Andamento lento di Paolo Brogi

Che settimana da manicomio ragazzi. Il Siena che non gioca, ma alzi la mano chi aveva qualche dubbio, l’addio al più grande di tutti i tempi, la Toscana spernacchiata e in zona rossa che più rossa non si può e i soliti odiatori da pandemia sempre più senza freni. Mamma mia che bordate possiamo tirare. E tutte meritate.

Il titolo di questo mio intervento è però ‘Andamento lento’, un po’ il comune denominatore del periodo e da qui si comincia. Lento è ovviamente l’andamento del campionato del Siena che non gioca mai, lento è l’inserimento dei nuovi arrivati ancora lontani dal top della forma, lente sono certe comunicazioni da parte dell’ufficio stampa che piombano in chat intorno alle 23 della sera. Ma era proprio necessario? A quel punto aspetti il giorno successivo a fare il ‘lancio’ e se qualcuno non ha la notizia non è certo un dramma. Chi invece ce l’ha meglio per lui. Sono le regole del gioco: concorrenza leale e sana competizione. L’obiettivo è fare comunicazioni ufficiali utili a tutti i media, non preoccuparsi dei ritardatari o dei distratti. Non è difficile da capire.

Lento purtroppo è il ragionamento di certe persone sui social. Sarà il periodo nefasto ma per la prima volta in carriera mi sono trovato a bacchettare qualche uscita spericolata e davvero deleteria. Non sono certo un esempio di moderatezza, ma quando qualcuno va fuori dal seminato e lo fa in modo stupido non posso fare finta di niente. Le battute, quelle divertenti, sono il primo a farle, ma quando diventano pesanti, inopportune e soprattutto mancano di rispetto allora mi viene da stanare il ‘leone’ o la ‘leonessa’ di turno con le maniere forti. Odiatemi pure ma di certo non mi cambiate. Coloro a cui mi riferisco lo sanno bene.

Lento è anche il ritorno della nostra Toscana da zona rossa a zona arancio. Alla fine, se tutto va bene, saranno quasi tre le settimane di ‘blocco’ e ancora schiaffi a chi resterà con la propria attività chiusa e sull’orlo del baratro finanziario. Mentre da altre parti con situazioni dal punto di vista sanitario molto peggiori puntano i piedi e ci dedicano un bel marameo facendo un po’ come cavolo gli pare. Eh sì, purtroppo c’è chi può e chi non può. Noi ‘non può’. Mi sono già espresso sulla pandemia, ma per i più distratti mi ripeto perché altrimenti ribecco un’altra volta del negazionista con qualche successiva maledizione di cui farei volentieri a meno. Quindi il virus c’è, circola e bisogna rispettare le regole di base, ossia mascherine e distanziamento. Tutto questo senza però dimenticarci di vivere e mettendo dentro alla nostra giornata quel pizzico di coraggio che ci deve sempre accompagnare, oggi come domani quando, speriamo presto, il Covid sarà solo un ricordo. Purtroppo tante persone sono paralizzate dalla paura e odiano chiunque muova un minimo passo oltre quella linea di demarcazione che rappresenta la totale ed esosa prudenza. E non sono gli anziani, giustamente preoccupati e il più possibile a casa (i miei hanno più di ottanta anni e quindi so bene di cosa parlo) ma anche insospettabili, che forse un pochino, scusate se lo dico, esagerano. Quindi si urla alle mascherine un centimetro sotto il naso a qualche strada un po’ troppo affollata, invocando punizioni esemplari e augurando le peggiori cose a quegli audaci, stupidi che ci porteranno alla rovina. Per me tutto questo è una roba bruttissima, quasi da vomito. Datevi una calmata e tornate a ragionare che è meglio per tutti, per voi principalmente.

Anche la morte di uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi non meritava, secondo quanto leggo qua e là, di rubare la scena, nemmeno per un solo giorno al Covid. Dico, ma in che mondo viviamo? Diego Armando Maradona è stato il calcio, lo metto nell’olimpo dei tre o quattro più grandi di sempre senza voler fare una classifica, anche se è stato un uomo molto fallibile e con difetti e vizi devastanti. Ecco tutto qui, non c’è bisogno di accanirsi con lui e con chi lo esalta, le cose sono sul piatto chiare e inequivocabili. Non c’è bisogno dunque di scagliarsi contro chi ricorda con gioia le sue imprese con un pallone tra i piedi, magari frammento importante della propria gioventù o di un periodo particolare di esistenza. La cosa che non mi è troppo piaciuta è stata invece la cassa di risonanza assolutamente esagerata data a quella amichevole del 1984, se non sbaglio anno. Per carità è stato un onore avere quel giocatore al Rastrello, ma trasformare quei 90 minuti in un qualcosa di straordinario e unico è per me esagerato. Tra l’altro in quel periodo in estate capitava spesso che squadre di serie A facessero l’amichevole estiva con i bianconeri all’ombra di San Domenico. Abbiamo ammirato, sì anche io, nonostante fossi molto giovane, grandi giocatori, freschi campioni del mondo del 1982, validi stranieri appena arrivati in Italia dalle patrie più celebrate del calcio. Erano anche gli anni del famoso Torneo ‘Affogasanti’ di Basket, con la migliore serie A che vestiva la maglia delle società di contrada e si dava battaglia al palazzetto per poi cenare nella Chiocciola, nella Pantera o nell’Onda. Erano anche gli anni quando Alessandro Nannini e il compianto Lorenzo Ghiselli sfrecciavano in pista con la stoffa dei campioni, senesi che si affacciavano sulla ribalta mondiale, fermati troppo presto dalla sfortuna e da un destino baro e beffardo. Insomma onore al grande Maradona, ci mancherebbe, ma questo voler rivendicare ed esaltare all’ennesima potenza un’amichevole del 1984 mi è sembrata una roba condita da un provincialismo estremo. Siena accoglie tutti e abbraccia tutti, ma tutti sono senza dubbio felici di venire nella nostra fantastica città. Accadeva in passato, succede oggi e sarà così per sempre. Alla prossima. (Paolo Brogi – paolo.brogi@lanazione.net)

Fonte: FOL