Gli auguri di buon anno da parte della redazione e dai collaboratori del Fedelissimo Online:

Il direttore, Nicola Natili: Dopo un anno così disastroso è facile augurare un 2021 migliore, ma è difficile trovare le parole giuste perché di cose ne sono successe troppe e quasi tutte negative. Fin da bambino ho sempre trovato rifugio nei sogni, che sono al contempo auguri e obiettivi da raggiungere. E allora sogno che tutto ritorni alla normalità, che la paura e le costrizioni ci abbandonino quanto prima e che la nostra vita riprenda il suo cammino tra alti e bassi, ma sempre con uno spiraglio in fondo al cono buio. Sogno quelle belle domeniche che mi hanno accompagnato per anni, l’appuntamento immancabile allo stadio, tra facce amiche e cuori che battono all’unisono per un’identica passione. Sogno perfino le arrabbiature per una delusione, sapendo che prima o poi arriverà anche una gioia, come sempre è successo. Vorrei continuare a scrivere e scrivere ancora sulla nostra Robur, per me e per voi. Buon anno, con il cuore.

Paolo Brogi: Tantissimi auguri a tutti i cuori bianconeri per un 2021 che ci faccia gioire finalmente insieme e ci rilanci verso un futuro di gloria.

Federico Castellani: I have a dream. Io ho un sogno per questo 2021. Un po’ di tempo fa un uomo piccino da Napoli ci insegnò a sognare. E furono realtà bellissime. Per il 2021 mi accontento di tornare alle trasferte macinando chilometri in pulmino guidato dal Groppa e con Martino che ha sempre fame. Mi accontenterei di ritornare sui gradoni a cantare bestemmiare gioire incazzarmi. In pratica di tornare alla mia tranquilla ripetitiva ma fantastica quotidianità. Caro 2021 ti chiedo troppo? I have a dream.

Jacopo Fanetti: Per il 2021 mi auguro in primis che ai ragazzi più giovani sia consentito quanto prima di tornare a divertirsi giocando a pallone. Vorrei rivedere la gente allo stadio e in modo particolare il Franchi pieno, come purtroppo non lo vedo da tempo immemore. Alla società, allo staff tecnico, ai giocatori e ai tifosi bianconeri auguro di portare a termine una grande cavalcata che culmini con il ritorno in Serie C. Ma soprattutto, ciò che auspico più di ogni altra cosa è che finalmente venga data al settore giovanile e alle strutture l’importanza che meritano; spero quindi che si possa davvero contare per i prossimi anni su delle basi solide e durature, che non siano frutto di soluzioni palliative ma di investimenti mirati e lungimiranti, e dalle quali il Siena possa trarre beneficio in futuro.

Angela Gorellini: È stato un anno infame. Un anno che ha stravolto il mondo, che ha spazzato via ogni certezza. Un anno in cui anche il calcio si è dovuto inchinare a un volere superiore, che lo ha reso silenzioso, scolorito, privo di passione e umanità. Un anno in cui il Siena si è trovato, di nuovo, a rotolare nella polvere, a giocare nelle buche dei campetti di provincia. Una caduta rovinosa e dolorosa, eppure altro richiamo alla sua forza. Sono ‘fieri e ardimentosi’ i bianconeri. A loro fianco un popolo con il cuore grande: sì, siamo ‘generosi, ardenti e pur cortesi’, noi senesi. Che questo 2021, allora, sia un anno di rinascita, per tutti e per i colori della Balzana. Per il Siena, che ha ancora tante pagine di storia da scrivere. Insieme a chi lo ama e a chi, anche in questo anno infame, abbiamo dovuto salutare, troppo presto, e adesso la Robur la tifa da lassù. Pronto a festeggiare un’altra impresa gloriosa. Un’altra pagina di storia, un altro pezzo di eternità. Buon 2021, con lo stadio pieno, a tutti!
Angela

Francesco Guidarelli: Le difficoltà del 2020 non hanno risparmiato nessuno ma noi abbiamo trovato una nuova squadra che può riscattarci. Che il nuovo anno ci porti le meritate soddisfazioni!! Auguri agli amici Fedelissimi!!

Giuseppe Ingrosso: Troppo sofferente, troppo povero, troppo ingiusto è stato il 2020 calcistico. Un anno, va detto, in cui il Covid ha accelerato un processo già in atto: il Rastrello, chiuso dopo il 22 febbraio, era già malinconico da tempo (dall’anno di Atzori e Carboni, se si escludono le partite con Reggiana e Catania ai playoff 2018), il rapporto con la società ormai inesistente. Siamo tornati a raccontare degli stipendi non pagati, dei punti di penalizzazione, delle trattative saltate, di una nuova ripartenza. Ma stavolta non si potevano fare 4.000 abbonamenti, non si poteva riempire macchine e pullman per invadere paeselli di provincia. I tifosi hanno seguito il nuovo ciclo dal divano, passivamente: si sono sorbiti la N nella denominazione, quel logo incomprensibile, un campione del mondo abbracciato giusto in Fortezza il giorno della presentazione. Allenamenti a porte chiuse, partite (quando si poteva giocare) a porte chiuse, cene saltate: il virus ha sterilizzato il calcio, ha desertificato il suo allegro mondo, ha rinviato ricorrenze storiche come i 50 anni dei Fedelissimi. Ma prima o poi si ripartirà. A tutti i tifosi bianconeri auguro un 2021 sereno e dico: non mollate. Perché comunque c’è un Siena al primo posto, perché a Cannara, esserci o non esserci, stavolta s’è vinto (per giunta con gol del giovane Mignani, che bel segnale in vista dell’anno futuro). Perché la vecchia Robur è immortale.

Giacomo Principato: È stato un anno difficile, complicato e terribile sotto tantissimi aspetti. Adesso ripartiamo, più forti di prima. Così come il Siena. Noi intanto staremo qui, sempre pronti a raccontarvi la Robur a 360 gradi. Da Giacomo Principato il più caro augurio per un 2021 di rinascita.

Jacopo Rossi: Ciao carissimo amico.
Due righe al volo per dirti buon anno, che mi pare ce ne sia parecchio bisogno.
Come va? Qua più o meno tutto bene, quindi male. Fa freddino, nevica ma non attacca, un po’ come il Siena quando gioca in casa. Oggi siamo rossi, domani si vedrà, di sicuro con un anno in meno davanti e un mal di testa in più.
Parliamo di Mes, parliamo di vaccini, parliamo… no, dai, ci pensa già un sacco d’altra gente. Parliamo del nostro accienne. Siamo arrivati in cima nell’anno nel quale conta doppio, tra ritardi, tamponi, rinvii e quant’altro.
Non ti dico cosa spero, tanto mi sa speriamo la stessa cosa: otto triplette di un lituano, in pratica una litania, ma di quelle belle, non di quelle chiusiapertichiusirossiarancionigialli. Di quelle che ti svegli a maggio ed è come il primo giorno di ferie. E il primo giorno di ferie, si sa, non si fa una sega. Si ride e basta.

Fonte: Fol