20 anni dalla promozione in B – Piccini: “I senesi hanno svolto un ruolo molto positivo”

Il promotore di quella formula così particolare, il cosiddetto 40:40:20, ideata per dare una nuova guida al Siena nell’estate del 1999, fu l’allora sindaco Pierluigi Piccini. L’ex primo cittadino si fece carico della costituzione del nuovo assetto, che risultò vincente al primo colpo contro ogni pronostico ma che, allo stesso tempo, ebbe vita molto breve: “Pastorello manifestò la voglia di uscire perché non in grado di gestire più realtà, e successivamente Walter Scapigliati mi portò in contatto con De Luca”. Al Fedelissimo Online, Piccini ha ripercorso i momenti salienti che hanno portato alla composizione della proprietà bianconera nella stagione 1999/00.

Nelle sue idee la nuova società doveva obbligatoriamente includere una percentuale di senesi oppure era anche favorevole ad avere un uomo solo al comando?
“L’idea era di creare una società con più soci. Volevo allargare il pacchetto societario perché il socio unico va bene finché va bene. Ma se all’interno ci sono elementi compensativi, questi danno maggiori garanzie. Anche se poi trovare una squadra che lavora insieme non è semplice”.

Ad ogni modo la nuova formula era quantomeno insolita.
“Il socio unico è per certi versi più semplice, però allo stesso tempo è molto più rischioso. La traccia su cui stavo lavorando era quella di fare una holding che mettesse insieme il calcio professionistico insieme al basket professionistico, pur lasciando a ciascuno le sue identità, e vedere di fare un modello di azionariato il più diffuso possibile”.

Questo modello poi non è stato realizzato.
“No, ma avrebbe voluto dire razionalizzare insieme i costi, avere più finanziamenti, fare una pubblicità di un certo tipo. In sostanza essere più attrattivi, questo alla fine era quello su cui si stava lavorando. Però non è stato recepito dagli amministratori che sono venuti dopo, quindi è rimasto solo sulla carta”.

Come venne costituita la nuova società?
“La Snai era una presenza ingombrante e difficile, oltre al fatto che forse era troppo legata politicamente ad alcuni soggetti. Dopo che fu convinta a lasciare io entrai in contatto con Pastorello ed iniziai la trattativa con lui”.

Per quanto riguarda i soci senesi, il suo obiettivo fu cercare di coinvolgere persone già legate al mondo del pallone?
“Esatto, cercai persone che avessero una certa sensibilità del calcio. Pianigiani e Mangiavacchi erano persone molto legate al calcio, quindi fu molto semplice individuarli. Si creò da subito un buon clima, erano tutte persone di qualità che sapevano come muoversi. Quando poi ti assistono anche i risultati sul campo funziona tutto ancora meglio”.

Questi ultimi ebbero un ruolo fondamentale.
“Erano quelli che tenevano i rapporti con la città. Dire che erano degli ambasciatori forse è un po’ troppo, ma erano persone molto legate alla città. Hanno svolto un ruolo molto positivo”.

Dopo il passaggio di società in che modo ha seguito l’evolversi della stagione?
“Ho sempre tenuto i rapporti con la società, sia per monitorare che per capire come stesse procedendo l’annata. Molto spesso poi erano loro stessi a rendermi partecipe. Per quanto riguarda le partite, diciamo che non sono mai stato il tipo che faceva le formazioni (ride, ndr). Seguivo tutto da casa, non ho mai gradito mettermi in mostra. Ho una visione tale per cui l’amministratore debba sempre stare un po’ dietro le quinte ed avere la capacità di anticipare. Poi anche per un fatto scaramantico. Una delle poche volte che sono andato negli spogliatoi è stata il primo anno di Papadopulo in una partita decisiva per la salvezza”.

C’è un po’ di orgoglio da parte sua nel vedere che quella stagione ha dato il là al ciclo di campionati ai massimi livelli?
“Indubbiamente sì. Ma molto del merito di quell’escalation è stato di De Luca, lui è stato l’attore principale. Senza mai dimenticarsi della squadra e dell’allenatore, che portarono a termine una salvezza importantissima nell’anno di Serie B. Ma se è successo quello che è successo è grazie a De Luca. Quando ho assistito alla trattativa tra lui e Pastorello per la cessione del Siena mi sono accorto delle sue grandi capacità nel trattare, specialmente perché davanti c’era un personaggio del calibro di Pastorello che nel calcio ci navigava da una vita. Poi ha saputo svolgere un ottimo lavoro con la città ed è stato capace di attirare passione. Molto va accreditato a lui”.

(Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol