’allenamento, che non sono sufficienti, hai sottovalutato le palestre. Fu fatta una manifestazione d’interesse, ma non rispose nessuno, neanche il Siena. Erano altri tempi, altre risorse, altre situazioni ormai perse. Con la società ci deve essere un colloquio per capire di cosa ha bisogno. L’unica zona idonea per me è quella lì, all’Acquacalda, e una variante urbanistica sarebbe pronta in tempi rapidi.  L’area si presta benissimo, ha già una vocazione sportiva, c’è la piscina che potrebbe essere sfruttata per la riabilitazione, e dal punto di vista urbanistico è più semplice perché siamo in un territorio urbanizzato, Isola d’Arbia avrebbe tempi più lunghi. Nell’area dopo il velopattinodromo entrerebbero due campi. Il piano strutturale può anche immaginare progetti importanti, rivoluzionari, nell’area del Rastrello e della Fortezza, ma ora di relativamente pronto c’è l’Acquacalda. I costi di un centro sportivo di tre campi? Siamo sui sei milioni di euro”.

Capitani passa poi al tema stadio. “Per me va riqualificata l’area esistente, compresa la Fortezza, che ha grosse potenzialità. Penso a una struttura che assuma caratteristiche di uno stadio inglese, che farebbe comodo anche al centro storico. Dobbiamo investire su quello. Una delle peculiarità più grosse è il parcheggio. Partiamo da un concetto: spostare il mercato è qualcosa di impossibile, anche per ragioni di sicurezza. Il mercato avrà sempre quella collocazione, e quando c’è il mercato, il parcheggio dello stadio non riesce a sopperire la richiesta. Il mercoledì una persona che vuole accedere al centro storico deve poter trovare parcheggio. Quella di potenziare i parcheggi è un’operazione a cui ci può pensare il Comune”.

Va avanti intanto l’interlocuzione con Giacomini. “Abbiamo preso l’impegno di ridare stadio e Bertoni alla società. Vanno limati i dettagli, ci possono essere visioni diverse ma non vuol dire che non ci sia la volontà di chiudere all’attuale proprietà, anzi. Servono progetti pronti e chi meglio della proprietà può presentarli”, sottolinea Capitani, che alla domanda di un tifoso, sulla possibilità di riuscire ad attrarre a Siena, famosa in tutto il mondo per la sua bellezza, un grande fondo di investimento, come sta avvenendo in molte piazze del calcio, risponde così: “A Giacomini, all’ultima partita casalinga, gli dissi: dove lo ritrovi uno stadio con un panorama del genere, con la veduta di San Domenico? La storia dice che l’operazione Triestina è stata quella, però bisogna pensare che i fondi d’investimento vogliono una remunerazione, un ritorno. Il compito dell’amministrazione è vigilare sul progetto di riqualificazione dello stadio e favorire eventuali investimenti. È vero, non c’è quasi più rimasta una società in mani italiane, sono passaggi ineludibili ma che dobbiamo governare. Lo stadio è architettonicamente pregiato e non può diventare Disneyland”. (G.I.)

Fonte: Fol