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15/03/19 09:15 | Entro o esco?

Quando Sabatino, alla guida del barroccio pieno si frutta e verdura, arrivava davanti al cancello del San Niccolò, si soffermava, si guardava alle spalle ed esclamava: “Non ho ancora capito se entro o esco dal manicomio”. Seguendo le sorti del Siena e rivivendo gli ultimi mesi, anche noi, davanti alle continue ingiustizie ai danni della Robur, ci poniamo la stessa domanda.

Tutto ha avuto inizio da quel minuto 99’ della sfida Siena_Reggiana con in palio la semifinale. Si, dopo quel rigore assegnato alla Robur dopo che la Reggiana era risucita a raggiungere il pareggio al 96’ segnando dopo un netto fallo subito da Pane e non sanzionato dall’arbitro. Se ne sono dette e scritte tante su quel rigore, ma la cosa più grave fu che anche il presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, oggi gran capo della FIGC, se ne uscì con un’intervista scorretta e grave per il ruolo che ricopriva. 

“Non era rigore. L’arbitro avrebbe dovuto fischiare al contrario. Questo errore arbitrale è una brutta macchia su questi Play Off, ma non posso farci nulla: gli arbitri sono una categoria a parte che niente hanno a che fare con la Lega Pro”.

Le parole del numero uno della Lega Pro furono una sentenza di morte per la Robur che nella semifinale con il Catania subì di tutto e fu scientificamente falcidiata da espulsioni e squalifiche che gli impedirono di lottarsi alla pari con il Cosenza, l’accesso alla serie B. 

Poi venne l’estate e scoppiò il caso dei ripescaggi, con una classifica mai pubblicata ma nota a tutti, in cui il Siena risultava la prima delle ripescabili. Iniziò una serie interminabile di ricorsi e contro ricorsi, di sentenze puntualmente smentite, con il commissario Fabbricini nel ruolo di burattino nelle mani dei poteri forti del calcio. La Robur, nonostante l’esemplare gestione societaria, rimane in serie C, il campionato per noi parte in ritardo con tutte le difficoltà immaginabili e realmente vissute. Quando la squadra, nonostante tutto, aveva iniziato ad ingranare, scoppia la grana Pro Piacenza, gestita malissimo dalla Lega Pro del neo presidente Francesco Ghirelli. La squadra piacentina è stata fermata dopo il 20-0 subito a Cuneo (17 febbraio), ma ancora oggi ci chiediamo i motivi per cui, nelle stesse condizioni in cui si è presentata in Piemonte gli è stato impedito di scendere in campo contro l’Alessandria (20 gennaio). Un mese in cui potevano essere trovate soluzioni per salvaguardare quelle squadre che con i piacentini avevano vinto e che si sono visti decurtare tre punti, com’è successo alla Robur. 

La reazione dopo la partita con la Pistoiese è nota. Rispettiamo – non solo a parole – le opinioni di tutti, ma a distanza di qualche giorno ci sentiamo ancora più vicini a Anna Durio e Federico Trani. Si, la reazione sicuramente non porterà a niente di positivo, anzi aspettiamoci qualche “rappresaglia”, ma in quel momento la stragrande maggioranza dei tifosi della Robur si è sentita rappresentata dalla presidente e dal vice. In altri termini e senza tanti inutili giri di parole, la Durio e Trani, hanno reagito come moltissimi di noi avrebbero voluto fare, chiedendo non favoritismi, ma correttezza e giustizia, due elementi essenziali di convivenza che, da giugno ad oggi, non sono stati riservati alla Robur.

Siamo soli e il sistema non ci rispetta, per cultura e storia rifiutiamo il far-west e l’unico modo per emergere è rintuzzare ogni attacco rimanendo uniti e compatti. Ancora una volta, come la nostra storia insegna, dimostreremo sul campo che nel nostro nome, Robur, c’è la nostra anima.  (Nicnat)

Fonte: Il Fedelissimo

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