Accanto a Padalino e a ciò che rimane della squadra

Oggi si gioca il ritorno di quella partita che all’andata affossò in pochi minuti i nostri sogni di gloria. Da allora ne è passata tanta di acqua sotto i ponti, sempre torbida e limacciosa per il Siena, limpida e fluida per i granata. La sfida di oggi è, almeno sulla carta, una di quelle che definire difficili è riduttivo, ma c’è poco da fare se non giocarsela e sperare che in tutti scatti l’orgoglio di chi è più debole, ma non ci sta a perdere. Padalino dovrà mettere in campo un undici pescando in un organico che tra infortunati, partenze e squalificati non gli permetterà tante alchimie per cercare di fronteggiare la Reggiana. I problemi e le carenze numeriche sono in tutti i reparti. Nella sua lunga storia il Siena solo una volta si era trovato in una situazione simile, nel 1970-71 quando dopo una retrocessione e l’addio di Danilo Nannini furono venduti gran parte dei giocatori e al raduno precampionato erano presenti in appena 15.  Tutto è in mano al mister e alla squadra, a loro spetterà il compito di salvare la faccia ad una società sempre più irritante e lontana dai tifosi. Già i tifosi, una parte importante del mondo bianconero ancora una volta – lo dicono i fatti – considerati solo un male necessario. Qualche decina sarà anche a Reggio, nonostante le limitazioni anti covid e l’andamento della stagione. Padalino e i suoi ragazzi non saranno soli, se alzeranno lo sguardo verso il settore ospiti troveranno facce amiche pronte a sostenerli in una battaglia che si preannuncia durissima. Per un’ora e mezzo o poco più ci sarà solo Padalino e la sua squadra, unico vero punto di riferimento in questo momento in cui tutto è in discussione e dal futuro incerto. (NN)

Fonte: FOL