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13/11/17 16:50 | L'analisi tecnica di Robur-Pontedera a cura di Francesco Guidarelli

Non c’è due senza tre e la Robur non si sottrae alla conferma del noto detto, nelle partite casalinghe.

Questa volta è il Pontedera a festeggiare e lo fa giocando con umiltà e determinazione una partita che sulla carta, ma solo sulla carta, li vedeva sfavoriti.

La Robur gioca bene per 5 minuti, attaccando sui due lati con Rondanini e Iapichino e con la regia di Guberti che sembra studiata per la coppia di attaccanti senesi (Campagnacci - Emmausso); il centrocampo bianconero beneficia del vigore di Bulevardi e Damian e la spinta in avanti si fa sentire.

Si ha l’impressione che la Robur possa trovare il vantaggio, con il Pontedera schiacciato a ridosso dell’area di rigore, D’ambrosio e Campagnacci di testa non trovano la porta ma soprattutto Damian, smarcato in area da Guberti, fallisce clamorosamente concludendo con un tiro fiacco che viene intercettato dal postiere ospite.

Rilancio immediato sulla sinistra dove le punte amaranto si scambiano la palla e attendono i centrocampisti, la difesa bianconera è schierata e presidia la zona ma non si contrasta e così la palla arriva a Caponi che calcia con forza un rasoterra centrale che Pane neppure vede.

Ci guardiamo increduli e registriamo l’avverarsi di un altro detto: gol sbagliato, gol subito.

Manca un’ora e mezzo alla fine c’è tempo per recuperare.

Ma la Robur accusa il colpo e per un quarto d’ora sembra un pugile suonato in balia dell’avversario, altre due occasioni per gli amaranto vengono frenate dai pali della porta e da deviazioni affannate dei nostri difensori, diventa difficile anche il normale controllo della palla; Pane sembra in preda ad un raptus di follia e rinvia sulla testa di Sbrega, questi a sua volta fa la stessa cosa con Bulevardi (!).

Ai bianconeri saltano i nervi e si lasciano invischiare in provocazioni che vanno a tutto vantaggio del Pontedera, non si gioca più.

Difficile raccontare mezz’ora di non gioco, senza idee, senza reazione, senza identità di squadra: non sappiamo tenere palla, non facciamo due passaggi di seguito e le conclusioni finiscono tutte lontanissime dalla porta avversaria.

Possibile smarrirsi così?

Si rientra in campo con la stessa formazione ma è evidente che se non si cambia ritmo alla partita non ne veniamo fuori; allora dentro Vassallo e Cristiani al posto di Campagnacci e Damian.

I due portano energia e movimento ed il ritmo cresce, purtroppo non abbiamo un ariete al centro dell’attacco e tutti i cross (molti in verità) finiscono preda dei difensori ma il Pontedera è schiacciato nella sua area e non riparte più, i calci d’angolo fioccano ma non riusciamo a concludere.

Al 65’ Vassallo emula Guberti e si procura lo spazio per piazzare un rasoterra imparabile nell’angolino più distante, goooool!

Meno male che abbiamo raddrizzato il risultato, ora possiamo pensare a vincere.

Dopo qualche minuto il Pontedera si procura un calcio d’angolo e chiama i difensori a saltare.

Con la leggerezza degli ultimi tempi i nostri si scordano le marcature e lasciano libero Risaliti a pochi metri dalla porta, guarda caso la palla arriva proprio lì e becchiamo il raddoppio.

Segue assalto all’arma bianca per recuperare e da una penetrazione di Guberti sulla sinistra arriva il pareggio con Cristiani nel recupero. Meno male, meglio un punto che zero.

Con la sufficienza che caratterizza il nostro reparto difensivo, ancora schierato al completo, prendiamo il terzo gol proprio al termine della partita. L’amarezza ci sommerge.

Abbiamo perso ancora ma soprattutto abbiamo perso la squadra, sono sparite le certezze di un reparto difensivo sul quale avevamo fondato i presupposti per vincere le gare, il gioco non si sviluppa in nessun modo e tutto gravita attorno alle iniziative di Guberti, l’attacco senza Marotta e pressoché inesistente e le conclusioni da fuori le lasciamo agli altri.

Difficile spiegare una così netta perdita di identità, il trend negativo casalingo inoltre ci sta distruggendo sul piano morale e sappiamo bene cosa significa avendolo già vissuto in passato.

Occorre ripartire da zero (purtroppo) e rivedere l’assetto complessivo della squadra; se è vero che nessuno ha il posto assicurato, bisogna pescare quei giocatori che hanno voglia di battersi per i colori bianconeri, ieri qualcuno è apparso svogliato e qualcun altro esaurito a livello mentale.

Ci tocca il turno di riposo, non muoveremo la classifica ma ci sono due settimane di tempo per rigenerarsi nella maniera dovuta e pensare qualche modifica all’assetto della squadra.

Fonte: FOL

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