Di Chiara: “Dopo il primo allenamento dissi che ci saremmo salvati. Gilardino? Lo stimo per la scelta che ha fatto”

La città di Siena gli deve tantissimo perché senza la sua impresa non ci sarebbe stato il Siena che tutti hanno conosciuto, quello della promozione in Serie B ma anche dei tanti anni di Serie A. Stefano Di Chiara fu il quarto allenatore di quella stagione 1998/99 che vide la Robur salvarsi nel celeberrimo playout con il Saronno, un’annata complicata che sembrava compromessa e che, invece, il tecnico romano seppe raddrizzare rimettendo insieme i tanti cocci. O come lo stesso mister ammise al tempo, “resuscitando una squadra morta”. Intervistato durante la trasmissione Minuto per minuto su RadioSienaTV, l’ex allenatore bianconero ha ripercorso quel periodo. «La mancata riconferma fu motivo di dispiacere ovviamente, perché da quella squadra costruita da me è cresciuto il futuro del Siena. Purtroppo poi è subentrata la politica dei procuratori e degli interessi. La mia generazione è cresciuta sulla meritocrazia, io sono partito dai giovanissimi e dai dilettanti per diventare allenatore professionista. Adesso questo tipo di passaggio ottenuto sul campo non esiste più. A Siena ci fu la dimostrazione lampante di quello che succede nel calcio attuale: i vari Mignani, Voria, Argilli, Ghizzani e Mancini sono giocatori che ho trovato io, allenatore alla prima esperienza in C1, e che poi hanno fatto vincere il Siena. L’anno dopo ci fu il cambio di gestione, e Pastorello secondo me si comportò non male, malissimo. E io glielo dissi in faccia quando ci siamo trovati da avversari. Diceva che la squadra non valeva niente, invece l’ossatura di quella squadra ha portato il Siena in Serie A. Io ci ho sempre creduto. Quando arrivai volevo vedere i giocatori che erano fuori rosa, i vari D’Ainzara, Scugugia, Arcadio. Poi Pinton che non era stato valorizzato, Mignani era morto e sepolto e io l’ho fatto diventare il capitano. Vidi una partita di allenamento con la berretti e dissi: questa squadra si salva. Però serviva un po’ di tempo e fortuna; era una squadra temperamentale, vogliosa, che stava sul pezzo e con tanta voglia di rivalsa, perché ci avevano dato tutti per spacciati. Mi è rimasta nel cuore, anche se ho ancora il rammarico di non averla potuta allenare gli anni successivi».

Un episodio che descrive bene il tecnico romano riguarda l’occasione in cui da squalificato, anziché restare collegato con la panchina ed il vice come avviene in questi casi, preferì commentare la partita in radio perché a suo dire la squadra sapeva tutto quello che doveva fare. «Anche questo tipo di rapporto con i giornalisti e con la gente si è perso, parlare a visto aperto è sempre stata una mia prerogativa. Io non ho mai avuto niente da nascondere, non mi sono inventato niente. Per me il calcio è quello da sempre, invece adesso sono diventati tutti scienziati. Quello che si fa adesso è un altro gioco, a me non piace più. Lo seguo perché è stata la mia vita ed io gli devo tutto, ma adesso è tutta un’altra cosa. Sono scaduti i valori, non c’è senso di appartenenza».

Apprezzata da Di Chiara è stata invece la decisione dell’attuale tecnico bianconero Alberto Gilardino, che da campione del mondo è ripartito dalla Serie D. «Non mi sorprende perché adesso di allenatori ce ne sono tanti, ma la scelta è coraggiosa e gli fa onore, e per questo lo stimo ancora di più. E poi ha fatto bene perché Siena è la città più bella non di Italia, ma del mondo».

(Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol