CALAIO’: PRONTO A RIPORTARE LA ROBUR IN A, DOMENICA IN CAMPO PER L’ONORE

Ha segnato sette gol in una manciata di minuti, Emanuele Calaiò. “Ho fatto quello che potevo”. Senza rammarico e senza polemiche, solo con la rabbia e la tristezza “che non sia servito a niente”. Come la rete a Udine, una piccola parentesi di un tragico poema. E quando arrivi all’ultima pagina, ti rimane dentro il dispiacere, di non aver assistito a un lieto fine. E allora che fare? Iniziare un altro volume, scegliendolo bene in biblioteca, per farti quattro risate e chiuderlo con un sorriso.

Calaiò, dopo il ko di Udine, dove ha segnato la sua settima rete in campionato, cosa si sente di dire?
“Che adesso dobbiamo salvare il salvabile di questa annata chiamiamola sfortunata. Sfortunata come la sfida in Friuli: della marcatura non mi importa, non è servita a niente, ma mi è stato annullato un gol regolare e alla fine mi è stato negato un rigore. Magari avremmo perso uguale, ma se fossimo andati sull’1-0 la nostra partita sarebbe stata diversa. In campo ci abbiamo sempre messo del nostro, abbiamo sbagliato, ma anche queste cose non ci hanno mai aiutato”.
Che cosa vi siete detti a fine partita?
“Niente: siamo rimasti tutti in silenzio. Dopo una sconfitta in quel modo, che ha praticamente sancito la retrocessione, c’era poco da dire. Ora dobbiamo solo tirarci su, affrontare queste tre partite che ci rimangono scendendo in campo per onorare la maglia e non fare brutte figure. Nel rispetto della gente, dei tifosi che chi hanno sempre seguito. Siamo professionisti e stipendiati per questo. Sono dispiaciuto, è stato un disastro fin dall’inizio: la partenza di giocatori importanti, i tre allenatori in panchina, il cambio al vertice, la sfortuna, gli errori arbitrali, i nostri limiti…”.
Sarà dura in queste condizioni affrontare il Palermo…
“Sarà una sfida tosta: naturalmente in campo le motivazioni saranno diverse. Loro lottano per l’Europa, noi dobbiamo riprenderci da una brutta batosta. Non mi sorprende vedere il Palermo tanto in alto: da quando è arrivato Zamparini la squadra ha sempre viaggiato ai piani alti della classifica. Per me è sempre emozionante affrontare la squadra della mia città e mi fa piacere che lotti per obiettivi importanti, ma in questo momento penso al Siena che dovrà scendere in campo a far battaglia”.
Ha qualche sassolino da togliersi visto il suo scarso impiego e la sua media realizzativa?
“Ma no. Quando sono stato chiamato in causa ho sempre fatto del mio meglio. Ho segnato a Chievo e abbiamo vinto, ho segnato a Cagliari… Diciamo che considerando quanto ho giocato sono soddisfatto del mio rendimento. Compresa la Coppa Italia, ho segnato otto reti, per una media di un gol ogni due partite. Mi dispiace solo che quello che ho fatto non abbia portato ai risultati sperati. Le scelte spettano sempre al mister: domenica mi ha dato fiducia perché mi ha visto bene in settimana. E’ il tecnico che sceglie gli uomini in base agli avversari, è giusto così”.
Il suo futuro?
“A giugno la comproprietà con il Napoli non potrà essere rinnovata. Ma in questa situazione è complicato parlarne: il Siena non ha un direttore sportivo, né io né il mio procuratore abbiamo qualcuno a cui rivolgerci. Il Napoli è impegnato in qualcosa di importante. Bisogna aspettare. Quello che so di certo è che a Siena mi trovo bene e che sono pronto a rimanere. Conosco bene la serie B, ci ho militato quattro anni, a vent’anni me la sono giocata nella classifica marcatori con attaccanti del calibro di Toni e Lucarelli. Sono pronto a sedermi a tavolino e gettare con il Siena le basi per una immediata risalita”.
Vorrebbe diventare un uomo simbolo della Robur?
“Vorrei essere un giocatore importante per la squadra, che dà alla maglia il massimo come ha fatto in questi anni. Qualcuno non mi ha mai creduto, ma io, come ho più volte ripetuto, sono molto attaccato ai colori che indosso. Sono attaccato alla maglia e alla città. Non l’ho abbandonata, pur avendone la possibilità, quando a gennaio le cose erano già compromesse. Potevo andare in una piazza più tranquilla, non l’ho fatto”.
Ma lei crede nel progetto-Mezzaroma?
“Il presidente ha acquistato la società quando la squadra era già in una brutta situazione. E’ stato il primo a crederci e fino alla fine ci ha creduto. Ora sono convinto che voglia davvero programmare il futuro in modo che nel giro di una stagione il Siena possa tornare in serie A”.
Nel caso… Cosa si porterà dentro di Siena, considerato anche l’inizio burrascoso del rapporto, e quale l’immagine più bella della sua serie A in bianconero?
“Venivo da Napoli, la città della mia famiglia, dove vivevo da quattro anni. E’ stato strano cambiare tutto. Ma in tre-quattro mesi mi sono subito ambientato. Come mia moglie e miei figli che ora non vorrebbero più andarsene. A Siena vivi sereno, senza pressioni, i bambini possono andare a scuola tranquillamente… E poi ho trovato un gruppo fantastico, fatto di bravi ragazzi e ottimi professionisti, che sono sempre stati sul pezzo seguendo il loro mister e che fino all’ultimo non hanno mai mollato. Di ricordi belli ne ho tantissimi, la salvezza con record punti dell’anno scorso, per esempio: segnai proprio contro il Palermo e raggiungemmo la salvezza matematica. Ripensando a quei momenti aumenta il rammarico di non essere riusciti a ripeterci”. (Angela Gorellini)

Fonte: Fedelissimo on line