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Rassegna Stampa

13/05/18 09:45 | Lo sfogo del Tir: «Figlio mio, stai lontano dal calcio»

Simone Tiribocchi ama il calcio, quello di una volta però, quello con cui è cresciuto fino a diventare un attaccante di Serie A (una quarantina di gol tra Chievo, Lecce e Atalanta). A dicembre fu intervistato da toronews: un’intervista particolare, senza domande, ma uno sfogo accorato e senza filtri in cui il Tir affrontava il tema del calcio nel nostro Paese. Ieri quello sfogo è stato postato da qualcuno su Facebook con la firma di Tiribocchi ed è diventato rapidamente argomento di discussione, perché i concetti espressi sono forti. Ne scegliamo qualcuno: «Per il bene che voglio a mio figlio sarebbe meglio stesse alla larga da quest’ambiente... Qui manca la voglia di insegnare da parte degli allenatori. Le società cercano solo i risultati: chiedono ai ragazzi di ragionare non individualmente ma di reparto, cosa BOZZANI che fino agli Allievi non ha senso. Le posture, le frenate, la tecnica e la tattica individuale non si insegnano più. Io ho visto come lavorano a Bergamo e non puoi dire “che culo: l’Atalanta ha dei giovani forti”. No, lì si fanno le cose in un certo modo. Invece altrove arrivano dei procuratori, anche negli Allievi, e ti dicono: “Questo mio ragazzo deve giocare” e ti danno 30.000 euro. O allenatori che pagano 40.000 euro per essere assunti. Poi ci si chiede come mai l’Italia non va ai Mondiali: cari presidenti e allenatori, non cadete dal pero».

GRAZIE TIR A dicembre Tiribocchi era il vice di D’Anna alla Primavera del Chievo. A gennaio Simone lasciò il club di Campedelli e adesso vive con la moglie Gloria Zanin (Miss Italia 1992) e il figlio Emanuele (5 anni) a Bassano del Grappa aspettando una chiamata. Lo abbiamo contattato per approfondire la vicenda: «Non ho postato io quelle frasi – spiega il Tir –, ma confermo che sono state prese da un’intervista di dicembre. Non ho mai detto che il calcio è un ambiente di merda (vero: nella versione originale non c’è quest’espressione, che invece è presente su Facebook, ndr), ma ho manifestato alcuni concetti e ho citato anche episodi che mi sono stati raccontati». E la reazione è stata sorprendente: «A dicembre mi chiamarono circa cinquanta persone; da quando quelle frasi sono finite su Facebook saremo a cinquecento. E in molti casi si tratta di gente dell’ambiente, giocatori o ex di ogni serie che mi ringraziano e confermano quello che ho detto. Io amo il calcio, vorrei continuare ad allenare, ma dopo queste parole sarà più difficile. Ma non potevo far finta di nulla. Non volevo offendere nessuno, ma se qualcuno si sente chiamato in causa evidentemente ha fatto qualcosa di sbagliato. Quanta ipocrisia c’è nel calcio. Ma da inguaribile sognatore, credo ancora che possa essere lo sport più bello del mondo».

Fonte: La Gazzetta dello Sport

 

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