ANCHE QUESTA “E’ STORIA”

8 gennaio 1922, parte l’avventura della Robur. Si inizia a Siena contro l’Itala Firenze ed è subito una vittoria travolgente: 6-0.

La Robur non ha un campo sportivo, si gioca sul campo di Piazza d’Armi, quotidiano teatro si mercati, fiere, esercitazioni militari.

Il fondo è pessimo, le buche sembrano bocche fameliche pronte ad ingoiare le gambe di questi pazzi che hanno deciso di cimentarsi in uno sport che in pochi conoscono e solo per sentito dire.

Non ci si allena. Manca lo spazio e il tempo. Ci ritrova il giorno della partita e subito in campo.

Il football è uno sport giovane, così come la SS Robur, nata in una fredda serata di novembre del 1904.

La passione coinvolge sempre di più i senesi e, complice un’inaspettata promozione alla sua prima esperienza, seguono con molta partecipazione la nuova realtà.

La Robur cresce, ma manca l’impianto, quello che, a quei tempi, veniva chiamato il Campo Sportivo e la Federazione impone una soluzione immediata, pena l’esclusione dai campionati ufficiali nazionali.  Il disinteresse della classe politica del tempo è totale e se si vuole continuare per la strada intrapresa è la stessa Robur che deve provvedere.

L’allora presidente Ezio Francioni, unitamente a Ermete Lorenzini e Ettore Venturini bussa a tutte le porte ma queste, davanti alla richiesta di un nuovo campo per poter svolgere l’attività, si chiudono immediatamente e definitivamente. L’unica strada percorribile è quella di provvedere in prima persona.

La Robur fa questa scelta e procede alla costruzione del Campo Sportivo di San Prospero su un terreno concesso in enfiteusi dal comune di Siena, accollandosi la spesa di lire 134.000 e sostenendo per la sua realizzazione memorabili battaglie con gli amministratori del tempo.

Il campo viene inaugurato il 7 gennaio 1923 con l’incontro di seconda divisione Siena-CS Firenze, terminato 2-0.

Il campo di San Prospero va bene per qualche anno, ma quando la Federazione impone le misure minime del rettangolo di gioco, constata l’impossibilità di rispettarle per la presenza della Fortezza da una parte e delle tribune dall’altra, si rende necessaria l’individuazione di un nuovo impianto sportivo.

La scelta non è semplice, soprattutto perché nessuno vuole accollarsi la spesa e dopo infinite liti, duri confronti con gli amministratori, alla fine si individua l’area su cui intervenire….il vecchio campo di Piazza Vittorio Emanuele, quello che aveva visto esordire la Robur nel football.

Naturalmente è la SS Robur a sostenere le spese per il nuovo impianto che viene inaugurato il 18 ottobre 1931 con la partita Siena-Foligno, terminata 0-0. Gli allenamenti, in assenza di alternative, si fanno a San Prospero.

In Piazza d’Armi la Robur, diventata nel frattempo AC Siena (1933-34), conquista la sua prima promozione in serie B (1934-35).

Sull’onda dei successi, aumenta il numero dei tifosi e il piccolo impianto di Piazza d’Armi si dimostra, quasi da subito, una soluzione provvisoria.

Ancora una volta il Siena, nonostante abbia raggiunto i più alti traguardi sportivi, si ritrova senza impianto dove giocare e difendere il raggiunto prestigio.

La realtà è sotto gli occhi di tutti e non si può ignorare il grande seguito di tifosi di cui godeva la Robur.

L’amministrazione comunale dell’epoca è quasi costretta ad intervenire, decidendo di costruire il nuovo impianto.

Il terreno individuato è quello occupato dal podere “Il Rastrello” , collocato nella conca davanti alla basilica di San Domenico.

Nasce così il “Rino Dauss”, un impianto all’avanguardia, inaugurato l’8 dicembre 1938 con un’amichevole con l’Empoli.

Fu Siena-Pisa, un derby sentito che terminò sul 3-3, la prima partita ufficiale disputata al Rino Dauss.

Per gli allenamenti c’è sempre San Prospero e questa collocazione rimane ininterrottamente fino agli anni ’70 – alternandosi alle scuole che ci svolgono attività fisica e ai campionati dilettantistici ed amatoriali – quando sparisce per lasciare il posto ad un posteggio.

Da allora inizia il pellegrinaggio della Robur per potersi allenare, una continua questua, una pesante “tassa” da versare alle società che la ospitano.

Ne è passata di acqua sotto i ponti, il Rino Dauss è diventato il Rastrello, poi Artemio Franchi ed infine Montepaschi Arena passando attraverso restyling sostanziali imposti dai crescenti e continui livelli raggiunti.

Quello che non è cambiata è la situazione dei campi di allenamento: non c’erano nel 1921, non ci sono nel 2009. Sembra una novella, ma purtroppo, anche questa “E’ storiA”. (nicnat)

Fonte: Fedelissimo Online