La crisi del calcio italiano parte dalle serie minori

Il buco nero in cui sembra essere finito il calcio, lo sport più amato dagli italiani, coinvolge tutti e a tutti i livelli. Le grandi della Serie A non dominano più la scena europea, mancano investimenti strutturali su settori giovanili e impianti, i bilanci sono perennemente in rosso. Ma se proviamo a spostare lo sguardo verso i campionati minori la situazione non cambia. Anzi.

Negli ultimi venti anni sono fallite oltre 170 società di calcio, dicono i dati, con uniche superstiti le squadre di proprietà ricche. Quello che viene a mancare non è solo un luogo di aggregazione per la provincia italiana e neanche solo un pezzo di storia, con club che rimandano all’amarcord anni 70 o 80. Quello che viene a mancare è lo spazio per far esplodere i nostri campioni del domani. Ci lamentiamo infatti che l’Italia non sforna più talenti senza riflettere sul ruolo che la Serie B, la Lega Pro, la Serie D hanno esercitato in questo meccanismo.

Una crisi che ovviamente ha ripercussioni tecniche quanto economiche. Prendiamo come esempio i dati riportati da Calcio e Finanza nel 2021: lo Sheffield United, squadra arrivata ultima in Premier League, ha guadagnato 105 milioni di sterline dai diritti televisivi. A paragone, l’Inter campione d’Italia nello stesso anno, ha portato a casa meno: 100 milioni di euro. Una crisi economica che, in tempi recenti, poteva essere rallentata a forza di sponsorizzazioni e collaborazioni, ma sembra finita anche quell’epoca.

Il mondo del gambling, infatti, ha smesso di giocare un ruolo di primo piano nei rapporti con il calcio in seguito alla promulgazione del divieto di pubblicità, con conseguenza principale milioni di euro di contratti andati in fumo. E intanto un piccolo calo si sta facendo registrare anche nel mondo del gioco pubblico: nei primi sei mesi del 2022 i nuovi conti di gioco aperti sono calati del 11% eppure i conti attivi aumentano del 3% rispetto all’anno precedente. Numeri di un settore che ha dimostrato resilienza ma anche programmazione e lungimiranza.

La stessa che è mancata al mondo del calcio, che adesso deve correre al riparo vendendo i suoi migliori talenti all’estero. L’ultimo è stato Casadei, difensore dell’Inter che senza aver mai visto la Serie A è stato ceduto al Chelsea per una cifra vicina ai 20 milioni di euro. Talenti e fuoriclasse del futuro, sacrificati sull’altare della plusvalenza.

Fonte: Fol