“Auguri Robur, non potevo certo mancare”. Tra i tanti ospiti della serata dei Fedelissimi dedicata ai 120 anni del Siena c’era anche Mario Beretta. “Siena era nel mio destino – ha raccontato l’ex tecnico bianconero – l’anno prima che andasse in Serie A allenavo a Terni, fu l’unica partita che il Siena perse in casa. L’anno dopo andai a vedere l’esordio del Siena in Serie A a Perugia, c’era D’Aversa che era stato mio giocatore alla Ternana. In precedenza, in C, avevo appena allenato il Saronno e mi chiamarono Paganini e Ricci per venire qui. Ma avevo già preso accordi col Como. Situazione opposta in Serie A. Il Parma voleva che rimanessi, ma avevo dato la parola a Perinetti. Per fortuna, perché ho fatto tre stagioni meravigliose”.
Due salvezze in Serie A, e poi quell’ultima stagione dell’Ac Siena in B. “La più complicata e, per assurdo, la più bella – prosegue Beretta – ho appena sentito Belmonte. Mi ha detto: mister, mi ricordo che avevamo problemi quell’anno, sto vivendo le stesse cose. Spinazzola mi manda le maglie con le dediche, Valiani è venuto a fare i corsi a Coverciano. Alla fine, nonostante tutto, si sono creati rapporti molto particolari. Ricordo che vincemmo ad Avellino di ritorno a Siena c’erano i tifosi ad aspettarci per sostenerci in un momento complicato”.
Proprio tre giorni fa un protagonista di quella stagione, Giannetti, è tornato al gol con la maglia del Siena. “È una persona meravigliosa, un ragazzo a cui sono molto affezionato. Quando andai a fare il responsabile del settore giovanile del Cagliari dovevamo vincere il campionato e dissi a Giulini di prenderlo. Quell’anno a Siena abbiamo dovuto venderlo, assieme a Paolucci, perché sembrava che così avremmo potuto risolvere tutti i problemi. E così siamo finiti col far giocare Cappelluzzo dalla Primavera, rischiando comunque di giocare i playoff”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
