Alessio Cristiani: “Sono pronto per la B. Con il Siena sarebbe il massimo!”

La Siena calcistica è divisa. Gli ottimisti sostengono che la strada è quella giusta perché il 2018 è cominciato con lo stesso piglio della prima parte di stagione (8 punti in 4 partite, di cui tre trasferte impegnative: Olbia, Piacenza e Alessandria). I pessimisti, invece, non si accontentano.
I sei punti ripresi al Livorno potevano essere dieci, e gli amaranto, adesso ingolfati, prima o poi torneranno a correre.

Alessio Cristiani, centrocampista della Robur, si schiera con i primi.
“Abbiamo iniziato l’anno nella maniera giusta, con determinazione.
È normale che per come si erano messe le ultime due gare il rammarico c’è, ma il punto con l’Alessandria, per il valore dell’avversario, ci sta. Col Gavorrano invece è stata un’occasione persa, abbiamo subito il pareggio per un rigore casuale”.

C’è un fatto, Alessio, che non può che farvi piacere. Ormai la percezione del Siena all’esterno è quella di una squadra forte, da rispettare, e l’esempio arriva da Alessandria, dove i grigi hanno accolto il pareggio con entusiasmo.
“È una cosa che ci fa piacere, adesso ci tengono d’occhio. Il campo dice che il nostro gioco è uno dei più belli del girone. In casa o in trasferta non fa differenza, c’è sempre la volontà di giocare la palla, di imporre il nostro gioco”.

Un gioco dove si esalta il ruolo della mezzala. Basta vedere le sei reti di te e di Vassallo.
È quello che chiede il mister, con Guberti che si defila per favorire l’inserimento dei centrocampisti. Ci proviamo da luglio e ora direi che ci riusciamo bene”.

Il centrocampo è la nota lieta di quest’anno. Non a caso è l’unico reparto (eccetto la porta) che non è stato toccato dal mercato.
“In mezzo siamo tanti, due per ruolo, e abbiamo dimostrato tutti di poterci stare”.

Se siete due per ruolo, il “doppione” di Gerli chi è? Damian o Cruciani?
“Tutti e due. Cruciani può fare sia il mediano basso che il trequartista, Damian il mediano basso o la mezzala.

E Cristiani, invece, quanti ruoli può fare?
“Sono partito in serie D come seconda punta, in C ho fatto prima l’esterno alto nel 4-4-2 o 4-3-3 e poi, negli ultimi anni, la mezzala nel 3-5-2. Da quest’anno gioco mezzala destra, e ogni tanto trequartista. A parte il playmaker, ho fatto praticamente tutti i ruoli.

Quando hai cominciato a giocare a pallone?
“A quattro anni. Siccome non c’era la squadra dell’89, iniziai con i bambini più grandi di un anno. Giocavo nel Salviano Labrone, il club di un quartiere di Livorno. Sono rimasto lì per undici anni. Poi sono passato all’Armando Picchi: prima gli Allievi Regionali e poi subito in prima squadra.

Direttamente in serie D? Che età avevi?
“16 anni. Diciamo che ho scavalcato qualche tappa”.

È al Picchi che hai conosciuto Leonardo Pavoletti?
“Sì. Rimasi per due anni, poi ci prese il Sassuolo e ci girò al Viareggio, in comproprietà. Leonardo fu riscattato dal Sassuolo, io restai al Viareggio”.

A Viareggio che esperienza è stata?
“E’ una piazza piccola, che valorizza i giovani. Sono rimasto quattro anni. Il primo uscimmo in semifinale ai playoff e poi venimmo ripescati in C1, dove centrammo tre difficili salvezze. L’ultimo anno ho conosciuto il ds Dolci”.

La prima esperienza lontano da casa, a Benevento, non funziona. Perché?
“Erano gli anni in cui il Benevento puntava alla serie B e non ci riusciva mai. Pensai ad un’opportunità per svoltare la carriera.
Non cominciò col piede giusto, un problema alla caviglia mi fece saltare la preparazione. All’inizio giocavo, poi arrivarono altri infortuni. Ma il momento più difficile fu quando venne a mancare mister Imbriani. Spezzò gli equilibri e l’entusiasmo creato intorno alla squadra. Furono cambiati vari allenatori e dopo gennaio, quando arrivò tra l’altro Marotta, non giocai più, per scelta tecnica”.

Meglio cambiare aria. E arriva la chiamata di Dolci, a Como.
“Prima del ritiro, in vacanza, mi chiama Dolci e mi parla benissimo di Como. Ho preso subito la palla al balzo.

Un’altra cosa rispetto a Viareggio.
“Gli obiettivi erano diversi. Nel giro di due-tre anni si doveva provare a salire.

Obiettivo centrato al secondo anno.
“Entrammo nei playoff all’ultimo, dopo un filotto di vittorie. E’ stata la più bella esperienza che abbia mai vissuto”.

Giovanni Colella disse che buona parte di quella promozione era merito suo.
“Sono d’accordo. Rimase un anno e mezzo con noi, ci trasmise le sue idee e con quelle abbiamo vinto il campionato. Quando arrivò Sabatini, all’inizio volle cambiare, ma poi vide che il cambiamento non portava a risultati ed ebbe l’intelligenza di tornare al modulo originario. Funzionò, andammo diretti in B”.

Un’esperienza che sia te e Dolci avete alle spalle e che può tornare utile, anche quest’anno.
“Sì. Credo che bisogna arrivare alla fine del campionato con la testa giusta. Ho vissuto due esperienze opposte ai playoff. Nella prima, li centrammo con largo anticipo e arrivammo scarichi. La seconda no, avevamo entusiasmo. E quell’entusiasmo ci ha portato a vincere. I playoff poi sono un campionato a se, con tante variabili, avversarie di altri gironi… tutto più complicato.

Sei di Livorno, ma giochi nel Siena. In famiglia chi tifano?
“Tifano per me, ovunque vado. Quando ho affrontato il Livorno, hanno sempre tifato per il Como, o per il Siena, a seconda di dove giocavo”.

E i tuoi amici invece?
“Loro sì, tifano Livorno. Infatti spesso ci si scherza, mi fanno le battute”.

Tra un mese e mezzo c’è il derby, a Livorno. Che partita sarà per te?
“Dipende da come ci arriviamo. Potrebbe essere uno scontro diretto e allora sarà importantissimo, per non far scappare il Livorno come all’andata”.

Alessio, la B l’hai accarezzata col Como. Adesso, a 28 anni, ti senti pronto per riprovarci?
“Quell’anno fu a due facce. Un primo periodo brutto, dove mi fermai sei mesi per una lesione al tallone, e un secondo periodo positivo per me ma non per la squadra, perché arrivò la retrocessione. Adesso sento che è il momento giusto per il salto di qualità. Spero di farlo col Siena. Mi ci trovo bene, è una piazza che ha visto palcoscenici importanti. Sarebbe il massimo! (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Il Fedelissimo