Calcioscommesse, come al solito pagano solo le “piccole”

C’era una volta un calcio italiano serio, dove le partite si giocavano tutte alla stessa ora, dove i tifosi potevano andare allo stadio senza dover sottostare a regole che nemmeno in Usa dopo l’11 settembre, dove le sanzioni verso società e giocatori venivano applicate senza sconti particolari. Non era tutto rose e fiori, esisteva, ad esempio, anche la cosiddetta sudditanza psicologica degli arbitri verso alcune squadre, ma i campionati li vincevano, qualche volta, anche la Sampdoria, il Verona, il Cagliari, la Lazio. C’era una volta, insomma, un calcio sicuramente più credibile di quello attuale. La colpa di tutto questo? Non c’è un solo responsabile, ma esistono tanti complici che hanno contribuito a distruggere giorno per giorno, chirurgicamente, una sana passione.

Non vogliamo volare alto ed esaminare in queste poche righe, tutto il male del calcio italiano, ci limitiamo a evidenziare l’ennesimo clamoroso passo falso vissuto in questi giorni. In seguito ad uno dei tanti filoni del processo-spezzatino sul calcio scommesse, il Napoli era stato penalizzato per responsabilità oggettiva, di due punti. Fin qui niente di irregolare, o meglio, niente di diverso da quanto accaduto alle altre squadre (Atalanta, Samp, Bari, Siena etc.). Secondo una regola assurda se un tesserato commette o addirittura tenta di commettere un illecito (anche senza riuscirci, quindi) la società deve essere punita per responsabilità oggettiva. Regola sbagliata? È vero, figlia di una legislazione sportiva fuori dai tempi e assolutamente foriera di evidenti possibili ingiustizie. La regola, però, è in vigore e si presume che sia uguale per tutti, ma così non è stato. Il Napoli viene condannato in primo grado, ma nell’appello viene completamente (o quasi, solo una piccola ammenda) scagionato. O meglio, i fatti vengono tutti confermati, ma il Napoli, incredibilmente,non viene penalizzato come l’Atalanta, il Siena, la Samp,il Bari etc.

Complimenti davvero ai protagonisti dell’ennesima vicenda all’italiana, cioè di una farsa dove a farne le spese non sono solo le società ingiustamente (a questo punto) penalizzate in precedenza, ma tutto il calcio italiano che riceve l’ennesimo evidente danno di immagine e credibilità. Cosa possiamo fare noi tifosi? Poco o nulla, se non condannare pubblicamente queste macroscopiche ingiustizie. I dirigenti del calcio nostrano, però, quelli che potrebbero davvero fare qualcosa, se ne stanno zitti e buoni nei loro caldi uffici a contare i soldi delle tv, intrepidi e resistenti contro ogni intemperie nemmeno fossero antichi cavalieri.

Prima o poi cadranno anche loro e forse una nuova classe dirigente riuscirà a far risalire in credibilità il nostro calcio. Scusate, questa è un’altra favola….

Antonio Gigli

Fonte: Fedelissimo online