Baldini: “Chi fa calcio cerca soldi e comodità. Viva la libertà e l’improvvisazione”

“L’anno scorso la Carrarese era in difficoltà, cambiò l’allenatore e mi chiamò. Io vivo di sensazioni e la sensazione in quel momento non era quella giusta. “Avete scelto la persona sbagliata”, gli dissi. Gli sembrò la risposta di un presuntuoso e allora aggiunsi che avrei allenato gratis, ma a giugno. A giugno si sono ripresentati e ho detto: la mia proposta è sempre valida. E così abbiamo iniziato”. Silvio Baldini, mister della Carrarese prossima avversaria della Robur, ha spiegato a Extratime, la trasmissione sportiva del sabato di Radio1, il motivo che lo ha fatto tornare in pista, a distanza di sei anni. 

 

L’ultima esperienza era infatti a Vicenza, nel 2011. “Mi portai dietro come collaboratore Daniele Adani – ricorda Baldini – dovevo prendere Insigne e Immobile. Insigne giocava nel Foggia, vidi una partita tra Foggia e Viareggio finita 5-3 e lui fece 3 gol. Immobile giocava nel Siena e non era titolare, io ero amico di Conte che mi disse: se alleno il Siena in A, l’attaccante lo faccio fare ad Immobile perché è fortissimo. Avevo scelto questi due giocatori ma non ne arrivò nemmeno uno. Dissi ad Adani: vengo perchè so che ti piace iniziare, perché stiamo insieme, ma questa avventura è già cominciata col piede sbagliato. Di fatto il destino era già segnato. Quando un allenatore non riesce a mettere in atto i suoi programmi, farebbe bene a non iniziare nemmeno”. 

 

Baldini, ex allenatore della Robur tra il 1993 e il 1995, ha spiegato poi il perché della clausola con la Carrarese, che lo vede lavorare gratis ma, in caso di esonero, ricevere una penale di mezzo milione di euro. “Ho messo questa clausola perché voglio essere libero di agire. Se voglio fare un allenamento di due ore lo faccio di due ore, se domani non voglio allenare la mattina e spostare la seduta alla sera, perchè piove e c’è umidità, lo faccio. Tutte queste cose fanno arrabbiare chi ti sta intorno, perché non sono abituati all’improvvisazione. Vogliono le cose programmate perché chi fa il calcio cerca la comodità. Dirigenti e direttori sportivi che ho conosciuto in passato vivono il calcio per un interesse solo, quello di guadagnare più soldi”. 

 

Nel corso di questi sei anni, Silvio Baldini ha mai ricevuto offerte per tornare? “In Serie A no, dalla B e dalla Lega Pro qualche offerta sì ma non ero motivato. Voleva dire andare a prendere uno stipendio senza essere felice. Non sono i soldi a rendere felice una persona, ma è il poter esprimere sé stesso e il poter far parlare l’anima. Avere una macchina, un vestito bello, andare al ristorante: non sono quelle, per me, le cose che rendono felici”.

 

In ultima battuta, il ricordo del calcio sul fondoschiena di Mimmo Di Carlo, in una partita tra Chievo e Catania di dieci anni fa. “Quando sei in panchina ti senti di responsabile di tutto quello che accade, hai in mano il futuro di una squadra che alleni. L’allenatore è l’anello più debole della catena del calcio, a volte non mantieni la lucidità, hai mille pressioni e puoi fare cose che nella vita normale non faresti”. (Giuseppe Ingrosso)

 

Fonte: Fol