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08/07/19 18:01 | Dal Canto: “Non potevo dire di no. La società punta a obiettivi ambiziosi”

L’entusiasmo e la voglia di lavorare in una società ambiziosa “che fa gola a tanti”, il rapporto terminato all’Arezzo e la firma in bianconero dopo “qualche montagna russa”, il legame di amicizia con Michele Mignani (“ci siamo sentiti, la ritengo una cosa doverosa”), il nuovo percorso di Belmonte e l’arrivo di Serrotti, che “non è dovuto al mio arrivo” ma “me lo tengo stretto, lo volevano anche in B”. E’ lunga e intensa la prima conferenza stampa di Alessandro Dal Canto da allenatore del Siena. Tante domande e risposte brevi, precise, lucide.

Trattativa – “È stata lunga perché dovevo risolvere il discorso della rescissione del contratto, siamo andati per tempi maggiori rispetto a quello che pensavamo. Normale che quando c’è una società che ti vuole e la volontà è di venire si aggiustano sempre le cose. Con qualche montagna russa, ma succede”.

Chimica – “Ho avuto un ottimo impatto col Trani e Vaira, si è trovata subito una chimica. Ho percepito grande fiducia e grande volontà di avermi qua, avrei fatto fatica a non venire in una società così blasonata. La chiamata di una società come il Siena fa gola non solo a me”.

Campanilismo - “Non mi sono fermato al campanilismo delle tifoserie. Credo di aver lavorato professionalmente bene ad Arezzo e farò altrettanto a Siena”.

Arezzo – “Sono stato bene, sono stato trattato bene ma il mio lavoro era terminato, ho avuto la percezione che la cosa dovesse finire. Questo non vuol dire che poteva essere migliorato il progetto Arezzo. Era il mio percorso che era difficile da migliorare. Ho una mia idea di come sono andate le cose, ho le mie ambizioni e ho preferito fare una scelta differente. Se poi la gente si diverte a dire dell’altro, dormo uguale”.

Allenatore – “In tutto il minestrone del calcio l’anello debole è l’allenatore. Se l’anno dopo le cose vanno male, la prima persona che salta sono io”.

Differenze – “Ad Arezzo siamo partiti con un programma di basso profilo, l’obiettivo principale era la salvezza e siamo arrivati a giocarci una semifinale per andare in B. Qui a Siena la società si è strutturata per concorrere a grandi obiettivi, la partenza e la responsabilità sono diverse”.

Mignani – “Ha prodotto un certo tipo di calcio e la società ha cercato un allenatore con la stessa identità. Se l’ho sentito dopo aver firmato? Sì, secondo me è una prassi corretta informarsi sul dove si va, una cosa doverosa aldilà del fatto che siamo amici. Abbiamo parlato di tutto quello che è inerente al lavoro che ha fatto. Michele ha fatto due signore stagioni, il calcio passa anche da episodi”.

Giovani e carriera – “Son partito ad allenare i giovani e resto dell’idea che tutti gli allenatori dovrebbero lavorare nei settori giovanili. Perché puoi sbagliare senza che il ragazzo se ne accorga, è una palestra fondamentale. Io, senza volerlo scegliere, ho fatto un percorso inverso, iniziando subito ad alto livello, perdendo la finale per la A col Padova. L’anno successivo abbiamo fatto un campionato ad alto livello, con tante aspettative, e o non ero pronto o non era la mia ora. Poi sono andato scendendo, ho commesso degli errori. Ora sono diventato più maturo, il corso degli eventi mi ha cambiato, ho avuto la fortuna di incontrare Lamma che mi ha equilibrato, oggi professionalmente sono una persona migliore. Vivo la mia professione non più con ansia”.

Errori ad Arezzo – “Subivo troppe rimonte? Sono molto autocritico, alle volte troppo, ma abbastanza obiettivo. Ieri stavo guardando Siena-Pistoiese 2-3, col Siena che si è fatto rimontare dal 2-0. Tutti i playoff dell’anno scorso sono stati caratterizzati da rimonte, noi eravamo i maestri ma anche il Pisa con la Carrarese, la Carrarese con la Pro Vercelli, il Monza col Sudtirol”.

Belmonte – “L’ho sempre chiesto da allenatore. Si appresta a fare un lavoro nuovo, deve stare sereno, professore non è nato nessuno. I giocatori che finiscono sono sempre un valore aggiunto perché hanno un ricordo fresco e noi ci dimentichiamo a volte delle dinamiche di campo. Tra l’altro abbiamo smesso per un problema uguale, mi spiace per lui ma spero che sarà un vantaggio averlo con me. Allenando con i grandi all’inizio ho avuto il vantaggio di essere vicino a loro come mentalità, ma dall’altra ho avuto tante grane perché allenare giocatori troppo vicini di età qualche problema lo crea”.

Giocatori – “Ad Arezzo ho allenato un gruppo di ragazzi bravi, di grandi qualità. Il gruppo che c’è a Siena mi sembra molto simile a quello di Arezzo. Il mercato? Valuteremo dove intervenire durante il ritiro”.

Serrotti – “La trattativa l’ha esclusivamente intavolata il direttore. E’ un giocatore che volevano tutti, ha fatto 40 partite a ritmo elevato, aveva richieste dalla B. Sono contento di avercelo io. Può coprire tutti i ruoli, ha grande qualità, è arrivato tardi perché ha commesso errori prima, che possono essere di vario tipo. Non è possibile che abbia fatto solo 4-5 anni di Lega Pro”. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: FOL