AC SIENA SULL’ORLO DEL VULCANO (DOMANI C’E’ IL CATANIA)

Ci sono molti modi per suicidarsi, ma il Siena Calcio sembra aver scelto il migliore: la pertinacia. Una pertinacia talmente ossessiva e duratura da lasciare sconcertati. Al punto che qualcuno sospetta che sia “tutto preparato”.
In ogni caso una cosa è certa: dopo sei stagioni consecutive nella massima serie e una buona dose di sogni nel cassetto (che fuori dalla metafora onirica potrebbero chiamarsi anche progetti o appetiti), la città (e non solo la società, nb) si trova sull’orlo della retrocessione. Un evento che avrebbe conseguenze nefaste considerato che, non è un mistero per nessuno, insieme al basket il calcio è uno dei pilastri sportivi su cui la comunità punta per ampliare e consolidare un “sistema” cittadino basato finora su banca, università e politica.
L’avvitamento della squadra bianconera – ad oggi, alla vigilia della partita-spareggio con il Catania, ultima con 6 punti dopo tredici giornate, a 6 lunghezze dalla cosiddetta quota salvezza – è iniziato subito dopo la fine della stagione scorsa, al termine di un campionato trionfale con salvezza anticipata, record storico di punti, rosa finalmente solida, gioco definito e un tecnico, Marco Giampaolo, unanimemente apprezzato.
Tanto apprezzato da subire le lusinghe di società importanti come la Juventus. Inevitabile che il tecnico si facesse tentare dalle prospettive di fare il grande salto. Comprensibile che la società tentasse di trattenerlo. Fatale che ne nascesse qualche attrito. Lo stillicidio degli errori, tramutatosi nel tempo in una sorta di suicidio a puntate, comincia qui.
Forte dei vincoli contrattuali, alla vigilia dell’apertura del calcio mercato il presidente Lombardi Stronati ha “obbligato” (errore n°1) il riottoso ed ombroso allenatore a rimanere e lui ha obtorto collo obbedito. Dopodichè se n’è partito per le vacanze senza più dare notizie, o comunque senza comunicare per tre settimane con la società (errore n° 2). Intanto il mercato si apre e, almeno apparentemente senza il conforto o il consenso dell’allenatore, il Siena comincia a vendere qualcuno dei suoi pezzi pregiati per “fare cassa”. Fase dolorosa ma inevitabile: Zuniga va al Napoli, si cede al Parma (teorico concorrente per la salvezza: errore n°3) il promettente Galloppa, uno dei protagonisti del salto di qualità compiuto dal Siena nel campionato precedente, prendendo in cambio solo due onesti professionisti come Reginaldo e Parravicini. Si cede al Genoa il forte trequartista Kharja, altro elemento chiave della rosa. In sostanza, la squadra non solo perde quattro pezzi buoni, ma “smonta” un telaio rivelatosi vincente (errore n°4). In compenso si acquista dal Catania per la considerevole cifra di 3 e 1/2 milioni il giovane ma acerbo attaccante Paolucci.
Giampaolo torna e, a muso lungo, riprende in mano una squadra disarticolata. I rapporti con la società non sono migliorati: i due iniziano una sorta di convivenza da separati in casa (errore n°5), durante la quale l’allenatore rimarca in più occasioni di lavorare “con quello che la società gli mette a disposizione”, a sottolineare che si tratta di scelte non sue.
Ciononostante, il mister non si dimette (errore n°6) e l’AC Siena ne tollera a lungo gli evidenti malumori (errore n°7), in un clima di sconcertante incomunicabilità. Si innescano così i primi germi della contestazione sia verso il “traditore” Giampaolo che la “tirchia” e “inadeguata” dirigenza.
La goccia che fa probabilmente traboccare il vaso, provocando il corto circuito allenatore-società-tifosi, è però la cessione (errore n°8) al Bologna (un’altra concorrente per la salvezza, errore n°9), pochi giorni prima dell’inizio del campionato, del giocatore più forte e più amato della rosa, Daniele Portanova, una “bandiera” dotato di attitudini offensive (3/4 gol all’anno), personalità, esperienza, lancio lungo e preciso dalla difesa, punto di riferimento del reparto. La cessione avviene oltretutto per ragioni e contropartite mai chiarite, con uno scambio forse alla pari con Terzi, un altro buon professionista trentenne, giocatore senza infamia e senza lode.
Priva di punti di riferimento, orfana degli uomini migliori, in campo la squadra sbanda. Il dialogo tra tecnico e società è inesistente. Il Siena fa 5 soli punti in sei giornate di campionato a dispetto di un calendario abbastanza favorevole. Montano la contestazione e le polemiche. Alla fine Giampaolo viene (troppo tardivamente o troppo frettolosamente, secondo i punti di vista) esonerato.
L’esperienza e il buon senso insegnano che, in questi casi, il cambio di allenatore serve soprattutto a dare una scossa, uno shock all’ambiente.
Niente di tutto questo: al Siena approda non il tecnico navigato e di personalità che tutti si aspettano (ad esempio il molto rimpianto Beretta), ma gli si preferisce una più comoda (ed economica?) soluzione interna (errore n°10) mettendo la squadra alla guida del bravo ma inesperto Marco Baroni, tecnico della primavera. Riuscendo così nell’impresa di compiere una duplice sciocchezza: “bruciare” il promettente Baroni e negare alla squadra la scossa a cui l’avvicendamento era finalizzato.
I risultati (pessimi) si vedono subito: Baroni cambia modulo di gioco, schiera giocatori prima poco o nulla utilizzati (Larrondo, Jajalo, Paolucci, Ekdal, Genevier) ma raccoglie solo 1 punto in tre partite e viene a sua volta sbrigativamente esonerato (errore n°11) dopo una pesante sconfitta casalinga contro la pericolante Atalanta, mentre i bianconeri precipitano da soli in fondo alla graduatoria, il distacco aumenta e lo stato confusionale della società tocca il suo vertice.
A questo punto il ritorno di Beretta, descritto forse troppo frettolosamente come il sicuro salvatore della patria, sembra imminente. Dagli ambienti societari filtra la notizia (errore n°12) che l’accordo sia fatto, si parla di un incontro romano col presidente e di un’intesa sulla parola. Ma il giorno successivo, colpo di scena: Beretta smentisce tutto e firma per il Torino. La piazza esplode contro il presidente mentre la società ingaggia a sorpresa Alberto Malesani (errore n° 13), allenatore di indubbia esperienza e anche di un certo prestigio, ma “fuori” dal giro da oltre 24 mesi. Il primo impatto con la realtà, dopo gli inevitabili proclami, è catastrofico: sconfitta per 2-0 in Coppa Italia con il Novara (Lega Pro) e per 2-1 in trasferta a Bari. Il Siena è ora ultimissimo a 6 punti.
Sordo alle contestazioni e in rotta con una città fortemente coesa, della quale fatica a comprendere la complessa psicologia, Lombardi Stronati dapprima si ritira sull’Aventino (errore n° 14), poi lascia circolare indiscrezioni (errore n°15) su un passaggio del testimone, ma senza deleghe, a un presidente-fantoccio senese nel tentativo (errore n° 16) di “ricucire” il rapporto con una città ormai ostile.
E siamo all’oggi. La tifoseria è quasi rassegnata. La squadra è scoraggiata e cominciano ad affiorare le inevitabili crepe nell’autostima (Vergassola: “E’ chiaro che abbiamo dei limiti”). L’inadeguatezza della rosa appare in tutta la sua evidenza, così come l’impossibilità finanziaria e tecnica di colmare le lacune al mercato di gennaio. Ci si aggrappa ai miracoli del passato altrui (Chievo e Cagliari nel 2008/9: errore n°17), senza valutare che i miracoli sono eccezioni, e non regole, e che i casi di Chievo e Cagliari erano legati – come i fatti hanno successivamente dimostrato – a problemi tattici e non tecnici, dirigenziali e psicologici come quelli del Siena.
Domani arriva il Catania, una squadra che, penultima a 9 punti, è come la Robur alla canna del gas. Parola d’ordine fin troppo ovvia: vincere. Bella scoperta. Peccato che non basti. Vincere è il minimo. Occorrerà (occorrerebbe? Occorre?) vincere anche parecchie delle partite successiva. Operazione non facile tenuto conto dei limiti di una squadra in cui molti si sentono messi in discussione o sul punto di partire all’imminente mercato di gennaio. Già, perchè in modo apparentemente paradossale sembra che il mercato del Siena di apra con la voce cessioni e non con quella degli acquisti. Lombardi Stronati forse se ne accorge in tempo e promette rinforzi.
Ma la domanda è: con questa rosa, questa classifica e questa situazione, chi mai la società potrà permettersi di comprare che sia in grado di risollevare i destini della squadra? Quali giocatori appaiono all’orizzonte che siano realisticamente comprabili e tecnicamente adeguati? Messi? Cristiano Ronaldo? Ibra? Di buoni e onesti giocatori il Siena è già pieno. Eppure non bastano. L’ultima risorsa rimasta finora davvero certa è quella dei tifosi, che non hanno abbandonato la Robur nemmeno nei momenti più scoraggianti. E se venissero a mancare anche loro? Potrebbe essere la mossa n°18, quella fatale.

  Stefano Tesi
giornalista professionista
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