Articolo-intervento, del Prof Fiorito, senese e docente di Economia all’università di Palermo e alla Luiss di Roma.

"Joseph Schumpeter sosteneva che le crisi economiche comportano un processo di "distruzione creatrice:" se da una lato provocano la chiusura delle imprese meno efficienti, dall'altro stimolano l'innovazione, la ricerca di nuovi campi di attività, ed il nascere di nuove strutture economiche sulle ceneri di quelle antiche. Ma la crisi attuale nella nostra città sembra stia invece provocando soltanto una depressione collettiva. E come del resto è un po' nella percezione di tutti, per i discorsi che sentiamo, per ciò che ci sorprendiamo noi stessi a dire o almeno a pensare: che questa volta è diverso, che la crisi è così profonda che non ne usciremo tanto presto o forse non ne usciremo affatto. Per rompere la spirale di un pessimismo che rischia, inevitabilmente, di autoavverarsi servono poco, si continua a ripetere, le alchimie della legge di Stabilità volte a far tornare i conti. Ed invece è proprio dalla famigerata Legge 27 dicembre 2013 (si veda l'art. 1, comma 304 e 305) che una importante opportunità di sviluppo per la nostra città potrebbe manifestarsi. Come molti avranno capito, mi riferisco alla "riqualificazione funzionale ed ambientale dell'area del Rastrello ai fini della valorizzazione in termini sociali occupazionali ed economici del Territorio di Siena." Non entro nei dettagli tecnici della operazione – non è il mio mestiere e poi lo ha già fatto in maniera esemplare Simone Bernini. Ciò che mi preme è porre l'accento su due considerazioni di carattere economico che non sempre ricevono l'attenzione che meritano. Il primo punto riguarda l'impatto economico dei circa 73.000.000 di spesa euro previsti. Credo che nessuno possa disconoscere il ruolo anticongiunturale della spesa in infrastrutture, ovvero la sua capacità di generare, nel breve periodo, effetti positivi in termini di occupazione e reddito sia di natura diretta che indiretta che indotta. Oltre che dalle caratteristiche proprie della spesa, questa capacità dipende in gran parte dal grado di partecipazione in termini di numero e importo delle opere aggiudicate delle imprese che risiedono sul territorio della nostra provincia. E qui veniamo al sodo. Una politica seria, non dovrebbe trincerarsi verso un no aprioristico al progetto di riqualificazione dell'area dello stadio. Una politica responsabile dovrebbe invece favorire un percorso di concertazione tra tutti gli attori coinvolti – la tanto famigerata concertazione – al fine di garantire un adeguato grado di partecipazione della imprenditorialità locale al progetto per far si che la maggior parte dell'indotto rimanga entro il territorio. Ma gli effetti economici delle spese infrastrutturali non si limitano all'impatto diretto sull'impianto economico locale. La teoria economica individua due ulteriori effetti che riguardano il circolo virtuoso che si attiva, rispettivamente, grazie alle imprese e grazie alle famiglie. Il primo viene definito effetto moltiplicativo "keynesiano" o effetto indiretto. Se le imprese che producono per la domanda finale aumentano la produzione grazie ad una maggiore domanda, necessiteranno di una quantità maggiori di beni intermedi e così i loro fornitori e a catena i fornitori di questi. Il numero di settori coinvolti dipende dalle interdipendenze esistenti tra il settore che produce per la domanda finale e il sistema economico. I redditi distribuiti alle famiglie dei nuovi occupati – circa 300 nelle stime di Simone – entrerebbero anch'essi in un secondo tempo nel circuito della spesa andando così ad aumentare il montante del moltiplicatore. Un ulteriore effetto positivo, e con questo concludo, si avrebbe infine sui valori immobiliari delle zone limitrofe all'area interessata dall'intervento. Viviamo una fase di prezzi calanti a Siena e prezzi calanti spesso significano "impoverimento percepito" da parte dei proprietari degli immobili con conseguenze spesso devastanti sui consumi. Arginare, almeno in parte, questo circolo vizioso, dovrebbe rientrare negli ambiti di una politica accorta. Fatemi finire con una notazione. Io nono sono un architetto e poco posso dire sugli impatti ambientali di questa iniziativa. Mi viene riferito che alcuni cultori della "Grande Bellezza" senese si preoccupano per i destini della conca del Rastrello. Preoccupazioni legittime, ma non vorrei che divenissero alibi per garantire uno Status Quo che nessuno – nessuno – ormai comprenderebbe.