Calaiò: “Il più dispiaciuto sono io. Siena mi resta nel cuore”

Con la maglia della Robur ha giocato 148 partite segnando 46 reti. Ha trascorso in maglia bianconera quattro stagioni e mezzo, quattro anni e mezzo che sono tanti in una vita reale, figurarsi poi cosa rappresentano per un calciatore la cui carriera dura più o meno una quindicina di anni. A Siena sappiamo bene quanto Emanuele Calaiò sia riuscito a legarsi alla città. Molte volte, in assenza di Simone Vergassola, lo abbiamo visto portare al braccio la fascia di capitano della compagine senese. Per la Robur ha faticato, sofferto e gioito. E' entrato in uno stretto legame con la città fino a diventare contradaiolo, dell'Onda, e lanciando spesso messaggi d'amore a Siena. Lo fa anche adesso, da Napoli, dopo che è stato ufficializzato il suo passaggio, o meglio il suo ritorno nella società partenopea, e dopo che ha già iniziato ad allenarsi con la formazione allenata da mister Mazzarri. "Con Siena è un arrivederci, non un addio", ha ribadito nell'intervista concessa martedì sera ai microfoni di Antenna radio esse.

Emanuele Calaiò, quali sensazioni provi nel lasciare Siena e nel cambiare squadra dopo molti anni?

"Io penso che di tutta questa vicenda il più rammaricato sono io. Tutti voi sapete quanto sono legato a Siena, sono veramente dispiaciuto. Non è un addio, in famiglia abbiamo già discusso e vogliamo tornare a vivere a Siena perché per me è una città adottiva. E il Siena mi ha dato la possibilità di crescere a livello di carattere e di personalità da giocatore. La scelta del trasferimento al Napoli è stata fatta sia da me che dalla società. Ad ogni mercato ci siamo sempre seduti ad un tavolo con la società parlando con trasparenza e con chiarezza. Adesso ho avuto questa opportunità, a 31 anni, nel pieno della unatturità calcistica e il treno passa una volta sola. Se a 31 anni hai l'opportunità di giocare magari la Champions League nella prossima stagione è una cosa importante per il curriculum di un calciatore. E la società ha monetizzato, prendendo i soldi della cessione e non dovendo più pagare i soldi dell'ingaggio. E' una scelta che abbiamo fatto insieme".

Emanuele, ci puoi raccontare cosa ti hanno detto i rappresentanti della società bianconera quando vi siete messi al tavolo per parlare di questa offerta che era arrivata?

"Io a Siena sono sempre stato in maniera meravigliosa e ho sempre lottato e sudato per la maglia della Robur. L'obiettivo per ogni calciatore è sempre stato quello di andare a migliorare. Non mi sento un calciatore finito, a fine carriera. Mi sento di poter dare ancora tanto. Eravamo d'accordo con il presidente che avremmo discusso insieme se fosse arrivata un'offerta da una squadra che viaggia nei primi posti della classifica. E' una cosa normale per qualunque giocatore. La società è sempre stata d'accordo con me, nessuno mi ha mai detto che non mi mandavano via. Quando l'offerta è arrivata ci siamo seduti ad un tavolo e la decisione è stata presa insieme. La città di Siena non sta attraversando un bel momento, quindi capisco anche che la società abbia bisogno di monetizzare e di fare cassa per magari poi puntare su qualche altro giocatore più giovane al posto mio per il futuro. Se la società riceve un'offerta comunque importante per un giocatore di 31 anni può essere fatta una valutazione di questo tipo".

Sei stato negli ultimi anni una colonna portante del Siena: cosa vi siete detti con Vergassola e gli altri giocatori "storici" della Robur al momento dei saluti?

"Negli ultimi giorni abbiamo cercato di fare più pranzi e più cene possibili per stare insieme. Purtroppo nel calcio è così, succedono queste cose, dopo tanti anni ti lasci e ti dispiace tanto perché con quelle persone avevi legato. Io a Siena ho sempre avuto un rapporto splendido con tutti, la forza della Robur è stato in ogni stagione il gruppo. Mi porterò tutti nel cuore. Sempre. Mi hanno dato tanto. Con Simone Vergassola abbiamo stretto un'amicizia importante, l'ho visto molto dispiaciuto per questa mia partenza. Però capisce questa scelta e l'opportunità di andare a giocare in un top club. Lui sa benissimo che io non ho abbandonato la nave in questo momento e non l'ho mai abbandonata anche quando siamo retrocessi e sono rimasto in B. E' un'occasione che mi è capitata. Le grandi battaglie fatte con tutti i miei compagni del Siena me le porterò nel cuore".

Ti rivedremo a Siena quando avrai finito la tua carriera da calciatore?

"Sì, assolutamente. Io e mia moglie l'abbiamo sempre detto. Un mese prima di andare via io avevo trovato casa per il fuuturo. Questo serve a far capire la voglia che ho di venire a vivere in questa città. Siena è la città più bell a anche per la sua vivibilità e per farci crescere una famiglia. E poi chissà, magari tra qualche anno tornerò anche come calciatore, chi lo sa… Io con Mezzaroma e tutti quanti mi sono lasciato in buonissimi rapporti".

Pensi che il Siena abbia delle possibilità di salvarsi o anche che, in caso di retrocessione in serie B, possa fare una grande squadra per risalire nella massima categoria?

"Preferisco non parlare di retrocessione perché bastano due vittorie di fila per raggiungere le squadre che sono davanti. E' chiaro che il periodo è difficile, sei ultimo in classifica e hai avuto anche molta sfortuna perché a Torino potevamo pure vincere o comunque anche solo pareggiare con il rigore al 90'minuto. Un punto avrebbe fatto morale. E' un periodo che gira male, ma nel calcio può succedere di tutto. Questo campionato è strano: abbiamo visto che il Pescara ha vinto a Firenze, la Sampdoria ha battuto la Juventus a Torino. Un filotto di vittorie può farlo anche il Siena, io ci credo ancora, spero che la Robur si salvi".

Fonte: Corriere di Siena