All’inferno e ritorno

Non sarà un matchpoint, ma un incontro importante dal cui esito, se positivo, potrebbero scaturire interessanti indicazioni sul grado di apprensione che ci accompagnerà nel finale di questo campionato.

La forza di volontà e la determinazione sono valori importanti, irrinunciabili, per una squadra che è chiamata a mantenere la categoria e il Siena ha dimostrato di averne in dotazione una grande dose.

Merito di Sannino che è risucito a trasmettere alla squadra il proprio animus pugnandi, merito dei giocatori che si sono messi a totale disposizione della causa bianconera.

Tutti grandi professionisti, tutti elementi seri e determinati, con alcune eccellenze che in umiltà, ma con feroce forza d’animo e con personale impegno sono riusciti a far comprendere subito ai nuovi arrivati quale era la filosofia del gruppo.

Ci riferiamo, soprattutto, a Cristiano Del Grosso, Claudio Terzi, Simone Vergassola e Emanuele Calaiò.

Ad eccezione del capitano, mai messo in discussione, gli altri hanno ancora i segni delle ferite provocate dalle critiche e dalle contestazioni, a volte immeritate, spesso immeritatamente feroci.

Quanti di noi, al loro posto, si sarebbero limitati a svolgere il compitino cercando di onorare al minimo il pur lauto contratto? Quanti avrebbero trovato la forza e l’orgoglio di rispondere sul campo come hanno fatto Calaiò, Terzi e Del Grosso?

Ma il Siena di questa stagione ne ha tante di storie belle da raccontare. Come definire se non una bella favola, la rinascita di Pegolo e Parravicini? Messi fuori rosa, offerti a destra e manca, poi reintegrati ma relegati ai margini. Professionisti con la P maiuscola, che hanno saputo soffrire in silenzio e che hanno dimostrato di essere ben degni di far parte del gruppo che ci dovrà regalare la salvezza.

E chiudiamo con Vergassola, il capitano, il calciatore simbolo della Robur, l’uomo che ha impostato la propria vita sugli stessi principi che ci mostra sul campo da ormai nove stagioni: impegno, lealtà,  sacrificio.

Non parla molto Vergassola, non ne ha bisogno, è il suo comportamento a parlare per lui.

Anche noi siamo “solo per la maglia”, ma quando questa veste le spalle di giocatori che riescono a interpretare al massimo il nostro spirito e il nostro orgoglio, non possiamo fare a meno di alzarci in piedi ed esternare la nostra gratitudine. (nn)

Fonte: Fedelissimo Online