News

13/05/19 18:23 | Playoff - L'analisi tecnica di Siena-Novara a cura di Francesco Guidarelli

Finisce subito il cammino della Robur nei play off, vanificando il fattore campo che era stato fin troppo considerato.

La squadra, nella solita formula della settimana prima, è apparsa subito come se avesse il freno a mano tirato, senza verve e con tutta l’attenzione dedicata a non prenderle. 

Nonostante ciò nei primi dieci minuti abbiamo rischiato di subire il gol almeno tre volte, su azioni sempre originate sul nostro fronte difensivo destro dove il Novara ha affondato costantemente.

La squadra piemontese, cosciente del fatto che la Robur non sviluppa azioni d’attacco sulla destra, ha popolato il fronte offensivo con centrocampisti e laterali difensivi che si sono proposti al cross ripetutamente. La loro linea d’attacco a 5, le due punte Cacia e Gonzales, i centrocampisti Bastoni (a destra) e Schiavi a sinistra con il laterale difensivo a supporto, ha costretto la Robur ad arretrare il centrocampo fino al limite dell’area, togliendogli la possibilità di gestire la palla.

Dopo un po’ Mignani ha corretto lo schieramento invertendo Gerli con Vassallo e la situazione è migliorata ma la Robur non è riuscita mai a pungere per allontanare dalla propria metà campo la squadra ospite. 

Guberti infatti ha dovuto soprattutto aiutare il centrocampo e quando ha potuto disporre della palla si è dovuto imbarcare in fughe di 50 metri che ne hanno compromesso la lucidità; gli avversari gli hanno sempre tolto il pallone con vigorose rincorse in recupero, impedendogli l’imbeccata per le punte che, di conseguenza, si sono mosse a vuoto.

Evidentemente il Novara aveva predisposto bene la copertura su Guberti, a dimostrazione che il risultato va cercato con determinazione, sacrificio ed entusiasmo senza pensare troppo all’unico risultato per loro utile.

Invece la Robur ha ricercato troppo la gestione della palla per abbassare il ritmo della gara, dimenticandosi che le cose migliori i bianconeri le hanno fatte vedere quando giocano a ritmi alti, con Gliozzi e Cianci in campo sembra impossibile non andare ripetutamente alla conclusione.

I bianconeri hanno avuto in tutto due occasioni: una nel primo tempo per Vassallo che ha preferito affondare in area anziché tirare in porta, l’altra nel secondo tempo con Gliozzi che ha concluso un contropiede ben orchestrato da Guberti e Arrigoni, intercettato però dal portiere. Poco per pretendere di vincere.

Ci sono stati anche dei tentativi di tiro dalla distanza, soprattutto da parte di Gerli, ma sono finiti alti o sono stati smorzati dai difensori avversari, protesi talvolta in scivolate disperate, a conferma dello spirito pugnace dei novaresi.

Il tempo passava ed il risultato non cambiava, bene per i bianconeri che con il pareggio sarebbero andati avanti; invece no perché ragionare così significa non inseguire la vittoria e nelle gare secche i rischi vanno assunti in maniera intelligente per avere maggiori opportunità di segnare.

La nostra difesa, che nel corso del campionato ha mostrato limiti oggettivi, non poteva garantire una tenuta certa e questo avrebbe dovuto costituire un motivo in più per impostare diversamente la partita.

A dieci dalla fine il patatrac senza la dovuta reazione, i bianconeri sono apparsi come un pugile suonato e la disperazione li ha sovrastati fino al triplice fischio.

Il risultato vanifica tutto quanto di buono è stato fatto prima, ci sono delle attenuanti ma non ci sono scuse. La Robur ha fatto harakiri nelle partite contro le ultime in classifica, lo ha fatto nel girone d’andata e soprattutto nel rettilineo finale; se avesse avuto maggior tenuta sul piano mentale il campionato lo avrebbe vinto direttamente, invece abbiamo coltivato troppo la convinzione di poter avanzare nei play off senza tenere presente che ognuna di queste partite è una battaglia che si può vincere solo con lo spirito giusto.

Brucia doversi tenere l’impressione che la squadra non abbia espresso le proprie potenzialità, per un verso o per un altro i giocatori utilizzati hanno avuto momenti di presenza continua in campo per poi scomparire quasi definitivamente; alcuni hanno mostrato un processo di crescita significativo, fra tutti Gliozzi, altri hanno fatto vedere poco rispetto a quanto immaginato al momento del loro arrivo.

La nota positiva va tutta rivolta al vertice della Società che, seppur tra mille difficoltà, è riuscita a completare il suo consolidamento dando certezze sul futuro; naturalmente i tanti sacrifici sostenuti debbono avere il conforto dai risultati sul campo ma per fortuna tra un po’ si ricomincia.

Siamo in un momento di amarezza ma non si può esimerci dal ringraziare la Sig.ra Durio.

Fonte: FOL

Tosoni Auto