30 giorni per la vita

Un mese di tempo. E’ quanto hanno a disposizione la proprietà del Siena, il maggior creditore della società bianconera e le istituzioni cittadine per garantire un futuro alla vecchia Robur, evitando di far crollare anche l’ultima torre di una città distrutta, rasa al suolo da una gestione scellerata di tutte le sue eccellenze.
Le enormi difficoltà palesate nella gestione ordinaria – che hanno provocato punti di penalizzazione a cascata, impoverimento tecnico, rottura con la squadra e danni di immagine incalcolabili – hanno certificato, per quanto riguarda l’attuale presidente, l’impossibilità a proseguire l’avventura nel calcio che conta. Quando si arriva a pensare che sia il campo a dover salvare la società, significa che i titoli di coda sono stati lanciati: il risultato sportivo, infatti, è quanto di più aleatorio possa esistere e un’azienda che dipende da un pallone che accarezza il palo ed entra, piuttosto che uscire, è una realtà con i giorni contati. Anche un’eventuale promozione  – che pure allungherebbe la vita del Siena e forse anche di Massimo Mezzaroma – avrebbe i contorni di un salvagente: neppure la A, infatti, sarebbe sufficiente per risolvere gli infiniti problemi di una bagnarola che fa acqua da tutte le parti.
Rinunciando al cosiddetto auto-fallimento, l’azionista di maggioranza ha preferito tutelare se stesso rispetto al club. Fallire, d’altra parte, non gioverebbe neppure al numero uno del Siena, visto che di solito non vengono consegnate medaglie d’oro o targhe celebrative… Ma tirare la corda fino all’ultimo secondo sarebbe imperdonabile, oltre che rischioso: anziché “morire” con il cerino in mano, meglio attivarsi per un passaggio di consegne fino a che si è in tempo, possibilmente senza chiedere la luna, visto che non si è nella posizione di poter avanzare pretese. A dire il vero, agevolare una staffetta in termini di rinegoziazione del debito converrebbe anche al maggior creditore: se da una parte, infatti, la banca non ha alcun interesse a vedere estinto il pregresso – gli interessi annuali che esso garantisce costituiscono una preziosa entrata… -, dall’altra ne ha ancora meno a perdere tutto. Al tavolo, seppur defilate, siedono anche le istituzioni cittadine: se Massimo Mezzaroma avesse chiesto aiuto a tempo debito, facendo un passo indietro, il ruolo dell’amministrazione sarebbe stato centrale; con un presidente regolarmente in sella, invece, il margine di manovra è molto ridotto.
Scenari possibili? Solo ipotesi, al momento; quattro, le più accreditate. La prima è provocatoria: arriva la serie A e, forte dei nuovi introiti derivanti dai diritti tv, il presidente batte i pugni e si incolla alla sedia. La seconda: cambio di proprietà, favorito dalle istituzioni nel ruolo di garante e dalla banca per quanto concerne la gestione del debito. La terza ipotesi è meno dibattuta, ma tecnicamente possibile: resta in sella la famiglia, intesa come Mezzaroma, ma con altri interpreti nei ruoli di attori protagonisti, pronti a rompere con il passato e a garantire la gestione del club. Infine la quarta: tanti saluti alla Robur 1904 e nuovo corso nei dilettanti, con imprenditori del territorio pronti a dare una mano.
30 giorni per la vita. Non resta che attendere.  (Tommaso Refini)

Da Il Fedelissimo in distribuzione per Siena-Padova