Calcio scommesse: ed ora il gobbo nero passa a Stefano Palazzi

Il lavoro che attende Palazzi è immenso e delicato perché sarà chiamato, in tempi brevi, a stilare una lista di innocenti e una di presunti colpevoli da inviare a giudizio.

Bene e presto mal si coniugano tra se e il timore che si vada incontro ad un giudizio sommario è molto più reale di quanto si pensi, soprattutto per la grande pressione mediatica generata dai titoli e dai servizi, isterici e scandalistici, di molte testate giornalistiche.

L’impressione che se ne trae è che, dopo tanto starnazzare, uno o più colpevoli da consegnare alla gogna pubblica devono per forza essere trovati.

Personalmente sono convinto che il problema riguardi più la giustizia ordinaria che quella sportiva e che il coinvolgimento di giocatori e società, come appare nelle intercettazioni ove sono nominati, sia solo il frutto del delirio di un gruppo di millantatori, presunti disonesti, che sono rimasti stritolati nello stesso meccanismo che avevano messo in atto.

Il termine “prove certe” – molto inflazionato tra i tifosi di molte squadre coinvolte o presunte tali e tema del corteo dei tifosi dell’Atalanta – nel caso della giustizia sportiva non è di facile applicabilità come in quella ordinaria e questo per il principio che è alla base dei due ordinamenti.

Se in un processo penale si parte dalla presunta innocenza dell’ imputato, lasciando alla pubblica accusa il compito di dover dimostrare la sua colpevolezza, in quella sportiva l’imputato è un presunto colpevole e allo stesso spetta il compito di dimostrare la propria innocenza.

Aspettiamoci quindi di tutto e di più, sperando, ma non ci crediamo, che tutto venga fatto in fretta, ma soprattutto bene.

Ma in attesa che Stefano Palazzi pubblichi le sue conclusioni, emergono sempre di più e sempre più imbarazzanti, le responsabilità della FIGC e, recentemente, dell’AIA, l’associazione degli arbitri.

La FIGC

La federazione dovrebbe spiegare ai tifosi italiani, ma anche ai giudici sportivi e ordinari, i motivi per cui in seguito alle segnalazioni, in tempo reale, dei Monopoli di Stato su circa 37 partite sospette, non è stato dato alcun seguito.

Perché Giancarlo Abete in questi giorni è passato con disinvoltura dall’invocare pene severe contro i colpevoli e gli omertosi, al respingere i sospetti, basati sugli stessi elementi di indagine, nel momento in cui sono entrate in ballo alcune potenti della massima serie?

Perché non è intervenuto prima che scoppiasse il bubbone? Perché ha invocato la presenza di prove certe e non di sensazioni – rispondendo al procuratore De Martino –  solo quando il raggio di indagine si è allargato alla serie A?

Domande lecite, ma che non avranno mai risposta

Associazione Italiana Arbitri

Nelle indagini fin qui svolte, nessun arbitro è stato sfiorato dal sospetto, ma a tirare in ballo l’AIA e il suo presidente Marcello Nicchi  è una lettera datata 3 luglio 2008,  firmata dall’allora  Managing Director della Stanleybet, John Whittaker, in cui si segnala l’attività di Gavillucci all’interno dell’agenzia.

Tre anni, tre campionati interi senza che nessuno – tanto meno Marcello Nicchi sempre pronto a difendere i suoi arbitri con malcelata sufficienza ed evidente superiorità – si sia posto il problema della compatibilità dell’arbitro Gavillucci, il quale, per la serie non ci facciamo mancare niente, ha arbitrato anche Cremonese-Spezia,  una partita al centro delle indagini, in cui espulse Paoloni dopo la comica situazione che portò al pareggio dello Spezia.

Cosa avrà scritto Claudio Gavillucci in quella nota informativa ( generalità, indirizzo, professione, ecc..ecc…) che, in base all’art. 3 del regolamento dell’AIA , gli arbitri sono tenuti a presentare annualmente? Disarmante a tale proposito la posizione di Marcello Nicchi che, pochi minuti fa, ha dichiarato che :

”Gavillucci non ha nulla da chiarire. Ha fatto più del suo dovere visto che tre anni fa ha chiesto che venisse specificato il suo lavoro".

Ok, ne prendiamo atto, nel paese in cui il conflitto di interessi non è una colpa, ma un vanto, rientra nelle regole anche che un arbitro che lavora per una agenzia di scommesse continui ad arbitrare gli incontri che la sua agenzia ha bancato.

L’importante è dichiararlo prima……..(nn)

Fonte: Fedelissimo Online