A tu per tu…con Faggiano

Entusiasmo, ambizioni e voglia di continuare a sognare. Ma senza perdere di vista la realtà e la propria dimensione. Il Trapani va, la città è in festa, l'ambiente ha un entusiasmo contagioso. Tutte le componenti sono unite per un unico obiettivo: prima la salvezza, poi divertire e divertirsi. Da un anno c'è una piccola parte della Sicilia che gioisce ogni settimana. E nessuno ha voglia di smettere di sognare. A TuttoMercatoWeb parla il direttore sportivo granata, Daniele Faggiano.

Faggiano, che effetto fa stare lassù anche in B?
"Nessun effetto, perché non guardiamo la classifica. Stiamo con i piedi per terra, cerchiamo di fare più punti possibili e pensiamo a salvarci. La squadra gioca bene, speriamo di continuare così".

Qual è il vostro segreto?
"Tutto il gruppo che lavora, s'impegna e ascolta il mister. I nuovi innesti si sono integrati, hanno capito i meccanismi di Boscaglia, che vuole arrivare al risultato attraverso il bel gioco".

Quest'anno ha costruito la squadra dall'inizio: la sente più sua rispetto a quella della scorsa stagione?
"Sentivo mia anche quella dell'anno scorso, perché quando fai parte di una squadra ti senti parte integrante. L'anno scorso potevo dare una mano diversamente, ci siamo trovati subito bene con il mister e con la società. Una società solida".

E un presidente, Vittorio Morace, amato dalla piazza…
"Spero che non se lo facciano scappare mai. Nel calcio ci facciamo prendere la mano, ma ai tifosi ho detto di non farsi scappare il Comandante Morace e di non fargli mai perdere l'entusiasmo".

La moglie del Comandante Morace sogna la serie A…
"C'è tanto da lavorare. A Trapani si sta bene, la società è seria. Ma pensiamo solo alla partita contro il Modena e ad ottenere la salvezza. Non abbiamo altri obiettivi".

Mancosu e Djuric i pilastri?
"Sì, ma se non sono serviti bene servono a poco. La squadra sta girando, non dimentichiamoci di Abate, Pagliarulo, Iunco e di tutto il gruppo".

Cosa crede di aver portato Daniele Faggiano al Trapani da quando è arrivato?
"Per prima cosa la passione. Passione che ho riscontrato anche in tutta la società. Sono un ragazzo del Sud che ama il calcio e ha una passione inarrestabile. E poi credo di aver portato un po' di esperienza. Ma se non ho una società che mi segue posso fare poco. Mi chiedete cosa ho portato, io direi… cosa mi hanno portato. Perché la Famiglia Morace mi ha fatto conoscere una realtà da serie A".

Per lei, dopo anni di gavetta e altri al fianco di giorgio Perinetti, è la prima esperienza da solo, nel calcio dei grandi.
"Ho iniziato a fare il direttore sportivo a 24 anni nelle categorie inferiori, poi ho fatto un anno in C2. E strada facendo sono stato fortunato a trovare un maestro come Giorgio Perinetti. Ma un direttore di serie A vive le partite con la stessa tensione di uno che lo fa in Promozione".

Cosa vorrebbe rubare a Perinetti nel corso degli anni?
"Gli anni di vicinanza a Perinetti mi sono serviti tanto. Anche prendere qualche 'vaffa…'. Pensavo di capire tutto, poi magari andavo a casa, facevo un esame di coscienza e capivo che qualcosa avevo sbagliato. La sua esperienza mi sta aiutando anche adesso. E da lui vorrei prendere professionalità e carisma".

Con il Trapani, quando è arrivato, ha firmato un contratto biennale. Rinnovo in vista?
"Io con il Trapani farei dieci anni di contratto. Dipende dalla società, quando e se me lo chiederà. Ma ora ci penso poco, non ho l'affanno del contratto. Penso al Modena, che mi fa già stare in ansia, sportiva s'intende".

Dica la verità: ci pensate al confronto con l'Inter?
"La prossima partita è quella contro il Modena. Poi avremo il Cesena e il Siena che giocano per la promozione in serie A. L'Inter ha il suo campionato e ora non ci interessa. Ci penseremo il 4 dicembre, quando andremo a giocarcela".

La Juve del suo amico Conte fa un po' di fatica. Che succede?
"Nella partita contro il Copenaghen la Juve ha avuto tantissime occasioni da gol, la palla non voleva entrare. Ad Antonio piace il bel gioco, attaccare, avere sempre la meglio. Vincere però non è semplice. Facile dire che la Juve deve vincere il campionato, ma quest'anno si sono rinforzate tutte. Di sicuro c'è solo la morte. Nel calcio è tutto complicato, perché al '90 puoi vincere, ma anche perdere. Di una cosa comunque sono sicuro: Conte non può mai perdere la fame di vittorie".

Fonte: tuttomercatoweb.com