Alle radici del tifo bianconero: dall’Ordine della Balzana ai ritrovi nei bar e nelle contrade

Quando si parla di tifo siamo portati a credere che la necessità di creare una struttura dedicata solamente al sostegno della propria squadra di calcio sia emersa negli ultimi 30-40 anni.

In realtà questa forma organizzativa nasce tanti anni prima e le prime notizie risalgono addirittura alla fine agli anni’20 quando a Firenze fu creato l’Ordine del Marzocco, composto da tifosi della Fiorentina, che aveva come scopo quello di sostenere, affiancandoli, il lavoro dei dirigenti della società, fornendo loro, oltre che un appoggio morale, anche un contributo materiale.

L’dea piacque anche a Siena e alla vigilia del campionato 1931-32 fu fondato l’Ordine della Balzana, la cui sede era ubicata in via Malavolti.

In verità il nome originario era Ordine della Lupa ma, per ovvi motivi palieschi, fu deciso il cambiamento della denominazione.

Questa associazione di tifosi dichiarò subito la propria disponibilità per contribuire all’ingaggio di nuovi giocatori ma la cosa più incredibile, ricordiamo che siamo nel 1931, è che

la società e la stampa cittadina chiesero all’Ordine della Balzana di coordinare i tanti tifosi che seguivano la Robur fornendo loro il materiale necessario per “fare tifo”.

Non sappiamo come e quando finì questa esperienza ma il fatto che a soli 9 anni dall’inizio della sua attività calcistica la Robur potesse già contare su un gruppo di tifosi organizzati, la dice tutta sull’amore che fin da subito i senesi hanno riversato sulla loro società.

Ma non è solo l’Ordine della Balzana che raccoglie i “passionisti” della maglia bianconera.

La presenza a Siena di realtà associative come le Contrade e le società ad esse legate, ha fatto si che, nel corso degli anni, questi organismi rappresentassero un serbatoio pressoché inesauribile di tifosi e tutt’ora, nonostante le innumerevoli modifiche apportate al Rastrello, è facile notare in alcuni settori delle tribune, gruppi di sportivi che assistono alla partita sotto la virtuale bandiera della propria contrada.

Altri punti di incontro e di aggregazione tra i tifosi erano rappresentati dai bar.

Negli anni '40 e 50 era l'allora Bar "La Balzana", in via Montanini, il punto di ritrovo di ogni tifoso bianconero, mentre nella metà degli anni 50 la faceva da padrone il Bar La Lizza e in seconda battuta, il Bar Notturno o Bar del Pollo. Nei bar era facile trovare i "divi" del momento, ragazzi che, pur non essendo di Siena, riuscirono egregiamente a compenetrarsi nel tessuto sociale di questa città grazie al continuo contatto con i tifosi. Tra discussioni, scommesse e previsioni, venivano organizzate trasferte in treno o in auto, varie iniziative e vere e proprie "spedizioni punitive", a matrice rigidamente goliardica, come la famosa operazione barattolo perpetrata nella città di Lucca. Verso la metà degli anni 60 i covi del tifo cominciarono a moltiplicarsi; nacque il Club Leoncino alla pubblica Assistenza, il Club Metropolitan all'interno dell'ex cinema e infine il Club di Ravacciano intorno alla parrocchia dell'Alberino.

Da qui partiva un gruppo di "bordelli " che aumentava nel suo procedere verso lo stadio, raccogliendo tutti i coetanei della Stazione, di viale Mazzini e di via Garibaldi. Bandiere e canti accompagnavano il gruppo, sempre più consistente, fino al Rastrello dove, tra sfottò e rospi in gabbia, tra una bandiera e uno striscione, tra un canto e perché negarlo, un'offesa, si incitava il "Roburrone". (Nicola Natili)

Fonte: Il Fedelissimo