Esclusiva Fol – Pavlak: “Il mio esordio? Era come avere il mondo sulle spalle”

Non dev’essere semplice quando la prima volta nel calcio dei grandi coincide con il tuo primo anno in un Paese straniero, con metodi di lavoro, cultura e lingua completamente differenti dal luogo d’origine. A 18 anni Matej Pavlak ha compiuto un salto enorme, passando dalla Sarajevo in cui è cresciuto a una città, Siena, che è sprofondata nuovamente nei dilettanti ma vive ancora di riflessi dorati e grandi aspettative. “È dura – ammette l’esterno bosniaco con passaporto croato, che al Fedelissimo Online si racconta per la prima volta – finora avevo sempre giocato nelle giovanili e un po’ mi ci vorrà ad adattarmi. Nell’Under 19 gli allenatori ti dicono di crescere, in prima squadra invece devi vincere. Il Siena mi ha accolto bene, ma la lingua è una barriera e il calcio italiano è complesso, pone la tattica sopra ad ogni altra cosa”.

Con chi riesci a comunicare, in inglese, tra i tuoi compagni?

Farcas, Haruna, il preparatore dei portieri Cancarini e un po’ con De Angelis e Ilari, miei coinquilini. Ho imparato alcune espressioni come “sali”, “destra” e “sinistra”, devo migliorare e sto prendendo lezioni di italiano per comunicare di più.

Come è andata la vigilia del tuo debutto in Siena-Sangiovannese?

La pressione la sentivo, essendo la mia prima gara ufficiale. Era un po’ come avere tutto il mondo sulle proprie spalle. Gilardino mi ha chiesto movimenti specifici: aiutare in difesa De Angelis e attaccare la profondità, crossare. Ho fatto il massimo e alla fine è andata bene, perché abbiamo vinto.

Dopo un primo tempo bloccato ti sei sciolto nella ripresa, dove hai fatto vedere ottime cose.

Nel primo tempo ho avuto problemi di stomaco. Non so perché, forse la pressione. Nella ripresa il disturbo se n’è andato e ho potuto giocare meglio.

Sei stato presentato come terzino, ma Gilardino ti ha fatto debuttare esterno d’attacco. Avevi mai giocato in quella posizione?

Sì, l’anno scorso ero ala destra. Penso che se uno è veloce può avere dei vantaggi in quel ruolo, per andare al cross e sfruttare i buoni attaccanti che abbiamo in squadra. Il terzino destro è un ruolo più difficile, anche perché devi dialogare continuamente con gli altri difensori. A Montespaccato ho fatto il quinto, non avevo mai giocato in quella posizione. E il campo era piccolissimo, un caos… non potevi giocare a calcio in quello stadio. In più l’arbitro ha fatto quel che ha fatto. Meglio non esprimersi…

Credi che Gilardino ti farà giocare da esterno alto, in questo finale di campionato?

Penso di sì, abbiamo buoni terzini e poi lì ho fatto bene, perché cambiare? Sarà un duello tra me e Mignani per quella posizione.

Dopo il tuo arrivo hai avuto anche un problema alla schiena.

C’è ancora, ma mentalmente l’ho superato. Non conosciamo la causa, ma lo stiamo gestendo con esercizi, yoga e stretching. Adesso è sotto controllo.

Ci spieghi come hai fatto ad arrivare a Siena?

Stavo facendo un provino in un piccolo club croato, ma l’ambiente non mi piaceva per vari motivi. Ho chiesto allora al mio agente, Matteo Mudric, se poteva trovarmi qualcos’altro. Dopo un po’ mi disse: volerai a Roma, ti vuole il Siena.

Eri mai stato in Italia prima d’ora?

Con la scuola, a Venezia e Gardaland.

Sei stato ufficializzato come bosniaco con passaporto croato e serbo.

Sono nato e cresciuto in Bosnia, come la mia famiglia, e ho il passaporto croato perché i miei avi erano della Croazia, ma non ho niente a che fare con la Serbia. Mi sento bosniaco al 100%.

Quando hai iniziato a giocare a calcio?

A cinque anni, in una scuola calcio locale. Dopo quattro anni sono passato al Željezničar.

Sei nato nel 2002 a Sarajevo, uno dei teatri della guerra nata dalla dissoluzione della Jugoslavia.

Anche se era passato del tempo da quei fatti, la mia infanzia ne è stata condizionata. Si percepiscono ancora i sentimenti di odio e razzismo. Ma Sarajevo è una città cosmopolita, mi sento di amare ogni religione e ogni cultura perché sono nato lì.

I tuoi genitori sono in Bosnia?

Mio padre sì, mia mamma vive in Germania. Non la vedo da un anno, spero in estate di poterla riabbracciare. Seguono le mie partite e mi chiamano prima e dopo ogni gara.

Qual è l’obiettivo di Matej Pavlak?

Essere in salute, contento e con una buona famiglia. E se possibile diventare un calciatore. Mi piacerebbe giocare nel Real Madrid. È un sogno, ci sto lavorando ma è dura!

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol