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17/10/20 11:30 | Depistolario – Atto IV di Jacopo Rossi

Ciao caro amico,

che palle. Mi sento triste, scoglionato. Sarò meteoropatico? O pandemipatico? Non lo so.
Fatto sta che sono un po’ giù di corda. Sapevi che il modo di dire “essere giù di corda” deriva dagli orologi? A muro, in questo caso: un orologio giù di corda non va, se non lo ricarichi (attraverso la corda di cui sopra) si ferma, rallenta, perde colpi. Tipo me. Perdo colpi.

Tipo non mi ricordavo con chi si gioca domani. Se si gioca, beninteso. Poi ho visto era il Flaminia, ma non Maphia, quella era roba da primi duemila. Che idea, ma quale idea. 

Comunque, visto che prestazione con lo Scandicci? Mi sono quasi venuti i brividini come quando Menegazzo lo mise tra le terga a Ravanelli. Mi si sono rizzati i peli parevano in calore.

Ecco, m’è venuto in mente Menegazzo. O Fernando, come avrebbero detto gli Abba. Gli senti i tamburi? Parlo con Fernando, non con te, amico caro. Che c’era qualcosa nell’aria quella sera, amico caro: forse era il moto di gonadi dei perugini. Vabbè, sto cazzeggiando, come sempre, come fanno i vecchi. Ti dicevo, perdo colpi.

E niente, mi son detto, vabbè, mi tiro su così, alla vecchia maniera, con una trasferta. Ho guardato come andare a Roma.

Poi uno, non so se lo conosci, io lo chiamo proprio Uno, come il gioco di carte, insomma uno m’ha detto che sono un cretino.

E aveva ragione, perché si gioca, se si gioca, in casa. E ho detto vabbè, andiamo a vedercela da San Prospero. Poi ho scoperto che il Flaminia non è nemmeno di Roma. E di Viterbo, quasi. Di Civita Castellana, terra di antichi etruschi, senti se ho studiato, di falisci. Ecco, falisci: come il Siena spesso e nemmeno volentieri. Vabbè.

A Civita Castellana fanno una balla di ceramica, ma non c’era mica bisogno di finire in D per scoprirlo: m’andava bene anche una gita sociale. Tant’è: di sociale qui c’è rimasto sempre meno.

Mi sento rassegnato come la punta delle cinture di pelle dei pantaloni degli ubriachi, quelli che al sesto gin tonic caracollano in bagno, entrano, chiudono la porta, s’abbassano i pantaloni ai ginocchi e con un solo movimento insolitamente fluido portano la mano sinistra ai gioielli e la destra alla parete, per reggersi. Quelle cinture lì, che anche se le sfili dal passante restano curve e rigide, fiere rassegnate. E te, da ‘briaco, finisci inevitabilmente da pisciarci sopra. Perché sei un ‘briaco, come me. Ma ora è più difficile bere, anche per me: chiudono i bar a mezzanotte e io m’annoio. La mi’ mamma è contenta, perché almeno dice bevo meno e torno a casa prima. Adesso sono le ventitre e sono già a letto da dieci minuti: al cinquanta per cento l’ho fatta contenta. (Jacopo Rossi)

Fonte: FOL