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13/09/18 01:44 | La presentazione della Robur tra canti, sorrisi e colpi di scena. E la squadra è già diventata una città

La maglia numero 1 a Contini, la 7 a Cesarini, la 10 di Marotta ad Aramu. E la 15 a Nicola Belmonte, ciliegina finale di mercato (non era presente peró. Arriverà da Rende stamattina). Tifo caldo, bella organizzazione, maglie “originali” e interventi davvero azzeccati (Simone Vergassola: “Dobbiamo ripartire dopo la schifezza che ci hanno fatto”. Anna Durio: “Tutti allo stadio per combattere questo calcio malato”. Il legale Antonio De Rensis, prossimo direttore generale della Robur: “Tutte le volte che scenderemo in campo non dimenticheremo che ci hanno preso in giro”). Dopo tutto quello che è successo, una serata così ci voleva. Poteva sembrare un rischio, a poco più di 24 ore dalla vergognosa non decisione del Collegio di Garanzia (garanzia sì, ma per i soliti noti). E invece il via libera alla presentazione della squadra in Piazza Tolomei, sotto la professionale conduzione di Giacomo Muzzi e Valentina Tomei, ha segnato un punto di ripartenza. Al diavolo le tv, al diavolo le federazioni, al diavolo la Nazionale. Si tifa solo per l’amata vecchia Robur. E i circa cinquecento stipati intorno alla Chiesa di San Cristoforo erano presenza vera, dinamismo puro. C’è voglia di campo, c’è voglia di calcio giocato.

Nuove maglie – Sul sagrato della chiesa sale subito il nuovo capitano, alla quarta stagione in bianconero. Dario D’Ambrosio si riprende il numero 5 e rivela la prima maglia a firma della spagnola Joma, che colpisce soprattutto per i tratti neri verticali (ricordano il codice a barre, ma in obliquo, e ovviamente in forma più “dolce”). La numero uno torna finalmente ad un portiere titolare (forse), Nikita Contini, mentre Nardi si prende la 22 e Cefariello la 12, anche se farà il terzo.

Chi non salta è… - Il primo difensore è Niccolò Bonechi, in ritiro il migliore dei ragazzi della Berretti. A consegnargli la maglia (n. 27) Angelo Intruglio della Folgore di Siena. La n. 2 del troppo velocemente dimenticato Panariello passa a piedi più morbidi, quelli di Eros De Santis, mentre la n. 26 di Andrea Sbraga trasloca in fascia, indossata da Marco Imperiale. Mirko Romagnoli sceglie il 14 lasciando il 19 a Michele Russo (“ho avuto un’ottima impressione, i ragazzi mi hanno aiutato a integrarmi in questo gruppo fantastico”), mentre Marco Rossi riceve dal comandante della Polizia Municipale Cesare Rinaldi il 19, numero presente nella finale a Pescara sulla schiena di Mahrous. Parte un coro estemporaneo contro gli aretini, seguito da quello che fa saltare chi non è fiorentino, non appena entra l’ultimo difensore, Luca Zanon, cresciuto nel vivaio viola, che si prende il 3. Infine Matteo Brumat, che conferma la 23.

“Fabietto” e Speedy Ciccio - Il numero 4 di Michele Mignani cambia ruolo e dopo Rondanini passa a un centrocampista, Tommaso Arrigoni, introdotto dal messaggio del sindaco Luigi De Mossi: “I tifosi, la squadra e la città meritavano una serie diversa ma sono sicuro che guadagneremo sul campo ciò che ci è stato tolto dalle stanze del potere. Forza Siena!”.  Gli “Ooooh” del pubblico arrivano per la prima volta quando fa la sua apparizione Danilo Bulevardi, che si prende il numero di Simone Vergassola (8), lasciato libero da Guerri. “Cerchiamo di dare più dell’anno scorso, mettendoci passione anima e cuore”, dice lui. E stavolta, tranne se si esclude qualche ridacchiata sui gradini, niente siparietto divertente come fu un anno fa con Emmausso. Chi conferma è Alessio Cristiani (n. 17) e “Fabietto” Gerli (n. 16), il più coccolato dai tifosi e presentato dal main sponsor Mario Piccini. Non cambiano maglia neanche Stefano Guberti (n. 6), costretto a pronunciare la lettera B ma “c’è tanto da fare, restiamo calmi e umili”, e Francesco Vassallo, accolto dal pubblico al ritmo di “Ciccio, Ciccio, Ciccio, Ciccio”. Promette, per centrare l’obiettivo, di “andare il doppio rispetto all’anno scorso”. Il che, memori dello scatto in Siena-Viterbese, ci costringe a tenere a portata di mano il Guinnes dei primati. Chiusura con Lorenzo Di Livio (n. 11 di Campagnacci) e Giovanni Sbrissa, che sceglie il n. 20, quello di Samuele Neglia, ricevuto dall’assessore allo sport Silvia Buzzichelli.

A chi la 10? - E veniamo all’attacco. Angela Acciavatti di NeoMedica consegna la n. 24 a Pietro Cianci, l’ad di Estra Alessandro Piazzi passa la n. 18 a Michael Fabbro. La n. 9 che è mancata tantissimo lo scorso anno, transitata per sei mesi sulle spalle di Lescano, se la piglia Ettore Gliozzi. La n. 21 è di Manuel Perri, chiamato dal primo giorno di ritiro “Fred” per ricordare il tennista britannico, o forse la linea di abbigliamento. I numeri più attraenti arrivano in fondo. La n. 7 saluta Emmausso e si stampa sul “mago” Alessandro Cesarini (“Sono arrivato da poco ma ho già capito il calore che si respira. La squadra è forte, c’è tutto per far bene”), mentre quella più pesante, la n. 10 di Alessandro Marotta, se la prende con leggerezza Mattia Aramu, che è molto felice e “non vedo l’ora che inizi il campionato”.

I capitani - Sul palco salgono staff medico e tecnico, l’addetto agli arbitri Fabrizio Ermetti e il duo più popolare di Siena. Quando arriva il primo, Giacomo Muzzi intona il nome e i tifosi rispondono col cognome. “Bisogna riniziare dopo la schifezza che ci hanno fatto”, spiega Vergassola. “Pensiamo al Pro Piacenza e poi al derby col Pisa. Avere voi che ci incitate e ci aiutate nei momenti difficili è una cosa straordinaria. Venite numerosi che la squadra ne ha bisogno”. Poi ecco Michele Mignani. “Ci abbiamo sperato tutti quanti e secondo me sarebbe stato anche meritato. Ringrazio i ragazzi che sono andati via, ma ora bisogna rincominciare da capo. Quello che si fa ieri, come nella vita, non conta più. Pensiamo al domani. La promessa, l’unica che posso fare, è che lavoreremo 24 ore al giorno per regalare le più belle soddisfazioni”.

Calcio malato - Arrivano tutti i membri dell’organigramma, dal presidente al magazziniere fino ad Alessio Butini, nuovo segretario generale, che si avvarrà della consulenza di Stefano Osti. E poi l’avvocato Antonio De Rensis, che dopo averlo difeso, si è legato al club bianconero. “E’ per me un grande onore essere qua, mi hanno chiesto di stare vicino alla squadra”, ha detto l’ex legale di Pantani e Conte, che tra l’altro ottenne la grazia di Guberti. “Promettiamo che tutte le volte che scenderemo in campo non dimenticheremo che ci hanno preso in giro”. Anna Durio sceglie le parole giuste per scaldare il pubblico. “Ho letto qualche commento che diceva: il calcio fa schifo, non andiamo allo stadio. Ma così facciamo solo un dispetto alla città di Siena. Andiamo tutti allo stadio e combattiamo questo calcio malato!”.

Sorpresa finale - Tutti presenti? Fermi, ne manca uno. Il vicepresidente Federico Trani, che arriva sorridendo con una maglia dietro le mani. “Una piccola sorpresa, siamo un po’ folli e facciamo una presentazione senza presentato”, spiega, prima di partire con il quiz. “E’ un ragazzo calabrese, è un difensore e avrà il numero 15”. A quel punto chiunque ha già capito. Non è presente perché in Calabria, ma Nicola Belmonte è ufficialmente un giocatore bianconero. “Abbiamo affrettato il tutto per annunciarlo stasera, segno che vogliamo accelerare sin da subito. Questo è solo per voi”, aggiunge Trani. Chiusura finale con le foto di rito e il jingle dei Jaguari a riprendere il coro “Che bello è” in versione rock’n roll, durata due minuti e mezzo circa. E il ricordo dell’appuntamento tra una settimana a Piacenza. Poi la piazza si svuota, la serata passa e arrivano le prime sensazioni. Sì, questa presentazione ci voleva. Un toccasana per ripartire. E per capire che lo slogan, da augurio, si sta trasformando in realtà. Se una squadra diventa una città è più difficile batterla. Ma, forse, lo è già diventata. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: FOL

 

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