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12/09/20 15:35 | Esclusiva Fol – Maccarone: “Smetto nel momento giusto. Siena il mio amore, non avrei mai voluto andar via”

Per i tifosi del Siena l’addio al calcio giocato di Massimo Maccarone è paragonabile al saluto di Totti per la Roma. Obiezione: Maccarone non è senese. Vero, ma è come se lo fosse. Per le amicizie coltivate, per la città che tutt’ora è per lui una seconda casa, per i 46 gol che ne fanno il miglior marcatore di sempre in Serie A. Un record che “allunga” nell’immaginario collettivo quei suoi quattro campionati (tre interi e due a metà), come se in bianconero ci avesse giocato per una vita. Non sorprende allora che quando ha annunciato di dire basta, a 41 anni appena compiuti, sono arrivati tantissimi messaggi da parte dei suoi ex tifosi. “Prima o poi dovevo smettere e questo è il momento giusto per farlo – racconta Maccarone al Fedelissimo Online – Baldini mi ha chiesto di far parte del suo staff. Lo conosco da 20 anni, mi ha fatto crescere come uomo e come giocatore, adesso spero che succederà lo stesso come allenatore”.

L’ultima stagione è iniziata con i saluti di Brienza e Calaiò e si è conclusa con il tuo e quello di Gastaldello. Per non parlare degli anni passati, dove hanno smesso in tanti, a partire da Vergassola. Piano piano, se ne sta andando la generazione della Serie A.

Eh sì, gli anni passano per tutti. Simone l’ho sentito anche ieri, Chiesa l’ho rivisto due settimane fa. Vedo spesso Galloppa e Locatelli. Con Ficagna, che sta a Carrara, siamo rimasti amici.

Anche Manninger ha lasciato e adesso fa il falegname.

Non avevo dubbi, conoscendo il personaggio!

Riavvolgiamo il nastro della tua esperienza a Siena. Gennaio 2005, arrivi in prestito dal Middlesbrough: 6 gol e salvezza in extremis con l’Atalanta.

Siena non la conoscevo, ma quando arrivai sentii subito la fiducia della città. La società mi aveva voluto fortemente. La salvezza all’ultimo in casa fu una soddisfazione grandissima. Come due anni dopo.

Con la Lazio. Anche qui arrivi a gennaio, stavolta a titolo definitivo. Esordio col Milan con tanto di doppietta.

Me la ricordo bene, era il ritorno di Ronaldo in Italia. Quella stagione ero rimasto in Inghilterra, feci bene in Coppa Uefa e il nuovo allenatore diventò Southgate, che fino all’anno prima era mio compagno. Non mi fece mai giocare, mi liberai e non ebbi dubbi a scegliere Siena.

2007/08, prima stagione completa: 35 presenze e 13 reti. È l’anno della sambuca flambé.

All’inizio non lo abbiamo svelato perché non era tanto professionale. Nacque durante una vacanza con Galloppa e Locatelli a Sharm el-Sheikh o in Sardegna, non ricordo bene perché quell’estate andammo in entrambi i posti. Eravamo solo noi tre e ci siamo detti: perché non inventiamo qualcosa per un’esultanza? Una sera, dopo aver bevuto la sambuca, ci è venuta l’idea e abbiamo studiato come farla in caso di gol.

E la birra ad Empoli invece?

Anche lì c’è sempre lo zampino di Tomas (ride, ndr). Quando andavo a trovarlo a Bologna si frequentava un pub di amici, che vennero a trovarci a Empoli in ritiro la sera prima della partita. Mi dissero: siamo col presidente di Heineken Italia, ci porta il fusto di birra, perché non vieni a berla con noi? Risposi: pensate che non abbia il coraggio? E sono andato. Non pensavo avrebbe avuto un clamore mediatico del genere. È stata una cosa istintiva, genuina.

Istintiva come il togliersi la maglia dopo la punizione con la Fiorentina, gol entrato nella leggenda senese.

Mi ero dimenticato che ero già stato ammonito e feci quella cavolata. Meno male abbiamo vinto, altrimenti il mister mi ammazzava. Anzi, non solo il mister! È stato forse il gol più importante a Siena, perché so quanto ci tiene la gente a vincere il derby. Su punizione in carriera ne avrò fatti 4 o 5. Si vede che doveva andare in quel modo.

La 2008/09 è un’altra bella stagione: 9 gol e una salvezza tranquilla con Giampaolo. Qual è stato l’allenatore con cui hai legato di più a Siena?

Mario Beretta e Marco Giampaolo, mi ci sento tutt’oggi. Beretta l’ho visto due settimane fa, siamo stati insieme tutto il pomeriggio. Ma ho sempre creato un bel rapporto e sincero con tutti gli allenatori.

L’ultimo anno, quello più amaro per la retrocessione, è anche quello in cui si vide il miglior Maccarone, dalla prodezza con l’Udinese alla doppietta all’Inter.

Nell’anno più brutto del Siena ho fatto la più grande stagione. Stavo bene fisicamente e mentalmente, avevo diverse responsabilità addosso e provai a fare il possibile nei tanti momenti di difficoltà. Ho sempre dato il 100%, quell’anno detti ancora di più. Cambiammo tre allenatori, in alcune partite ci girò male.

Il 16 maggio 2010 il Siena già retrocesso ospita l’Inter di Mourinho in cerca dei tre punti per lo Scudetto. È la tua ultima partita in bianconero, anche se ancora non lo sai.

A fine campionato Mezzaroma cominciò a farmi finte proposte. Assicurava che mi voleva tenere ma poi in privato mi diceva che ero scemo a non andar via. La realtà è che voleva monetizzare la mia cessione. Io poi sono uno che ci rimane male in queste cose, ho bisogno della fiducia sia dell’ambiente che della dirigenza. Non voglio essere un peso. È stato un addio amaro, non volevo andar via. Già negli anni precedenti avevo rinunciato a tante proposte. È andata come è andata, non si può tornare indietro. La gente sa quello che ho fatto a Siena, e me l’ha dimostrato quando sono tornato con la Carrarese.

Già, lo scorso anno. Hai festeggiato i 40 anni segnando proprio alla Robur.

E si è visto nella mia reazione, non ho fatto neanche un ghigno da quanto sono legato a Siena. Sono stato bene lì, era come se fosse casa mia. Ancora oggi mi arrivano messaggi dai Fedelissimi e tanti altri tifosi in privato. Pensavano che avessi lasciato il Siena per restare in A, ma io volevo rimanere. Anche a Empoli mi è successa un po’ la stessa cosa. Dopo anni belli e importanti in cui ho dato l’anima (stavo più al campo che con la famiglia) si sono prese strade diverse in modo brutto. Forse è perché diventi ingombrante, dai fastidio perché sei più amato di altri. Non so, faccio fatica a capirlo.

Per questo sei andato in Australia dopo Empoli?

Dopo la mazzata a Siena ne ho presa un’altra a Empoli. L’Australia mi ha permesso di allontanarmi, di ripulirmi mentalmente. È stato un anno stupendo. Ci sono posti incantevoli, la cultura è anglosassone, il modo di vivere è tranquillo, ci sono strutture ultramoderne. In più ero a Brisbane, dove c’è un clima mite tutto l’anno. E io amo il caldo.

Maccarone “bomber di provincia”, come tanti altri attaccanti, da Pellissier a Di Natale. Ti scoccia questa etichetta?

Non mi scoccia, perchè la realtà è questa. Empoli e Siena non sono grandi città a livello numerico, ma sono due piazze belle e importanti. Sono fiero di essere stato un bomber di provincia. È stata anche una mia scelta. Quando ero a Siena si sono fatte avanti Genoa, Samp, Milan e Inter. Ogni volta che il mio procuratore mi proponeva un’offerta rispondevo: no, voglio rimanere qua. E volevo rimanere anche dopo la retrocessione. Ma mi hanno toccato sull’orgoglio e io sono fatto così. Do tutto me stesso, ma appena sento un piccolo tradimento non ci riesco più.

Sono passati dieci anni dal tuo addio al Siena. C’è la possibilità di tornare sotto altre vesti?

Intanto spero che nei prossimi anni ci sia sempre Gilardino, una persona perbene, ci ho giocato insieme diverse volte e abitiamo vicino, io a Marina di Massa e lui a Forte dei Marmi. Ho bisogno di crescere, inizierò il percorso con Baldini. In futuro chi lo sa. Però sì, spero di tornare.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol