Concentrato, sempre sul pezzo, “poco sorridente”, secondo quanto riporta il mister. Emmanuel Achy, probabilmente il giocatore della Robur più in forma del momento, è consapevole che esiste una ricetta sola per crescere: il lavoro. Quando ha segnato l’1-0 con lo Scandicci ha fatto un gesto indicando il terreno. “Era per dire che dopo un anno fermo ci sono, sto bene, sono qui concentrato per l’obiettivo”. Poco prima aveva preso la traversa. “I miei compagni mi hanno preso in giro: se segnavi entravano tutti in campo!”, racconta a “Al Club con la Robur” il difensore ivoriano, alla seconda rete in campionato dopo quella contro il Mazzola, la prima in assoluto tra i grandi. “Dopo il gol sono caduto, non era un’esultanza. È che stavo cercando Bianchi col dito, perché prima mi aveva detto: ma che vai a fare in area, che non segni mai…”.
Achy dichiara di ispirarsi a Didier Drogba, perché “per ogni giovane ivoriano è un’ispirazione importante, sia a livello calcistico che umano”, e non si pone obiettivi: “Il mio sogno? Lavorare sempre. Come disse una volta Eto’o, puoi essere il più forte di tutti ma senza il sacrificio paghi il prezzo della gloria. Lavoro sempre, non mi pongo limiti”.
Il difensore racconta poi la sua storia. “I miei genitori sono venuti a Perugia e quando hanno trovato una stabilità sono arrivato anche io, a undici anni. Ho iniziato a giocare in Italia, in Costa d’Avorio studiavo tutto il giorno. Ho fatto quattro anni e mezzo nelle giovanili del Perugia, poi quattro anni nel Montevarchi, l’ultimo di questi in C. All’agente chiesi una sistemazione importante nei professionisti, mi chiamarono in tanti dalla D ma non ci volevo tornare perché avrei perso l’occasione per giocare in C. Gli extracomunitari ci possono giocare solo se vincono il campionato in D. Allora provai all’estero, ma sorsero problemi di documenti. Sono rimasto in un imbuto, un anno solo ad allenarmi, è stato difficile. Poi è arrivato il Siena. La scelta giusta. Mi ha chiamato Giusti, il mister aveva chiesto di me. ‘Vieni che siamo una squadra forte’. E mi ha convinto”.
“Chi mi ha sorpreso più di tutti? Lollo, per l’umiltà, i piedi per terra, si allena sempre forte”, prosegue Achy. Che poi torna al suo mantra preferito. “Lo stadio ci manca, ma ci devono pensare i dirigenti, non noi. Restiamo concentrati sull’obiettivo”. Il Siena è a +12 a nove gare dal termine, sembra fatta. “Sento tanti discorsi, del tipo ‘basta vincere quattro partite’. Ma non possiamo fare calcoli, mentalmente non va bene. Lo Scandicci arriva da due pareggi e tre vittorie, sarà una partita molto importante”. “Il futuro? – chiude il difensore bianconero – vediamo cosa succede, pensiamo a finire il campionato. Siamo tutti in bilico. Però certo, mi piacerebbe restare”. (Giuseppe Ingrosso)
Fonte: Fol
