Ad un passo dal sogno: la storia del Siena Calcio Femminile

Non tutte le storie hanno il lieto fine. Non tutti i racconti sono favole. Quello delle ragazze del Siena Calcio Femminile lo è stato per parecchio tempo. Un'avventura sensazionale, a tratti entusiasmante, ma dal triste epilogo.
La squadra nasce nel 2003 con la fusione tra San Miniato e San Gusmè e si iscrive al campionato di serie D, ultima categoria regionale. Passano sei anni ed è già in serie A2 (che corrisponde alla serie Bwin del campionato maschile), divisa in 4 gironi. Nell'ultima stagione succede il miracolo. Il Siena vince gare su gare, trascinata dal capitano Valentina Fambrini e dal bomber Jessica Migliorini, capocannoniere del torneo con 40 reti. Nel finale di campionato qualcosa però si inceppa. I risultati non arrivano e il coach, Montanelli, rassegna le dimissioni a cinque gare dal termine. Ma la passione e la voglia di giocare a pallone consentono alle ragazze di uscire dal buio. Giacomo Migliorini, padre di Jessica, accetta di traghettare la squadra fino alla fine. Valentina Lorenzini, la fisioterapista, non lascia mai sole le bianconere nonostante le dodici ore giornaliere lavorative. Genitori e persone vicine all'ambiente si stringono intorno alla società, che riprende a correre. Il Siena arriva al traguardo secondo, accede ai playoff e sconfigge la Res Roma ai rigori, conquistandosi la finale con il Fiammamonza. E' il 3 Giugno 2012, a Deruta, in provincia di Perugia. Al 66' Migliorini, dopo uno splendido contropiede di Fambrini, realizza il gol partita che regala alle sue compagne quello che prima era sempre stato un sogno: giocare nel massimo campionato nazionale.
Purtroppo, però, quel sogno rimarrà tale. A volte non è sufficiente il sudore, la passione, l'orgoglio. A volte non basta allenarsi al gelo dopo una giornata di lavoro mentre, a pochi isolati dal campo, le tue coetanee si divertono in qualche discoteca notturna. A volte non serve alzare le braccia e urlare contro il cielo “la Verbena" per festeggiare una promozione da record. Perchè anche la volontà e l'impegno hanno un limite: il Dio denaro. Il fattore economico, nello sport, ha un' influenza superiore; non c'è niente da fare. Puoi essere la squadra che gioca meglio, quella con più volontà, ma senza sponsor non vai da nessuna parte. A maggior ragione per una realtà piccola come quella bianconera.
Andavano trovati circa 15000 euro. Certo, ci sono altre spese, come l'affitto del campo e le trasferte in giro per l'Italia (Sassari, Catania..), ma non era una missione impossibile. Tra l'altro il Siena Femminile in serie A avrebbe dato moltissimo a una città che già ospita la massima categoria nel calcio maschile. Sia a livello economico (tredici squadre avrebbero dovuto soggiornare a Siena nel corso dell'anno) sia a quello di immagine. Pensate alle partite in diretta su Rai Sport; alla possibilità, aprendo un pacchetto di calciatori Panini, di trovarsi la figurina di Valentina Fambrini accanto a quelle di Buffon o Pirlo. O anche poter ripetere iniziative a scopo benefico e di sensibilizzazione.
Il Siena Femminile è stata infatti la prima società in Italia a pagare anziché essere pagata da uno sponsor, attaccandosi sulla maglia il logo di Telethon, in stile Barcellona (che ha sulla divisa il marchio di Unicef, anche se porta accanto un altro logo – la Qatar Foundation – ricevendo circa 30 milioni l'anno). Inoltre, nel 2009, la società ha organizzato un convegno a sostegno dei diritti delle calciatrici (Donne e Sport: quale uguaglianza, quale diversità) e un triangolare con il Betlemme e il Princesse, squadra del Burkina Faso, devolvendo l’intero ricavato in beneficienza. Un modo per conoscere e confrontare culture lontane e per proiettare nel mondo l'immagine solidale della nostra città. Al termine della manifestazione Margherite Karama, presidentessa delle Princesse, si espresse così: "Siena è la città dal cuore più grande che abbia conosciuto”.
È evidente, dunque, di quanti vantaggi poteva godere Siena con la presenza delle bianconere in serie A. Però, per più di un motivo,  "in uno sport che non è da donne", il supporto finanziario tardava ad arrivare. Era partito un conto alla rocescia alla ricerca disperata di sponsorizzazioni. L'intera squadra in apnea aveva sospeso ogni festeggiamento. Fino al fatidico 12 Luglio, data di scadenza per le iscrizioni. Niente da fare. Il miracolo, così vicino, è sfuggito di mano ed è scomparso all'orizzonte. Restano lacrime e amarezza. Nulla di più. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fedelissimo Online