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19/05/17 13:37 | Esclusiva Fol – Colella: “Con la Robur ho fatto il massimo. Siena per me č stata una grande vetrina”

Come spesso accade, il revisionismo storico porta a rivedere e giudicare momenti del passato. Questa stagione sportiva, per esempio, ha riqualificato quella dell’anno scorso (dal punto di vista prettamente calcistico, chiariamo), mentre il secondo semestre ha ridefinito il primo, quando in panchina c’era Giovanni Colella. Con l’ex allenatore del Siena, prendendola molto alla larga, abbiamo ricostruito i cinque mesi in bianconero.

Mister, ha seguito il finale di campionato del girone A? Si aspettava questo sorpasso all’ultimo della Cremonese sull’Alessandria?

A Cremona sono stati bravi a crederci anche a quando erano a -10. Onestamente dieci punti erano tantissimi, aldilà che qualcosa non mi era piaciuto dell’Alessandria quando l’abbiamo affrontata all’andata. Per il resto, in generale, credo che il campionato abbia espresso quello che doveva dire.

La sorpresa, visto il quinto posto, è stata la Giana Erminio, mentre hanno fatto bene anche due sue ex squadre, Como e Renate.

La Giana non è sorpresa. E’ una realtà ormai consolidata, con buona potenzialità economica, che procede per gradi, senza fare follie. La ritenevo un’ottima squadra, come il Renate del resto. Fanno della programmazione e della serenità la loro forza. Il Como è stato bravo a gestire un fallimento, è una buona squadra che li ha meritati, i playoff.

Discorso diverso invece per il Siena, che ha ottenuto una salvezza troppo sofferta.

Era abbastanza prevedibile che si sarebbe affrontato una stagione complicata, iniziata con tutti i problemi, con una squadra fatta in corsa. La differenza tra decimo e tredicesimo posto è piccola, labile. La prima stagione è stata conclusa con l’obiettivo minimo che era poi quello posto all’inizio. Nella mia pur breve esperienza, ho capito che con un po’ di intelligenza c’era la possibilità di lottare per un posto playoff, ma da lì a non arrivarci non vuol dire che sia stata un’annata così disastrosa.

Ha mai rivisto una partita del Siena?

No, da quando sono stato esonerato no. Ho preferito dedicarmi agli altri due gironi e al campionato Primavera.

Torniamo al 12 dicembre. Poco dopo l’ufficialità dell’esonero, commentò così: “Ero in linea con le aspettative, ho la coscienza a posto”.

A distanza di mesi darei le stesse risposte. Non sono uno che parla a vanvera, dico quello che penso. Pur con tutte le difficoltà avevamo trovato una linea, che poteva essere rafforzata col mercato di gennaio. Penso di aver fatto il massimo, pur con tutti gli errori che una persona può commettere. Quelli erano i valori, punto più punto meno.

Trani, alla presentazione di Scazzola, disse che “non è stata una scelta dettata da risultati, non eravamo soddisfatti di certi principi”. Quali erano questi principi?

Sinceramente, dovete chiederlo a loro. Non è la prima volta che vengo esonerato, ho imparato a non chiedermi la spiegazione. Forse per la difesa a 3? Non lo so e non mi interessa.

Seppe dell’esonero in diretta radio, su Are. Avrà comunque ricevuto una comunicazione dalla società.

L’ufficialità l’ho saputa lì però avevo ricevuto una chiamata, certo. Ma sono sottigliezze, gli esoneri non vanno commentati. L’allenatore è un po’ come una valvola di sfogo, ne prendo atto e lo accetto con serenità.

Aveva ribadito più volte che nessuno le aveva chiesto i playoff. Vista la volontà di cambiare, forse, non era così.

Non c’erano obiettivi. Dico la verità, sono stato io a radunare i giocatori e dire che col lavoro fatto bene potevamo crearcelo, un obiettivo. E’ importante avercelo, in stagione, per dare degli stimoli. Dissi che secondo me potevamo anche provarci. Lo dissi ad ottobre, forse un po’ prima. Con la società se ne parlava ma non era una cosa così conclamata. Ripeto: tra alti e bassi eravamo in linea.

L’esonero arrivò dopo una contestazione dei tifosi, nella gara con l’Olbia. Lo possiamo dire: il rapporto con la tifoseria non è mai stato amichevole.

Io ricordo l’ambiente con grande piacere, sono stato benissimo. Le contestazioni fanno parte del gioco, non sono motivo di astio o cose del genere. So che non sono uno che cerca di stare simpatico. Anche a Como sono stato pesantemente contestato per diverso tempo, alla fine quando ci sono tornato quest’anno ho ricevuto solo applausi e complimenti. A distanza di tempo è stata riconosciuta coerenza e onestà, a volte ci vuole un po’ per conoscersi bene. Sono uno riservato, che preferisce lavorare, mi pagano per questo. Certo, quando mi chiamano, come successo con l’invito del club dei Fedelissimi, mi fa molto piacere. Ma soprattutto all’inizio c’era tanto da lavorare. Io e il mio staff preferivamo perdere qualche ora in più alla settimana a guardare video o preparare il lavoro, e non credo che sia una colpa. E poi a Siena anche Conte è stato antipatico. Ogni tanto sarebbe bello che si apprezzasse chi lavora con impegno, serietà, riservatezza, piuttosto che chi va in giro a fare l’aperitivo.

Ho sentito tanti fare questo tipo di discorso: a microfoni spenti Colella è simpatico, affabile; davanti alle telecamere invece diventa saccente, antipatico, irriverente. E questo magari ha creato una sua immagine travisata.

Sono un po’ tutte e due le cose. Non penso che una persona abbia un solo aspetto, la personalità ha mille sfaccettature. Ora, che io abbia una sana autostima è vero, altrimenti non potrei fare questo mestiere. E se per saccente si pensa a uno che sa quello che fa e lo dice, allora io lo sono. Sul mio lavoro penso di saperne qualcosa in più di chi non lo fa. Non mi permetterei mai di mostrarmi saccente con uno che fa un altro mestiere, per esempio l’idraulico. Comunque chi mi contestava lo trovavo anche simpatico, con battute e contestazioni che facevano spesso ridere.

Altro motivo di dibattito e discussioni: il 3-5-2.

Quella è aria fritta. Quello che è successo dopo ha dimostrato che è aria fritta. Se il problema era la difesa a tre… La squadra è stata costruita così, e eventualmente se c’era da cambiare rotta avremo dovuto farlo nel mercato di gennaio. Facendolo in un momento sbagliato guardate cos’è successo. E’ stato sacrificato, per esempio, Iapichino. Il problema non è difesa a 3 o 4, è chi si ostina e non riesce ad andare a fondo sulle cose.

Sa che Signorini, da quanto Lei se ne è andato, ha continuato a giocare col 3-5-2?

Dipende dalla qualità dei giocatori a disposizione e anche dalla capacità dell’allenatore di metterli nella posizione migliore. Ci credo poco nei moduli.

A proposito di collocare i giocatori nei ruoli migliori. Firenze, nella prima conferenza a Pagani, ha insistito di voler giocare mezz’ala, ringraziandola per l’ennesima volta. Risultato: 9 gol.

Marco è un giocatore di grandi potenzialità. All’inizio abbiamo avuto qualche problema, nei rapporti sono cose che succedono. Ci siamo annusati, ci abbiamo messo un po’ a conoscerci, però ad un certo punto si è dato una scossa pazzesca e si è convinto che quella era la cosa che voleva fare. E’ un talento cristallino. Con lui ho avuto un rapporto di fiducia. Poi il resto non lo voglio sapere, se andato via un motivo ci sarà.

Un altro giocatore che ha trovato spazio all’inizio è stato Bordi, che ieri ha puntato il dito su Scazzola per non avergli riposto la stessa fiducia.

E’ la testimonianza di quello che dicevo prima. Abbiamo costruito con una logica in cui Bordi trovava posto. Con me aveva fatto un ottimo inizio di campionato, con una piccola flessione normalissima per un ragazzo che viene dalla Primavera. E’ positivo, intelligente. Ricordiamo che non aveva mai visto la difesa a tre al Milan. Eppure si è integrato subito. Dopo non ho idea di cosa intendesse il nuovo allenatore.

Discorso invertito per Saric. Con Lei ha giocato in Coppa e poi a Viterbo. Avrebbe fatto comunque un percorso di crescita così evidente?

Avevo visto che stava facendo qualche passo in avanti. Parliamo di un centrocampo dove come mezz’ali c’erano Firenze e Vassallo, anche per questo stava trovando poco spazio. In Coppa e a Viterbo fece molto bene. Non so dire se avrebbe trovato lo stesso spazio, di sicuro con la società c’era una volontà di impiegarlo maggiormente. Sono contento per lui, è un ragazzo molto positivo che non si è abbattuto quando giocava poco. Il merito è solo suo.

E poi c’è Romagnoli, che ha fatto debuttare dal 1’, contro la Lucchese.

Discorso simile a quello di Bordi. Come struttura fisica fanno fatica ad adattarsi a quattro rispetto che a tre, ma sono due buoni giocatori con delle ottime prospettive. Chi è arrivato dopo avrà avuto altre idee. Romagnoli ha una modestia e un’intelligenza fuori dal comune, è educato ma con buona personalità. È un valore della Robur. Sono stato io a spingere affinché rimanesse.

Mister, cosa ha fatto da dicembre ad adesso?

Ho dedicato del tempo alle Primavere, che avevo visto poco quando ero impegnato col Siena. Ho dato poi un’occhiata pesante agli altri gironi, soprattutto il B, e ho fatto qualche visita di aggiornamento a qualche collega. L’esonero è momento giusto per poterlo fare.

Non ha avuto nessuna proposta al momento?

Durante il campionato, vista la regola che vieta di tesserarci due volte, potevo andare solo all’estero previa rescissione. La scorsa stagione, insieme a tutto lo staff, ho aspettato il Siena rifiutando anche qualche altra proposta. Penso sia una dimostrazione di affetto e personalità nei confronti di società e tifosi. Alcuni che lo hanno fatto passano da eroi, io non lo sono e non voglio esserlo. Aspettiamo con pazienza qualche proposta, ma sono sereno, contento di aver fatto il mio lavoro. Qualche chiacchierata informale l’ho fatta, tra poco si aprirà il valzer e spero di avere un’occasione.

La più bella cosa che ricorderà di Siena?

Non ne ho una in particolare, ne ho tante. Ho trovato tanta gente simpatica che mi ha voluto bene e mi ha accolto. Cito i proprietari della struttura dove stavamo, i fratelli Massimo e Lazzaro Cimadoro. A me e allo staff ci hanno trattato come una famiglia. Sono una persona molto semplice e di persone semplici, a Siena, ne ho trovate tante. Poi certo, il posto è fantastico, i dintorni uguale, ma sono le persone che restano.

E invece il momento più brutto?

Facile dire l’esonero, anche se è una situazione abbastanza letta, me lo aspettavo da un momento all’altro. Succede nei rapporti personali, figurarsi in quelli di lavoro. Chi paga, è giusto che prenda delle decisioni. Aldilà dell’esonero, io con Siena ho avuto una grande vetrina e ringrazio ancora la società per l’opportunità offertami. Peccato non essere riuscito ad averla sfruttata nel modo migliore. Ma solo chi non fa niente non commette errori. (Giuseppe Ingrosso)

Fonte: Fol

 

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