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Rassegna Stampa

13/09/18 11:09 | Il giorno dopo tutti contro tutti E oggi l’Avellino...

C’è spazio per tutti, il day after è il momento delle parole in libertà. Franco Frattini, l’ex ministro degli Esteri che aspira a diventare presidente del Consiglio di Stato, rigira il coltello nella piaga, prendendo ulteriormente le distanze dalla decisione del Collegio, suo fino a lunedì, disconosciuto da martedì. «Una brutta pagina. Per la prima volta nella mia carriera di giudice c’è una spaccatura nel collegio, con il presidente che vota contro — racconta all’Ansa — Non era mai successo e me ne dispiaccio». «Sono dispiaciuto, non deluso o adirato — specifica — Dimettermi? È un ragionamento che non riguarda l’oggi: l’oggi è un dispiacere per l’esito del voto, lasciare è un’altra questione».

ALTRO RINVIO Che, onestamente, interessa poco. Di certo, il futuro di Franco Frattini, soprattutto se come si attendono al Coni dovesse dimettersi, non cambierà il destino delle cinque società che ambivano al ripescaggio, ora costrette a ripartire dal Tribunale federale, cui ieri si sono rivolte in fretta e furia (scadevano i termini). Il Catania, che aveva visto più lungo delle altre, sperava di celebrare già ieri la sua udienza, ma i giudici l’hanno rinviata al 28 settembre, per accorparla alle altre. Una decisione che ha lasciato senza parole perfino l’a.d. Pietro Lo Monaco, dalla cui bocca l’espressione più carina uscita nell’ultimo mese era stata «golpe». Chissà se oggi i legali dei siciliani denuncerebbero ancora Fabbricini per abuso d’ufficio: non è escluso che quel passo, molto grave, abbia finito per influenzare i tre giudici (a proposito, i nomi?) che hanno optato per lasciare la B a 19 squadre. Devono aver pensato che avrebbero «facilitato» una condanna penale del commissario.

SUL SURF Intanto, nella voragine creata da Frattini si tuffano in tanti, quasi tutti per surfare l’onda del malcontento. Dice Gabriele Gravina, presidente di una Lega Pro che solo ieri è riuscita a fare i suoi calendari e candidato in pectore alla presidenza federale: «Mi rimetto alla posizione del presidente del Collegio che condivido in pieno. Si aprono degli interrogativi e degli scenari raccapriccianti. Mi auguro le autorità accertino che tutto si sia svolto nel rispetto delle regole civili e penali. Noi proporremo a Fabbricini di istituire sette promozioni dalla C e ci costituiremo presso gli organi di giustizia affinché venga ripristinato il format a 22. Poi parleremo della riforma dei campionati». Il presidente dell’Aia, Marcello Nicchi, gli fa eco: «Frattini dice cose pesanti, da approfondire. Il commissariamento non è andato come ci aspettavamo, ora speriamo che il 22 ottobre inizi davvero un nuovo corso».

SODDISFAZIONE Era ovvio che sarebbe diventata una questione politica. Nessuno, però, tiene conto della soddisfazione delle 19 società che hanno vinto la battaglia. «Il nostro grido di allarme dopo i cinque fallimenti registrati negli ultimi tre anni di B è stato ascoltato», spiega il presidente del Perugia Massimiliano Santopadre. Che aggiunge: «La Lega Pro si sarebbe dovuta unire alla nostra battaglia, e invece inspiegabilmente si è opposta». «Così abbiamo una categoria più forte e sana, anche a beneficio di chi in B ci arriverà domani», commenta l’a.d. del Venezia, Andrea Rogg. «Le società di B hanno bisogno di maggiori risorse, se vogliamo continuare a offrire uno spettacolo di qualità», il grido d’allarme del presidente dell’Ascoli, Giuliano Tosti. Mentre Massimo Cellino, patron del Brescia, parla addirittura di «trionfo dello sport: ora inizia la rinascita».

MA AL TAR... Attenzione: bisogna attendere il ricorso dell’Avellino di Taccone, che oggi chiederà al Tar di rimetterlo in B (mentre Santarcangelo e Como vogliono un posto in C). A 20 squadre andrebbe bene ugualmente?


Fonte: La Gazzetta dello Sport

 

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