Un’annata ai raggi X: assolta la proprietà, troppi errori della società

Abbiamo analizzato ai raggi X il rendimento di ogni singolo elemento della rosa utilizzato, poco o tanto, in questa stagione ormai conclusa. Dall’analisi sono rimaste fuori la proprietà e la società, intendendo per quest’ultima chi l’ha gestita con vari incarichi.

La proprietà

Alla Berkeley Capital, proprietaria del Siena, non ci sono appunti da fare. Ha preso degli impegni economici che ha puntualmente mantenuto e quindi come si dice a Siena, il suo l’ha fatto. L’unico appunto che possiamo avanzare è che ha aspettato troppo a cambiare le figure della holding che guidavano la parte sportiva della società, un intervento anticipato avrebbe evitato tante figuracce, su tutte le sconfitte maturate in un clima surreale, a Badesse e Sinalunga. Certo, non era così semplice limitare i danni di Gevorkyan, anche perché, salvo smentite, è uno dei soci più forti della stessa holding. Ora ai vertici c’è Gazaryan, giovane ed entusiasta presidente che vive lontano, ma che spesso ha assistito alle partite, in casa e in trasferta.

Vagan Oganyan

Il punto di riferimento e il personaggio più influente della cordata armena è Vagan Oganyan, persona molto riservata, che appare poco o niente, ma che di fatto rappresenta la mente dell’intera holding. Oganyan, da persona abile e intelligente, non si è mai esposto, ma quando si è reso conto dell’inarrestabile discesa, ha di fatto cambiato le carte in tavola di questa stagione e anche della prossima, perché se Perinetti ha deciso di tornare a Siena lo ha fatto dopo un confronto con Oganyan.

La società

Qui arrivano le dolenti note. La Barkeley Capital ha messo a disposizione grandi risorse, ma chi l’ha gestite non è certo esente da colpe. Parliamo prevalentemente di Alessandro Belli e Andrea Bellandi. Il primo cura gli interessi legali della holding e ha recitato questo ruolo fin dalla nascita della nuova società, prima come legale e poi come vice presidente. Andrea Bellandi, uno e trino, prima è stato definito advisor, poi vice presidente e infine direttore generale. Il loro percorso non è stato privo di inciampi, a partire dalla prima scelta effettuata, quella del direttore sportivo. Ma non è l’unico e non ci interessa nemmeno elencarli tutti, non avrebbe più senso, di certo sportivamente parlando non hanno ottenuto i risultati sbandierati a più riprese, anche troppo. Rimarranno al loro posto, ma ci auguriamo che con l’arrivo di Perinetti, le scelte tecniche non saranno più di loro competenza.

Andrea Grammatica

Il DS ha commesso degli errori, questo è innegabile. Troppe scommesse e poche vinte, un feeling non perfetto con Gilardino (basta rileggere le dichiarazioni del mister nel momento del suo abbandono), quote non all’altezza del compito e un mercato di riparazione che non era quello che serviva per raddrizzare il campionato. E pur con tutte le giustificazione, questo basterebbe, ma l’errore più grande è stato andare al mercato di febbraio senza una consistente borsa, cosa che apparentemente non gli è stata concessa. Almeno questo si deduce, perché siamo convinti che in un anno così difficile, presentarsi da una società con i soldi in mano, nessuno avrebbe rifiutato, o almeno pochi. In questo senso le parole di Peluso del Tiferno sono molto chiare: “A Siena? Non nascondo che ci ho pensato, ma per andare doveva essere qualcosa di irrifiutabile”. Aver taciuto per salvare il contratto è legittimo e comprensibile, ma l’errore alla fine rimane.

Fonte: FOL