20 anni dalla promozione in B – Arcadio: “Nessuno ci avrebbe scommesso. Il vero bomber era la squadra”

Durante quel campionato fece ammattire molti difensori con le sue discese sulla fascia. I giocatori con le qualità di Antonio Arcadio difficilmente passano inosservati in una squadra, a maggior ragione se il tempo gli regala un posto di prestigio nelle pagine di storia più importanti di quel club come successo all’ex bianconero. Quattro anni con la maglia della Robur conditi da momenti indimenticabili ma, come raccontato dall’attaccante ai microfoni del Fedelissimo Online, anche da qualche rimpianto. “La stagione successiva in Serie B abbiamo fatto un campionato straordinario, e a Febbraio eravamo praticamente già salvi. Poi ci siamo un po’ seduti, probabilmente perché eravamo una neopromossa ed avevamo quasi raggiunto l’obiettivo. Ma se ci avessimo creduto di più forse ci saremmo potuti togliere altre grandi soddisfazioni”.

Ad ogni modo, avete scritto un pezzo di storia riportando il Siena in Serie B dopo oltre mezzo secolo. Quali sono i ricordi di quell’annata?
“Venivamo da una situazione abbastanza complessa e particolare, avevamo ottenuto la salvezza all’ultimo respiro nel playout col Saronno. Non posso dimenticare quando il loro centrocampista ad un minuto dalla fine fece un pallonetto e per fortuna la palla andò fuori. L’anno dopo con la stessa squadra e 4-5 innesti mirati abbiamo ottenuto una promozione veramente straordinaria. Diciamo che da un anno all’altro si è rovesciato il mondo, era impensabile che in così poco tempo potessimo lottare per salire in Serie B come poi è successo”.

In estate c’era stato il passaggio di proprietà con l’addio alla Snai.
“Ritengo che quello sia stato il cambiamento principale, la nuova società ci ha dato tutta un’altra sicurezza. L’anno precedente, nonostante l’esborso economico fosse stato importante, non avvertivamo fiducia. L’allenatore a inizio anno era Discepoli, e ricordo bene come fosse continuamente in bilico. Infatti poco prima che iniziasse la Coppa Italia fu mandato via. Questi sono chiari segnali di instabilità”.

Pastorello, Ponte e i senesi danno vita alla nuova compagine societaria. E in panchina viene chiamato Sala.
“Con la cordata di imprenditori del territorio si percepiva tutto un altro clima. Poi arrivò Antonio Sala che fin dal primo giorno ci disse in maniera molto trasparente che ce la saremmo potuta giocare per la vittoria finale, quella fu la molla che per prima ci portò a credere nelle nostre possibilità”.

Cosa non aveva funzionato l’anno precedente?
“Bisogna essere sinceri, l’anno prima tra noi non c’era la stessa unione. Non dimentichiamoci che quel Siena disponeva di nomi molto importanti, i vari Moretti, Fiorin, Sturba, De Julis erano tutta gente di categoria superiore. La squadra era attrezzata, ma mancava qualcosa. Nel calcio non basta andare a prendere giocatori forti se poi alla fine non si crea lo spirito di squadra. Quando ci siamo salvati nell’anno di B, a parte Luca Cavallo, eravamo tutti giocatori con trascorsi in Serie C; questo ti fa capire come a volte le categorie non contino nulla se poi manca la compattezza”.

Certo che in pochi avrebbero scommesso sulla vostra vittoria del campionato quell’anno.
“Non ci avrebbe scommesso nessuno, nemmeno noi interpreti. Ma la differenza l’hanno fatta il senso di appartenenza, lo spirito di squadra e l’unità. E anche lo staff e i dirigenti hanno molti meriti. La società è la guida di ogni successo; quando vieni messo nelle condizioni di lavorare bene è tutto più facile, e se nasce qualche problema cerchi subito di risolverlo. Per quello dico grazie anche ai dirigenti di allora nell’averci ridato solidità e stabilità permettendoci di lavorare in un ambiente sereno”.

Quasi tutti diedero il loro contributo in fase realizzativa, non solo gli attaccanti.
“È vero, quell’anno non c’era un goleador vero e proprio. La squadra era il bomber, da lì si capisce il grande lavoro svolto dal mister. Ognuno di noi veniva messo nelle condizioni di rendere al meglio, non è un caso se quasi tutti siamo andati a segno. Sala voleva che arrivassimo spesso alla finalizzazione, il lavoro in fase offensiva era improntato per mandare davanti alla porta più giocatori possibili”.

Una sua rete, contro il Lecco, arrivò direttamente da calcio di punizione. Quali erano le gerarchie sulle palle da fermo?
“L’incaricato era Andrea Orocini, aveva un calcio impressionante. Riusciva a colpire la palla in maniera talmente coordinata da lasciar partire dei veri missili. Tuttavia, se ogni tanto qualcuno si sentiva di provare non trovava ostacolo da parte sua. Non c’era un rapporto dominante da parte di qualcuno di noi, era un modo ulteriore per aiutarsi a vicenda”.

C’è stato un momento chiave della stagione in cui avete preso coscienza della vostra forza?
“A mio avviso, ad averci dato la spinta maggiore è stata la vittoria a Livorno. Venivamo dalla sconfitta casalinga contro il Como, e andare a giocare un derby infuocato come quello dopo una sconfitta interna non era facile. Loro erano probabilmente la più seria candidata alla vittoria il campionato. Fu un’iniezione di fiducia importante, vincere in maniera netta ci ha dato ancora più consapevolezza. È vero che fu una vittoria di misura, ma il Siena fece una grandissima partita. Un’altra gara importante fu la vittoria contro la SPAL a Ferrara, ci dette un’ulteriore conferma della nostra forza”.

A supportarvi in quell’impresa ci fu un grande pubblico che da un certo punto in poi cominciò a moltiplicarsi. Cosa rammenta della tifoseria bianconera?
“Inizialmente c’era un po’ di scetticismo, dovuto probabilmente a quello che era successo l’anno precedente. Io ero stato criticato spesso in passato, ma penso che questo faccia parte del gioco, il tifoso vorrebbe sempre che la sua squadra vincesse. È anche vero che il calcio è il nostro lavoro, per noi le gratificazioni sportive sono anche personali, non sarebbe nel nostro interesse che le cose non andassero per il verso giusto. A volte questo particolare non viene capito. Comunque, man mano che la stagione aveva preso una certa piega, la tifoseria ha iniziato ad essere sempre più partecipe e ci ha dato un grandissimo sostegno. Ho un ricordo eccezionale dei tifosi”.

Facciamo un passo indietro. Nella stagione precedente le cose non vanno come previsto, e ad un certo punto Arcadio viene messo in disparte.
“Tocchi un tasto dolente. Fui messo fuori rosa e a distanza di tempo ancora non capisco i motivi. Mi pareva tornassimo dalla trasferta di Padova, ci fermammo ad un autogrill verso l’ora di cena ed io comprai un panino con il salame. O con la mortadella, non ricordo di preciso. Fu Buffoni a mettermi fuori rosa, dicendomi che il motivo era quel panino che avevo comprato. Una cosa raccapricciante. Uno può discutere il contributo di un giocatore, se crea problemi nello spogliatoio, ma non esiste mettere fuori rosa per una cosa del genere. Può darsi fosse una scusa, ma non penso fosse un modo opportuno di comportarsi”.

Riprendersi non è stato facile.
“Era una situazione molto delicata. Per fortuna poi Di Chiara ci portò alla salvezza. Lui arrivò a Gennaio, in un momento in cui non era affatto semplice rimettere insieme tutti i cocci. Noi come squadra facemmo il possibile per salvarci, ma molto del merito di quella salvezza è del mister”.

Però l’anno successivo si è rifatto con gli interessi.
“Per me è stata una bella rivincita. Ma devo ringraziare tutti i compagni, quello era un grande gruppo sia dentro che fuori dal campo. Non posso dimenticare la partecipazione alle cene che facevamo, eravamo sempre in tantissimi. Questo dava l’idea di quale fosse il rapporto tra tutti noi, c’era un legame veramente forte”.

Ha risentito qualcuno di loro da allora?
“Ho riparlato con Colasante, Mignani, Argilli, Voria. Con Gill l’anno scorso a Giugno abbiamo anche seguito insieme il corso per il conseguimento del patentino Uefa A. Comunque sono rimasto in buoni rapporti con tutti”.

L’occasione giusta per ritrovare i vecchi compagni magari potrebbe essere nel memoriale dei 50 anni dei Fedelissimi.
“Fare una cena dove poterci rivedere tutti quanti sarebbe fantastico”.

(Jacopo Fanetti)

Fonte: Fol