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25/03/20 16:02 | Ghirelli: “Finita l’emergenza niente tribunali, sarebbe la fine del rapporto tra calcio e Paese”

“Il 16 marzo 57 squadre su 60 sono riuscite a stipendiare i propri tesserati. Il problema arriverà nelle prossime settimane. La Serie C si regge sugli incassi, dipende dalla presenza dei tifosi allo stadio. Ora gli stadi sono vuoti. Questo è un serio danno”. A parlare, in una lunga intervista rilasciata a Super News, è il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli, che si è soffermato sull’emergenza sanitaria e sugli strumenti per risollevare economicamente la terza serie nell’immediato scenario post-Coronavirus.

Ghirelli ha ripercorso i casi dei tesserati colpiti dal Covid-19 in Serie C. Dai giocatori di Pianese, Reggiana e Vis Pesaro al presidente del Novara, fino alle drammatiche morti del medico sociale e del presidente della Pergolettese. Il 21 febbraio, dopo il primo caso della Pianese, è stato gradualmente chiuso il campionato: prima le squadre di Lombardia e Veneto, poi i gironi A e B e infine anche quello meridionale. “Quando, allora, fummo i primi a prendere quel provvedimento - dice il n. 1 della Lega Pro - mi auguravo in cuor mio di sbagliarmi. Avrei preferito sentire che Ghirelli fosse stato avventato. Purtroppo non è stato così, come testimonia il dolore davanti ai nostri occhi in questi giorni”.

Per quanto riguarda il ritorno in campo, “bisognerà chiederlo alle autorità sanitarie e scientifiche, per poi passare al Governo, al Coni e alla Figc. Il nostro compito è di predisporre tutte le misure per qualsiasi data si possa iniziare, auspicando una cosa: che non ci sia nessuna società che varchi il portone del tribunale di giustizia, civile o sportivo. Lo scenario futuro sarà quello in cui la gente sarà addolorata dalla perdita dei propri cari, quello in cui avrà la preoccupazione di capire se il proprio lavoro abbia ancora qualche prospettiva o se sia finito. In ogni caso, qualsiasi interesse di qualsiasi società non deve permettere che venga varcata la soglia di quel tribunale, civile o sportivo che sia, perché questo spezzerebbe in maniera drammatica e radicale il rapporto tra il calcio e il paese, con il rischio che il pallone del gioco più popolare d'Italia possa rapidamente sgonfiarsi”.

Alla domanda se esista anche la possibilità di cancellare l’intero campionato o di proseguire a porte chiuse nei primi due mesi della prossima stagione, Ghirelli risponde che “sì, è uno degli scenari di cui bisogna tener conto. In ogni caso, prima dell’arrivo di un vaccino in grado di stabilizzare una situazione d'emergenza di questo tipo, non si ha la certezza di quando poter recuperare. Magari si potesse recuperare a novembre!”.

Il pensiero, poi, va all’impatto che il virus provocherà sulla terza serie calcistica. Lo studio fornito alla Figc parla di danni fino a 80 milioni e un -30% del fatturato dei club. “Se un imprenditore, proprietario di un club, entra in crisi per i motivi che sono davanti agli occhi di tutti - spiega Ghirelli - quasi sicuramente sceglierà di mantenere in vita l’azienda madre, sacrificando così la sua squadra di calcio. Ciò farebbe diventare più povero il paese, perché la Serie C è il calcio che fa bene al paese, perché noi siamo un grande impianto sociale piuttosto che un’azienda. Noi siamo più "no profit": i presidenti, di propria tasca, immettono denaro per ripianare i debiti dell’azienda, alla fine dell’anno. Se tutto questo viene a mancare, l’Italia perde una parte di quella forza che ha, quella di quel reticolo nascosto, invisibile che regge questo paese: il volontariato”.

La Lega Pro chiede al Governo un po’ di “benzina” per ripartire; risorse fiscali per rimettere in piedi l’impiantistica, i centri sportivi, la formazione. Possibili misure sono già state formulate: il credito d’imposta, l’apprendistato, l’idea di riaprire la questione del semi-professionismo, gli sgravi fiscali. “I nostri presidenti spesso effettuano finanziamenti a fondo perduto e, nonostante ciò, subiscono un carico fiscale del 50%. Bisogna invece pensare a delle formule incentivanti, che valorizzino un intervento del genere, piuttosto che penalizzarlo. Per questo motivo, occorrerebbe costruire un fondo nel quale ci siano la cassa depositi e prestiti, l'istituto di credito sportivo, una parte delle risorse del monopolio sulle scommesse, liberate dal carico fiscale, in modo tale da non gravare sullo Stato, un fondo dal quale le società possano attingere per prendere respiro in una situazione così difficile. Come ho precedentemente chiarito, quindi, l'intervento che chiediamo al Governo è solo parziale ed iniziale, perché per il resto sono tutti interventi di sussidiarietà di cui noi ci facciamo carico. Il taglio dei costi è una delle misure essenziali da mettere in atto, così da metterli in sostenibilità in un contesto completamente cambiato. Adesso sarà compito del presidente Gravina assemblare tutte queste proposte e discuterne con il Governo”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: FOL