Beretta: “Mi dispiace per com’è finita Tre anni a Siena non si dimenticano”

Lunedì inizierà la nuova avventura professionale che lo attende, ma Mario Beretta non dimentica la `sua' Robur, specie nel momento del dolore.

«Ci sono rimasto malissimo, mi dispiace enormemente per come sia finita. Martedì sera ho sentito tanti amici di Siena, e per quanto in mio possesso ho cercato di consolarli, sottolineando come il loro dolore fosse anche il mio. Tre anni in una città non si possono dimenticare, specie se la città in questione è Siena. Per me sarà sempre la mia seconda città, visto quanto mi ha dato».

Adesso però la Robur, in attesa di capire come si chiamerà dovrà ripartire da categorie molto inferiori a quelle alle quali eravamo tutti abituati.
Sarà difficile specie all'inizio. Anche io ho iniziato la mia carriera nell'allora campionato di serie D, con il Corsico. Arrivammo terzi, e non fu un campionato facile. In D sono praticamente professionisti, le società sono attrezzate, le formazioni pronte a ciò che le attende. Basta pensare che in Toscana nella passata stagione c'era compagini storiche come Lucchese e Pistoiese, entrambe promosse, o l'Arezzo».

Un piccolo vantaggio, nella speranza di risalire, lo da la riforma dei campionati.
«Penso che possa essere un piccolo motivo per sorridere. Non essendoci più la vecchia C2 o Seconda Divisione, vincendo la D ci si ritrova subito in C, a giocare con chi è retrocesso dalla serie B. Ovvio che nessun campionato è facile da vincere, in nessuna categoria. Per questo occorrerà una società sana, seria, che parta subito con un programma importante. Del resto siamo già a metà luglio ed il tempo non è tanto per organizzarsi e costruire una formazione all'altezza. Il Siena avrà sempre un grande fascino, e tra due squadre un giocatore sceglierà sempre il blasone della Robur».

Per ripartire occorrerà anche gente che vuole davvero bene al Siena.
«Si, e a questo proposito penso ai dipendenti della sede, ai magazzinieri, a tutti quelli che hanno dimostrato attaccamento e passione. Sarebbero dei piloni umani fondamentali da cui ripartire, per dare un po' di continuità alla parte sana del Siena e per trasmettere attaccamento alla nuova società. Il mio pensiero adesso va a loro».

Cosa si sente di dire ai tifosi?
«Faccio prima di tutto un grande in bocca al lupo, non sarà facile ma dopo questa normale fase di depressione saranno pronti tutti a dare il meglio per il bene del nuovo Siena. Da Latina li guarderà con affetto un tifoso, che ogni volta che potrà seguirà i risultati dei bianconeri e quando sarà possibile verrà a vederli al Franchi, stadio che per me resta speciale».

Di persone come mister Beretta, il Siena che verrà e tutti i tifosi ne sentiranno la mancanza, senza dubbio.

Fonte: La Nazione