ARRIVEDERCI, UOMO DEI SOGNI

Caro Paolo,

capita spesso, nella vita, di domandarsi quale regia, troppe volte in apparenza crudele, muova i fili del mondo, decida il destino delle persone, ne decreti i ritmi della vita e della morte. Sapevamo da tempo della Tua grave malattia, Paolo, ma mai avremmo immaginato che in una incerta giornata d’inizio primavera quella stessa Ti avrebbe d’improvviso strappato all’amore della Tua famiglia e di tutti noi. La notizia si è sparsa veloce tra le strade e i vicoli di Siena; fra le antiche mura e le fonti ove cominciano a gorgogliare rinnovate acque. Siamo passati davanti allo stadio e quel verde tanto ordinato ci ha rimandato l’immagine di indimenticati trionfi. No, non è giusto così. I tifosi della Robur ti aspettavano di nuovo a Siena, per un saluto carico di riconoscenza e di affetto. Una festa sobria, da uomini e donne veri: un abbraccio caloroso, una robusta stretta di mano e un grazie che scaturisse dal profondo più profondo del cuore. No, non è giusto così. Per quanto hai dato a questa città, per quanto hai donato con slancio generoso al Siena Calcio e a ogni singolo tifoso della Robur, meritavi un’ovazione di applausi, un’ultima canzone da intonare insieme come abbiamo fatto allegramente in tante cene dove stavamo seduti fianco a fianco. In quest’ora così dolorosa, che la gran parte di noi sta vivendo come fosse la perdita di un fratello, credici, Paolo, non ci bastano le lacrime e neanche le parole che cerchiamo di comporre sulla tastiera del computer mentre la vista ci si appanna  e i tanti ricordi, pian piano, forano la nebbia della memoria… “Sì, canta con noi, Paolo De Luca”, “Vinci con noi, Paolo De Luca”. “Salta con noi, uomo e presidente dei Sogni”. Cominciò nell’inverno della pena, proseguì col prodigio della salvezza colta a Genova, s’impennò nella Lucida Follia, palpitò sempre a Genova con la conquista della straordinaria promozione in A. Da allora quanti momenti di intensa bellezza, quante magiche domeniche, quanti appuntamenti ormai scolpiti nella StoriA bianconera. Forse sarà bene fermare per sempre l’obiettivo sulla notte del 24 maggio 2003, la notte del miracolo divenuto realtà, sul Rastrello impazzito al ritorno degli eroi dalla vittoriosa trasferta in terra di Liguria. Sì, Paolo, non è vero che ci hai lasciati. Siamo ancora tutti insieme, a bruciare accesi di gioia, a palpitare per la fantastica impresa, a esultare sotto la luna. L’alba è lontana. Le stelle non vogliono andare a dormire più.

Impossibile negare che per ciascun tifoso senese e soprattutto per ogni “Fedelissimo” Tu sia stato un padre, un fratello con cui abbiamo in modo sincero e costruttivo dibattuto di  temi e scelte societarie, sempre nel segno del reciproco rispetto e della stima più autentica. I risultati della Tua gestione ci hanno dato ogni volta ragione e quindi con orgoglio possiamo affermare che essere stati considerati per sei anni “deluchiani” sia stata una scelta irrinunciabile e vincente, nel momento che Siena intera adesso s’inchina e ti onora come dovuto. Cosa aggiungere? Che il cielo Ti sia vellutato come apparve a Flo quando vi si appese per battere implacabile a rete verso la porta viola; che il sonno Ti sia morbido come un pallone liftato dal fatato piede di Enrico Chiesa e che un giorno non lontano Tu ti risvegli in una tenera domenica di primavera, nell’unanime applauso del “Franchi” mentre Vergassola disegna perfette geometrie nel cerchio di centrocampo, Portanova spazza l’area come la burrasca il ponte d’una nave e Manninger respinge ogni presagio di morte con una veemente uscita a pugni chiusi. No, non è giusto così. Ma come ha scritto Francesco Guccini in una delle sue più belle e sentite canzoni (“Amerigo”):”…finché non verrà il giorno, in faccia a tutto il mondo, per rincontrarlo”. Sì, ci rincontreremo, caro Paolo. Accadrà. Per questo oggi ti salutiamo solo con un “arrivederci” colmo di speranza e di Amore. Stai sicuro, uomo e presidente dei Sogni, da qualche parte ci rincontreremo. Niente di ciò che preziosamente hai seminato verrà disperso. Ci stringiamo alla Tua stupenda famiglia, consapevoli ch’è ormai anche la nostra.

Per sempre Tuoi.

Le amiche e gli amici del “Siena Club  Fedelissimi”