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Rassegna Stampa

12/05/18 10:53 | Squadre B ufficiali, infuria la polemica

Dopo due giorni di indiscrezioni e congetture – generate dall’ultimo decisivo incontro di mercoledì tra Fabbricini, Gravina e Tommasi – la Figc, sollecitata anche da Giovanni Malagò, finalmente annuncia con un comunicato l’introduzione delle seconde squadre in Serie C, possibile già dalla stagione 2018-19 (sempre che ci fossero vacanze di organico), e chiarisce criteri di iscrizione e requisiti di partecipazione, ufficializzando quelle che fino a ieri erano rimaste ipotesi giornalistiche.

STOP Per qualcuno, è la conferma delle preoccupazioni insorte mercoledì. La Lega B è sul piede di guerra per la scelta di aprire alle seconde squadre le promozioni (le retrocessioni, invece, non produrranno un’effettiva discesa in D, ma una posizione in coda ai successivi ripescaggi). «Blocchiamo playoff e playout e il prossimo campionato», la minaccia (che peraltro farebbe scattare il commissariamento di B). Il presidente Mauro Balata annuncia la convocazione di un’assemblea straordinaria e chiede la revoca del provvedimento. «Contesto con forza il contenuto ed il percorso seguito dalla Federazione – spiega — caratterizzato da una totale assenza di confronto e condivisione, oltre che dannoso per la natura e la specificità della Serie B di valorizzazione dei giovani, territorialità dei club e competitività e regolarità del torneo. Con gravissimi danni economici per i club e di interesse per i tifosi».

PERPLESSITà Sono in stato di agitazione anche molte società di Serie C, cui evidentemente non basta il contributo straordinario di 1,2 milioni di euro che le società di A, per ogni seconda squadra, dovranno versare alla Lega Pro. Sono deluse da alcune scelte prese in autonomia dalla Figc (non a caso ieri anche Gravina ricordava che il suo progetto originariamente era un altro). Due, in particolare: l’alternanza con la Serie D al secondo posto (dopo la Serie A) nella graduatoria dei ripescaggi (un anno toccherà prima alla società di C, l’anno successivo a quella di D). E la scelta di alzare l’età massima dei giocatori delle seconde squadre da 21 a, di fatto, 23 anni (con 4 Over, compreso il portiere), misura che rischia di mettere in difficoltà molte giovani formazioni di C. Sul fronte dei parametri infrastrutturali, confermata l’esigenza di avere uno stadio a norma con la Serie C e concessa, proprio per la penuria di impianti di quel livello, la possibilità di indicare un impianto nella regione. Anche questa, una misura che fatalmente rischia di ricadere sulle spalle di tanti club di B e C.

LUNGIMIRANTE Ma a parte qualche dettaglio rivedibile, resta intatta la nobile filosofia di tutta questa operazione. «È una riforma di cui il calcio italiano sentiva l’esigenza per allinearci e provare a colmare il gap con gli altri movimenti calcistici europei – spiega il vice commissario federale Alessandro Costacurta – consentirà a tanti giovani calciatori di maturare e far crescere la qualità dei nostri campionati e delle Nazionali azzurre, a partire dall’Under 21». Approva anche Damiano Tommasi, che ha condiviso con Fabbricini alcuni passi chiave del provvedimento. «È lungimirante chi vede una chance in questo progetto: le seconde squadre – dichiara – non deprezzeranno il prodotto ma attireranno sponsor e tv. E il brand Serie C potrà anche crescere», specifica in risposta a chi, come Aurelio De Laurentiis, aveva criticato la scelta della categoria, dove si giocherebbe «a calci negli stinchi». «Detto da chi manda i propri giovani in prestito alle squadre di Serie C – è la replica di Tommasi – è il sintomo di un cortocircuito sportivo-dirigenziale che complica qualsiasi processo di riforma».

Fonte: La Gazzetta dello Sport

 

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