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Calciatore, procuratore, ristoratore: le tante vite di Patrick Englund

È nato a Uppsala, città universitaria ad un’ora a nord da Stoccolma, Patrick Englund, tra i soci di maggioranza della Robur con delega all’area tecnica. “A nove anni ho traslocato ancora più a nord, i miei genitori hanno creato una società di sci di fondo, che esiste tutt’ora – ha raccontato Englund nel corso di “Al Club con la Robur” – a 18 anni mi ha chiamato una squadra di Serie A, ho fatto quattro anni lì e poi sei anni a Lugano e un anno a Bellinzona”.

Ruolo: difensore centrale, all’occorrenza centrocampista. “Mi piaceva molto fare gol e soprattutto mi piaceva giocare. Se un allenatore mi diceva di lanciare lungo, io non lo facevo e cercavo il fraseggio”. Una buona carriera, quella di Englund, “considerando che non c’era ancora la sentenza Bosman e per uno svedese andare all’estero era molto difficile”. Dopo il calcio giocato Englund tenta la carriera da allenatore. “Un anno in Serie A svedese, ma è andata male. La sera in cui è nato mio figlio abbiamo perso una partita subendo un’autorete al 90’. Un anno e mezzo dopo è nata mia figlia”.

Dopo la breve esperienza da allenatore, Englund passa dieci anni da procuratore. “Poi ho aperto un ristorante italiano, che ho tutt’ora, a Stoccolma. Devo parlare con la moglie di Magrini – scherza – perché è molto brava (è stato a pranzo a Magione lunedì, ndr)”. Rimane fuori dal calcio, per la prima volta, si limita a vedere giocare i figli. “E stavo bene, ma poi il pallone mi è iniziato a mancare. Appena è arrivata l’opportunità di entrare nel Siena non me la sono lasciata sfuggire”. (G.I.)

Fonte: Fol