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Anatomia di una stagione

E’ appena finita la stagione 2025-26 ed è tempo di bilanci o forse è meglio dire di un’analisi di un campionato iniziato e finito alla grande, ma con una fase centrale critica che lo ha condizionato. Vediamo punto per punto.

Gestione Bellazzini

Dispiace per il tecnico pisano, ma i fatti hanno dimostrato che il suo calcio non è adatto alla quarta serie, sicuramente in una piazza come Siena. Buone idee e grande professionalità, ma se parliamo in termini di risultati, tranne le prime partite…tanto chiasso e poca lana. Credere in un modo di fare calcio è importante, ma non si dovrebbero mai tralasciare le caratteristiche dei singoli e magari, quando emergono difficoltà di inserimento in un progetto tattico, cercare quell’alternativa che nel calcio esiste sempre. Il rapporto con Bellazzini si è interrotto in malo modo, ma si era arrivati ad un punto di non ritorno e i tifosi hanno alzato la voce, sostituendosi alla società che sarebbe dovuta intervenire visto che eravamo più vicini ai play out che non ai play off.

Il ciclone Gill

I numeri sono dalla sua parte: 13 risultati utili con 9 vittorie e 4 pareggi, 34 reti segnate e 17 subite, raggiungimento dei playoff e partite che hanno risvegliato la voglia di andare allo stadio. Non è poco visto l’andazzo dei primi due terzi del campionato, ma d quello per cui si è fatto più apprezzare Gill è stata la grande capacità di ricostruire moralmente il gruppo e di aver avuto alcune intuizioni tattiche che hanno cambiato la squadra, Ciofi e Lipari su tutte. Ha guadagnato la conferma sul campo, ha già dato indicazioni sulla futura rosa, ma ora la società deve accontentarlo nelle richieste altrimenti si ripartirebbe ancora con il piede sbagliato e non ce lo possiamo permettere. In altre parole, il progetto promozione dichiarato dalla proprietà svedese dovrà essere sostenuto dai fatti.

La proprietà

Non è stata una stagione tutta rose e fiori, tutt’altro, e alcune scelte non sono state apprezzate dalla tifoseria che non ha mancato di far sentire la propria voce. Ci sono stati momenti di tensione soprattutto quando la squadra guidata da Bellazzini è incappata nel periodo più nero (dalla 14 alla 20, 4 sconfitte, di cui 2 in casa, 2 vittorie e un pari), prestazioni negative che in qualsiasi altra realtà avrebbero portato all’ esonero del tecnico, ma così non è stato. Non ha aiutato la nascita e la crescita del feeling tra proprietà e ambiente nemmeno la poca comunicazione, l’assenza apparente nei momenti chiave e una visione di fare calcio adattata alla realtà senese, Il Siena non è una semplice squadra di serie D, ha una tradizione e un blasone che parla di altro e non può ricoprire il ruolo di comprimaria.

Il futuro

Oggi è già domani. Abbiamo apprezzato le ultime dichiarazioni del presidente Bodin e siamo fiduciosi sulle sue buone intenzioni. Confidiamo che dopo un ulteriore anno di esperienza abbiano capito dove e come intervenire per organizzare al meglio il Siena FC e soprattutto che fare calcio in Italia e a Siena in particolare, è un po’ diverso dal loro modello. Nessuno chiede passi avventati o fa voli pindarici, ma la Robur in serie D non può rimanerci a lungo. I primi passi, rinnovi e conferme, sono incoraggianti ma è solo l’inizio. Diciamo che siamo partiti con il piede giusto, ora comincia il difficile, ovvero la scelta di quegli elementi che possano far compiere un ulteriore passo in avanti sul campo e un rafforzamento dell’organigramma societario ad oggi ancora carente.  (Nicnat)

Fonte: FOL