Addio a Franco Frattini. Quella volta che si schierò (inutilmente) con la Robur

Segnò un gol per la Robur, ma non bastò ad evitare la sconfitta e una delle farse più grandi del calcio italiano degli ultimi tempi.  Se ne è andato, all’età di 65 anni, Franco Frattini, due volte ministro degli Esteri nel governo Berlusconi, commissario europeo per la giustizia e dallo scorso gennaio presidente del Consiglio di Stato. I tifosi bianconeri però lo ricorderanno come numero uno del Collegio di Garanzia dello Sport, l’organo di giustizia sportiva di ultimo grado che nel settembre 2018 dichiarò inammissibile il ricorso delle sei squadre (Siena incluso) che ambivano ai tre posti lasciati liberi da Bari, Cesena e Avellino.

Fu, di fatto, l’episodio decisivo, che pose fine ad ogni speranza. Frattini e un altro componente del Collegio si schierarono dalla parte delle ricorrenti, sostenendo che non si potevano cambiare le regole in corsa, come aveva fatto la B riducendosi a 19 squadre. Ma gli altri tre giudici scelsero un’altra linea di pensiero, la più vigliacca. Perché il ricorso non venne bocciato. Non è che il Collegio disse alla Lega B e al Commissario Straordinario della Figc Fabbricini che avevano le carte in regola per fare quello che fecero. Disse che non era l’organo di competenza, che le ricorrenti dovevano rivolgersi al Tfn, il primo grado della giustizia sportiva. Che insomma dovevano ripartire da zero in un insopportabile gioco dell’oca.

“Per la prima volta nella mia carriera di giudice c’è una spaccatura nel Collegio, con il presidente che vota contro. Non era mai successo”, disse Frattini, che nei giorni precedenti, su Twitter, aveva fatto sperare che giustizia potesse essere fatta. Invece vinsero i più forti, da Balata ai vari Lotito e Cellino che si spartirono qualche centinaio di migliaia di euro di diritti tv. La storia del Siena invece si conosce benissimo. Passò dalla B alla D in un anno, senza ottenere neanche un piccolo risarcimento.

Fonte: Fol