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Andolfi: “Amo i colori della campagna senese. Ero più bravo nel judo, poi…

Il suo arrivo ha cambiato il volto del Siena. Le palle lunghe, soluzione quasi proibita e comunque inefficace nella prima parte di stagione, hanno acquisito un senso dall’approdo a dicembre di Tommaso Andolfi, chiamato a sostituire Menghi. “Ho accettato volentieri di venire a Siena, anche se quando sono arrivato era un momento complicato ed ero dispiaciuto di questo”, spiega l’attaccante livornese, 6 gol in 14 partite e nessun peso nell’indossare il bianconero. “Sono sempre stato abbastanza tranquillo. Il tifo, nel bene e nel male, è qualcosa che nel calcio ti fa sentire vivo”.

Andolfi si è raccontato al sito ufficiale del Siena parlando delle sue origini, della sua passione per i viaggi, di cosa lo ha colpito più di Siena, del fatto che il calcio non è stato il primo amore. “Ho fatto judo dai tre anni e calcio dai sei. Li ho portati avanti in contemporanea fino ai quattordici anni, quando poi ho smesso judo, nella fase di passaggio dal campionato regionale, che avevo vinto, a quello nazionale. Forse ero anche più bravo nel judo, ma per questioni di tempo non potevo continuare entrambi gli sport ad alto livello e quindi ho scelto il calcio perché è sempre stata la mia passione più forte. A volte però mi viene un po’ di voglia di tornare in palestra, sai i movimenti in qualche modo ti restano dentro. Se quei movimenti mi hanno aiutato nel calcio? Assolutamente sì. Dal modo in cui cadi a come affronti il contatto con l’avversario. In generale, il judo è uno sport con valori molto forti e con una disciplina che poi uno si porta dietro nel tempo”.

Nato e cresciuto calcisticamente a Livorno, Andolfi è passato a dieci anni al Viareggio, poi un triennio a Pontedera. “Lì non ero ancora sviluppato, ero il più basso di tutti. Sono cresciuto più o meno intorno ai quindici, sedici anni. Però a quel punto mi dovevo riassestare perché quando cresci tutto insieme rischi di essere scoordinato. Comunque, ho ripreso a giocare a Livorno, nella Pro Livorno Sorgenti, poi al Picchi e ho esordito in Promozione a 17 anni, nella Pro Livorno. L’anno dopo sono andato nella juniores regionale perché c’era più possibilità di finire in prima squadra. La mia fortuna fu la sfortuna dell’attaccante che c’era perché lui si ruppe il crociato e io giocai in prima squadra per tutto l’anno: avevo diciotto, diciannove anni. Feci bene, feci dieci, undici goal in stagione”.

Segue l’esperienza in Eccellenza, al Cascina, e l’arrivo del Covid, che ha interrotto a tratti tutti i campionati. Dopo una prima fase, si venne a creare un mini-campionato, in cui la squadra di Tommaso, il Perignano, arrivò ai playoff e perse in finale. “La squadra che aveva vinto contro di noi mi chiamò l’anno dopo, ma io, per l’amaro in bocca, scelsi di non salire in serie D, rimasi al Perignano in Eccellenza per provare a vincere l’anno dopo. Solo che a quel punto tornò il Livorno dopo il fallimento e il campionato lo vinsero loro”.

Andolfi si sposta al Cuoiopelli e al Tau. A dicembre 2024, però, sviene dopo un colpo di testa in partita e cadendo appoggia male la gamba e si rompe il perone. L’infortunio comporta diversi mesi fuori e una ripresa piuttosto complicata. L’anno successivo però, la stagione è molto buona e Tommaso colleziona 12 goal e 4 assist. “Lì sentivo che mi ero finalmente ripreso e la stagione andava meglio via via che recuperavo”.

Poi ci sono stati i mesi a Pontedera e l’arrivo a Siena. “Città meravigliosa in generale. Ma mi colpiscono molto i colori della campagna senese, quella è la prima cosa. E poi questo effetto che fanno la Torre e il Duomo, che ovunque ti muovi nei dintorni li vedi da lontano. È una cosa che mi affascina”.

Andolfi è appassionato di viaggi (“Siamo in quattro amici e ogni anno tocca a uno diverso organizzare il viaggio: quest’estate spetta a me e ho scelto l’Armenia”), va a funghi con Noccioli, suo compagno anche al Tau e compagno di viaggio in Bulgaria, e dopo una laurea in fisica a Pisa sta portando avanti una magistrale in astrofisica. “In triennale mi sono laureato in pari e devo dire che un po’ mi ha aiutato anche il Covid, perché in quel periodo il calcio si è a tratti fermato. Ora, in magistrale, la sto prendendo un po’ più con calma perché sto dando più spazio al calcio. Tra poco però comincerò a scrivere la tesi”.

Fonte: Fol