Brutta e senz’anima di Nicola Natili

Essere tifosi del Siena è sempre stato difficile, ma in questa stagione – una delle più brutte degli ultimi 40 anni – è stato superato ogni limite di resistenza e tolleranza. Pe rdere una partita fa parte del gioco, nel calcio si vince e si perde, ma essere ridicolizzati dagli avversari non è accettabile, anche perché chi va in giro per l’Italia a fare figure da cioccolatai indossa una maglia che rappresenta una passione, una storia, una città.In un momento così difficile, con la squadra che non ne indovina una che è una e con un allenatore che non riesce a incidere nel gioco e nella testa dei giocatori, dovrebbero essere prese delle decisioni radicali, perché, continuando di questo passo, l’ultimo obiettivo di questa annata sarà solo la salvezza. Domanda ovvia, ma importante: chi è in grado di intervenire? Quale parte della società potrebbe alzare la voce e richiamare tutti ai propri doveri? Difficile da capire, perché la Robur attuale è una società con due anime, una rappresentata da Ponte – ancora presidente, ma operativamente un ex che pensa a leccarsi le ferite – e l’altra da Anna Durio, da giugno nuova proprietaria della Robur, impegnata nel disegnare e programmare il futuro della società.
Ma al presente chi pensa? Chi ha il potere, se questa fosse ritenuta una soluzione, di allontanare l’allenatore o mandare a casa qualche giocatore? Ponte si dice pronto a incontrare i tifosi ma a che scopo? Il pensiero della maggioranza dei tifosi è ben noto, sarebbe più utile incontrare l’allenatore e la squadra e non certo per scambiarsi gli auguri di Pasqua. Il presente è la logica conseguenza di una sua serie di valutazioni errate che partono da lontano e gli interpreti di questa commedia, per niente divertente, li ha scelti lui, direttamente o indirettamente. Così come ha scelto di cedere la società. E meno male che ha trovato una persona, Anna Durio, che con il suo intervento ha permesso di non andare incontro a ulteriori guai. Il passaggio di proprietà, stando alle parole di Ponte, non è ancora avvenuto e si concretizzerà solo a fine stagione. Questa – casistica alla mano – è un’anomalia che non trova molti riscontri. Dire che i tempi sono burocraticamente lunghi non convince; più credibile la possibilità che il prezzo di vendita sia stato legato al risultato finale che poteva conseguire la squadra. In Lega Pro un prezzo, in serie B uno ben maggiore. Legittimo, niente da obiettare se i due soggetti in causa sono d’accordo, ma di fatto si è creato un vuoto di potere, o quanto meno questo è quello che si avverte.
Ormai l’ipotesi serie B è da tempo tramontata; se tutto andrà bene la prossima stagione sarà ancora in terza serie, i tempi del passaggio si possono e si devono accorciare. Pensare al futuro è importante, ma trascurare il presente è molto pericoloso. Con una squadra che al primo stormir di fronde perde la testa tutto può succedere, intervenire subito e con decisione è un’esigenza inevitabile e necessaria. Lasciando tutto così com’è si rischia di compromettere anche il futuro e partire, ancora una volta, con il freno tirato.

Fonte: Il Fedelissimo