Armen o Amen di Paolo Brogi

Se siete qui per leggere parole di speranza, vedere spiragli di gloria, sentirvi dire che gli armeni buoni sono questi e quelli di prima erano i cattivi avete decisamente sbagliato articolo e vi consiglio di leggere il precedente o il successivo. Non ho la minima intenzione di indorare una pillola amara o illudere nessuno aprendo orizzonti di speranza. Niente cazzate dunque, basta con le dolci bugie ma avanti con la cruda realtà. La stagione 2020-2021 della Robur, a 17 partite dall’epilogo, puzza già maledettamente di fallimento, risalendo a quelle che erano le premesse e gli obiettivi prestigiosi sbandierati più volte ai quattro venti. A meno di miracoli clamorosi il primo posto è andato e l’unico obiettivo possibile è arrivare il più in alto possibile in classifica e poi sperare nei ripescaggi, una parola alla quale sono paurosamente allergico dopo l’estate post-finale play-off di Pescara. Una di quelle cose che ti trascinano avanti nell’incertezza tra domande e ricorsi, settimane e settimane di dubbi, illusioni, scoramento e poi magari ti ritrovi fregato e con un pugno di mosche. Meglio non pensarci nemmeno. Paghiamo e pagheremo chissà per quanto ancora il mese da ‘scherzi a parte’ tra gennaio e febbraio, con l’allontanamento di Gilardino, l’insediamento della strana coppia e quei cinque punti in sette gare che ci hanno relegato a metà classifica.

L’onda lunga del disastro ha toccato anche l’ultima partita in ordine di tempo contro la Pianese, dove il rientrato ‘Gila’ si è ritrovato senza qualcuno che magari avrebbe fatto ancora comodo come Sartor e con scelte obbligate. A parte l’errore da matita blu di Guidone quella contro le zebrette è stata una partita complicata con un pareggio finale che va più stretto alla formazione amiatina piuttosto che alla nostra amata Robur. Invece, udite-udite, era una gara da vincere ad ogni costo per cominciare ad accorciare sulla vetta o perlomeno a lanciare un segnale preciso al campionato. Invece niente, se non il primo punto nei derby provinciali dopo le batoste con Badesse e Sinalunghese. Capirai. La squadra ha dato il massimo l’allenatore lo stesso, gli errori sono stati altri, clamorosi e commessi in precedenza pensando di avere in testa l’idea illuminante che gli sciocchi non potevano nemmeno immaginare e invece, sul campo, finire per scrivere la pagina più umiliante della storia bianconera. Va beh lasciamo perdere. Adesso proviamo a guardare avanti anche se io come detto vedo nero che più nero non si può. Abbiamo un nuovo presidente, si chiama Armen Gazaryan e su di lui non ho le conoscenze per esprimere alcun giudizio. Potrebbe essere il Moratti del Triplete o il peggior patron della storia del calcio ma lo scopriremo soltanto vivendo. Sicuramente per la Robur sarà Armen oppure Amen, come ho scritto nel titolo. Ossia avrà la potenza economica e il carisma per risollevare le sorti bianconere oppure fine della storia. Appunto Amen.

In questo momento e per un’altra settimana c’è la possibilità di fare mercato. L’unico modo per provare a ribaltare una stagione tutta in salita è appunto portare in bianconero giocatori pesanti, magari strappando i migliori a chi sta davanti in classifica. Impossibile? Se ‘bussi a quattrini’ in Serie D niente è impossibile. Ci vuole ovviamente disponibilità economica, faccia tosta e soprattutto serve la convinzione di poter compiere un’impresa di quelle da ricordare per anni e anni. Ecco sulla convinzione purtroppo nutro qualche dubbio. Ho la sensazione che in società la stagione in corso sia considerata abbastanza andata e quindi diventi quasi inutile spendere soldi importanti sul mercato. Con la grande stima che ho per i ragazzi appena arrivati, tutti mi dicono bravi e affidabili, ho l’impressione che per far saltare il tavolo ci voglia altro e che da qui al 28 febbraio non arriverà niente del genere. Invece qui c’è da vincere ad Ostia, poi la successiva e quindi quella dopo ancora. Tre-quattro successi di fila per far sentire al campionato la voce del padrone e spaventare chi sta davanti, in particolare il Tiferno Lerchi, l’avversario di fine mese. Ma ce l’abbiamo nelle corde un ‘filotto’ del genere? Non sono per niente sicuro. Dopo gli ultimi risultati infelici siamo diventati, almeno nell’immaginario collettivo, una preda facile e tutti proveranno con convinzione a farci la festa. Perché battere il Siena, anche se ha l’Acn davanti ed è una nobile terribilmente decaduta fa sempre gola a tutti. Una cosa è cominciare una stagione sculacciando sonoramente i primi avversari, costruendosi una reputazione di temibilità. In quei casi quando la squadra che affronti va sotto di uno o due gol tende più facilmente ad uscire dalla partita e concentrarsi sulla prossima.

Nella situazione attuale, invece, tutti si sentono nella condizione di poter emulare Grassina, Tiferno, Sinalunghese, Badesse o Montevarchi. Non c’è cosa peggiore di perdere rispetto sportivo e credibilità e dare l’idea di essere un boccone masticabile e invitare, inconsapevolmente, chi sta di fronte a provarci. Dopo il trionfo di Cannara, tanto per fare un esempio, il Siena era quello che doveva essere per l’intero campionato, ma quel rispetto ce lo siamo ampiamente perso per strada ed è superfluo ribadire ancora per colpa di cosa e di chi. Il quadro che ho tracciato è abbastanza deprimente, me ne rendo conto, ma se c’è qualche incallito ottimista si faccia pure avanti. E beato lui. Ho l’impressione che più che il percorso quasi ad eliminazione diretta che deve compiere la Robur, per la serie inanelliamo una lunga serie di vittorie e poi si vede, le priorità siano altre. Almeno a livello societario. Progetti di vario genere, lo stadio, questioni economiche e altre situazioni che poco hanno a che vedere con i risultati della squadra. Come diceva quel vecchio e navigato politico a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina. Io invece resto alla vecchia maniera e mi aspetto una grande partita e una bella vittoria in quel di Ostia, tanto per iniziare il girone di ritorno bene e autoregalarsi un po’ di morale. Poi vediamo quello che succede. Armeni, italiani, giapponesi o siciliani l’unica cosa che conta è lo stemma della Robur, anche se imbruttito da pittoresche grafiche ma sempre lo stemma del Sienone nostro. E quello va sostenuto fino in fondo con passione, senza se e senza ma. Forza Robur! (Paolo Brogi – paolo.brogi@lanazione.net)

Fonte: FOL