Baldini: “Consigliai a Conte, dopo Siena, di convincere Agnelli a diventare allenatore della Juve”

“Faccio le cose che amo e nessuno mi rompe le scatole, nessuno mi chiede come mai abbiamo preso quel gol o perché non ho messo quel tal giocatore. Le solite, fastidiosissime, inutili, scoraggianti consuetudini”. Parole, lo avrete capito, di Silvio Baldini, tornato in pista nel 2017 dopo sei anni di inattività e adesso capolista nel girone A di Serie C con la Carrarese.

“Non sono nella prigione degli obblighi contrattuali, non devo spiegazioni a chi mi paga perché non mi paga nessuno. Nel calcio è difficile relazionarmi con chi mette i soldi. Mai conosciuto un presidente o un dirigente che mi lasciasse libero”, racconta in un’intervista al Corriere dello Sport. Siena, Chievo, Brescia, Empoli, Palermo, Parma, Lecce e Catania sono alcune delle squadre che ha allenato. Mai stato libero? “Mai. Mai intrattenuto rapporti alla pari. Mai prima d’ora. E, a una certa età, sessant’anni, è giusto cambiare registro, scegliere. Un anno e mezzo fa, non conoscendo i dirigenti della Carrarese, pretesi una penale di 500mila euro in caso di esonero. Avevo bisogno di capire. Da questa stagione niente più penale, ora so che sono brave persone”.

Baldini dispensa via via altre pillole (“Tavano e Caccavallo non sono Mbappè e Neymar”, “ho letto una frase di Vecchioni in cui mi riconosco perfettamente: nella vita o si vince o si impara. Chi è convinto che nella vita o si vince o si perde presto o tardi si butta da un ponte”, “non ho mai curato l’aspetto esteriore, mi vesto come i cavatori nel giorno di festa. Indosso ancora le giacche di velluto a coste larghe”, “il sistema è pieno di ladri, il 90% è ladro, quelli onesti sono gocce d’acqua nell’oceano. Credo che se non avessi avuto la famiglia avrei fatto l’eremita”, “ai ristoranti stellati preferisco bruschetta olio e pomodoro”) e poi, alla domanda sulle amicizie che ha conservato nel calcio che conta, risponde: Antonio Conte. “Nel suo libro c’è un passaggio che mi riguarda: allenava a Siena, stava vincendo il campionato ma non era contento, sapevo che non sarebbe rimasto. Gli dissi: fai come Guardiola al Barcellona, vai da Agnelli e lo convinci che sei l’allenatore giusto per la Juve. Lo fece, Agnelli pensava che gli avrebbe chiesto dei giocatori per il Siena e invece Antonio lo conquistò con gli argomenti giusti. Quando dopo tre ore li raggiunse la moglie, il presidente glielo presentò così: questo è il nuovo allenatore della Juve. In seguito Antonio mi telefonò uscendo dall’albergo dalle parti di Bergamo nel quale si erano rivisti e mi disse che avevano firmato”. (G.I.)

Fonte: FOL