BELLA INTERVISTA DI GIAMPAOLO SULLA GAZZETTA

Marco Giampaolo, 41 anni, ha conquistato i tifosi del Siena, con 19 punti ottenuti dopo 14 giornate.
Il buon calcio, il buon vino, un buon sigaro, i valori giusti. In cima ad un Siena che alla 14ª giornata non era mai salito così in alto (19 punti, superata quota 17 della stagione 2006-07, e la miglior difesa casalinga, solo 2 gol subiti), c’è Marco Giampaolo, allenatore nato a Bellinzona, ma abruzzese doc. Una carriera da giocatore in penombra, una storia di tecnico costruita tra campo e libri. Calcio, ma non solo, perché Giampaolo legge, segue in tv programmi mirati — Annozero di Santoro —, s’interessa di politica.
Un’estate difficile, un grande inizio di campionato: che cosa è successo?
«L’ossatura della squadra che aveva fatto un grande girone di ritorno la scorsa stagione era stata confermata. Ai nuovi andava concesso del tempo per ambientarsi. E poi c’era stato il cambio di allenatore: Beretta aveva lavorato benissimo».
È stato scomodo confrontarsi con il suo predecessore?
«Avvertivo che la gente non aveva metabolizzato il cambio, ma ha prevalso un atteggiamento corretto, distinguendo tra il rimpianto per il vecchio allenatore e il rispetto per il nuovo».
Come lavora Giampaolo?
«La base di partenza è lo staff: il vice Micarelli, il preparatore Peressutti, l’allenatore dei portieri Tuccella, poi qui ho trovato il preparatore D’Urbano che seguì Tomba nei suoi anni d’oro, il collaboratore tecnico Bosco e il riabilitatore Andorlini, che lavorava nel Chelsea di Mourinho. Il programma segue un protocollo, con l’obiettivo di fare di un gruppo di giocatori una squadra. La partita è il punto di riferimento: individuato l’errore, si lavora per correggere».
Le sorprese di questo avvio?
«Il gruppo storico, mi riferisco a Portanova, Vergassola e Maccarone, è stato fondamentale. Poi Galloppa e Ghezzal. E Curci: sta andando benissimo».
Ha aspettato Maccarone.
«L’ho aspettato perché gli mancava solo il gol. Ho cambiato il suo modo di giocare, chiedendogli maggiore partecipazione. Le mie richieste andavano assimilate e lui andava sostenuto nel suo impegno».
Gestisce i giocatori come uomini e non come bamboccioni.
«Quando giocavo, volevo essere trattato da uomo. Ma avendo vissuto molte panchine, so che la cosa peggiore è l’emarginazione ».
Le piace Mourinho?
«Moltissimo. È un grandissimo gestore, un ottimo comunicatore e un bravo allenatore. Ha riportato al centro del dibattito l’importanza degli allenamenti e degli esempi giusti. L’Inter è una grande che gioca con umiltà. Mourinho sta rompendo gli schemi. Ha detto: il calcio italiano non mi cambierà. Glielo auguro. Sarebbe una sconfitta per tutti». (Stefano Boldrini)
Fonte: La Gazzetta dello Sport