Addio fattore campo: la Robur esempio estremo di un cambiamento generale

Il Siena sarà anche un paradosso, ma è soltanto l’esagerazione di un trend che sta prendendo piede negli ultimi anni. Parliamo del fattore campo, del famoso “dodicesimo uomo”, del tifo che rende il proprio stadio un fortino impenetrabile. Se quest’anno il refrain attorno alla Robur è stato “ma come è possibile che vince fuori e stenta in casa” (anche se le ultime due gare dell’anno, con Como e Novara, hanno forse fatto intravedere un cambiamento), scopriamo che in realtà le mura amiche stanno lentamente crollando in tutto il panorama nazionale. Un’analisi della Gazzetta dello Sport del 4 dicembre scorso mostrava come i punti conquistati in casa dalle squadre di Serie A fossero il 52,3%, un dato mai accaduto nell’epoca dei tre punti a partita e il più basso dei maggiori campionati europei (Ligue 1 64,4%, Liga 61,3%, Premier League 55,6%, Bundesliga 53,7%).

Squadre come Inter, Napoli, Milan e Atalanta hanno fatto meglio in trasferta, col record di Brescia e Lecce (che non ha mai vinto in casa) che hanno collezionato appena 4 punti davanti ai propri tifosi. I salentini, addirittura, hanno realizzato il 73% dei punti lontano dal Via del Mare. In B troviamo squadre come Cosenza, Pescara e soprattutto Venezia (67%), anche se i casi sono meno eclatanti.

Venendo alla Robur, i bianconeri si piazzano a quota 71% (ma in casa hanno giocato una partita in più) e sono in testa al girone A, seguiti dalla Juventus prossimo avversario di campionato (65%). L’unica altra big che fa più punti fuori è il Monza (56%). Sorprende il 58% della Pro Patria, che lo scorso anno costruì il suo 8° posto sui risultati al Carlo Speroni.

Allargando il dato sugli altri gironi, meglio (o peggio, dipende dai punti di vista) del Siena fa solo il Fano (77%), seguito da Arzignano (69%) e Bisceglie (64%). Tutte squadre di bassa classifica: per trovare uno squadrone si deve arrivare a Bari (59%) e Ternana (57%).

Considerando la media complessiva delle 190 partite disputate in ogni girone, l’unico raggruppamento in cui regge ancora il fattore campo è quello meridionale, dove i punti conquistati in casa (46,3%) sono decisamente di più di quelli strappati in trasferta (27,4%). Il pareggio arriva in un caso su quattro (26,3%), numero simile nel girone B (25,8%), dove però l’equilibrio tra 1 (vittoria in casa) e 2 (vittoria fuori) è evidente: 38,4% e 35,8%. E anche il girone A non è da meno: segno 1 nel 33,7% dei casi, segno 2 nel 30% (l’X è al 36,3%). Dati impressionanti se paragonati ad alcuni decenni fa. Per fare un esempio, nella stagione 1986-87 Marcello Lippi fu esonerato dalla panchina del Siena senza aver perso una sola partita in casa.

Insomma, se la Robur rappresenta una chiara amplificazione, il trend sembra ormai consolidato: c’è sempre meno differenza tra giocare in casa o fuori. In A alcuni esperti hanno provato a spiegarlo con l’introduzione del Var (meno arbitraggi casalinghi) e il coraggio e la mentalità propositiva degli allenatori. Non è un caso che l’Uefa stia pensando di togliere la regola del gol in trasferta. Di questi tempi, non sarebbe più un segnale di bravura ma di semplice fortuna. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: FOL