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09/01/19 16:38 | Esclusiva Fol - Beretta: “Mignani sta facendo grandi cose, la B sarà a 22. Tornare ad allenare? C’è lo 0,1%”

Allenatore, direttore sportivo, responsabile del settore giovanile e adesso pure consigliere federale. Non si fa mancare niente Mario Beretta, ultimo mister della vecchia A.C. Siena e uno dei più amati all’ombra di Piazza del Campo. Il tecnico milanese, che compie 60 anni il prossimo 30 ottobre, fa parte del nuovo Consiglio Federale della Federcalcio e del Comitato di Presidenza (è l’unica componente tecnica, gli altri sono Gravina, Sibilia, Lotito e Ghirelli). “Il presidente dell’Assocalciatori Renzo Ulivieri mi ha chiesto la disponibilità - spiega Beretta al Fedelissimo Online - e sono gratificato che abbiano pensato a me. Ero presente alla riunione dello scorso 18 dicembre, ho seguito il problema del format della Serie B ed è stato stabilito che resterà così, rimarrà a 22. Poi si discuterà in seguito come cambiarlo”.

Hai diretto sette club di Serie A (Chievo, Parma, Siena, Lecce, Torino, Brescia e Cesena) ma mai una big. Sei riuscito a coronare il sogno quest’estate attraverso una nuova veste, in qualità di responsabile del settore giovanile del Milan.

È vero, non sono mai riuscito ad arrivare in una grande da allenatore ma esserci riuscito da dirigente va bene lo stesso. Poi, essendo milanista, è ancora più bello.

Gran bella soddisfazione. Come quando per poco, col tuo Siena, non facesti perdere lo scudetto all’Inter.

(Ride, ndr). Esattamente, c’è ancora qualche amico interista che mi rinfaccia questa cosa

Di cosa ti occupi al Milan?

Inizialmente, con la vecchia gestione Fassone-Mirabelli, sarei dovuto essere solo responsabile tecnico. Poi la società ha avuto un riassestamento e con Maldini e Leonardo sono diventato responsabile del settore giovanile a tutto tondo.

Il Milan era uno dei club pronti ad allestire subito una seconda squadra in Serie C.

La nuova società ha valutato che era meglio aspettare e prendersi un altro anno di valutazione. La prossima stagione? Ancora non ne abbiamo parlato. Siamo più che altro concentrati sulla Primavera, che non sta andando benissimo.

Come sono i rapporti tra Milan e Robur?

Per il mercato della prima squadra e dei ragazzi in uscita dalla Primavera c’è un’altra figura, Stefano Luxoro. Non ho rapporti diretti, ma ho incontrato la presidentessa per le votazioni del Consiglio Federale e con Dolci parliamo e ci salutiamo alle partite.

Un bilancio dei tre anni a Cagliari?

Tre anni molto belli. Un nuovo lavoro che mi ha dato grandi stimoli e dove mi hanno aiutato in tanti, a cominciare dal presidente Giulini. La Sardegna e Cagliari sono una realtà che non si riesce a trovare da altre parti. È particolare, affascinante. Abbiamo creato un settore giovanile che tutti guardano con grande rispetto, le squadre se la giocano con tutte, l’anno scorso abbiamo vinto il campionato di Primavera 2. Tutto ciò ha fatto sì che mi chiamasse il Milan. È stato importante il mio passato da allenatore. Non credo ci siano responsabili del settore giovanile che abbiano una storia tecnica del genere alle proprie spalle.

In più c’è anche il tesserino da direttore sportivo.

L’ho fatto per una serie di motivi. Col patentino Uefa A puoi fare il responsabile del settore giovanile ma non puoi fare trattative. Poi è una risorsa in più, non si sa mai cosa può accadere nella vita. E poi in un corso impari cose nuove e conosci altre persone. Comunque io nasco allenatore, preferisco la parte tecnica a quella direttiva.

Parliamo un po’ della Robur, che ha aperto un nuovo ciclo con Michele Mignani. Se adesso è lì dov’è, un piccolo merito è anche tuo.

A livello di prima squadra sì. Venne a Olbia in Serie D e fece molto bene, vincendo i playoff. Aldilà del ruolo di collaboratore in precedenza, ha mosso lì i suoi primi passi da primo allenatore. Sta facendo molto bene, l’anno scorso arrivando in finale e anche adesso, nonostante le tante problematiche, sta ritrovando la strada giusta.

Vi sentite spesso?

Ci siamo sentiti meno di una settimana fa. Siamo in contatto, abbiamo un paio di chat insieme con vecchi componenti dello staff e ogni tanto ci si messaggia. Ma parliamo di altro, di calcio sì ma in generale, non prettamente di Siena. Ha anche i figli che giocano e stanno facendo molto bene.

Ha “rubato” qualcosa da te? Per esempio il modulo…

Non so se lo ha preso da me, bisognerebbe chiederlo a lui. Ogni allenatore deve avere la sua idea, e lui questo lo ha dimostrato, e poi prendere dai vari tecnici con cui è stato e dalle esperienze che si è fatto.

C’è anche il suo vice, Simone Vergassola.

Simone ha cominciato un nuovo percorso lo scorso anno. La sua amicizia con Michele è un punto a favore. L’allenatore in seconda deve avere competenze, ovvio, ma soprattutto deve essere fidato, in grado di capire e conoscere caratterialmente l’allenatore, che ha mille pressioni. Simone ha tutte queste cose.

Vergassola è stato il capitano dell’ultimo anno dell’A.C. Siena, ma ci sono anche altri due campionati in A. Cosa ricordi in particolare di Siena?

Non posso dimenticare il primo e il secondo anno. Ma neanche l’ultimo, perché una squadra in quel modo, composta da tutti ragazzi di elevatezza morale, non l’ho mai trovata. Una squadra che si divertiva e vinceva nonostante le problematiche, con soddisfazioni incredibili e altrettante delusioni che sono quelle che poi mi hanno spinto a cambiare ruolo. Una decisione che avevo già pensato, ma è stata velocizzata.

Cosa pensi del settore giovanile del Siena?

Senza dubbio è in buone mani. Argilli e Radice sono ottime persone, competenti. Non è facile lavorare vicino a realtà di grande qualità come Firenze e Empoli. Ci vuole tempo, pazienza, investimenti, strutture, però sono convinto che se tutte queste cose si mettono sul piatto si può fare qualcosa di interessante. Il campo di allenamento è un bel passo avanti. Se si vuole fare il settore giovanile non dico all’avanguardia ma quasi, ci vorrebbe un centro con un paio di campi. Ma è tutto subordinato ad aspetti logistici, alla categoria in cui milita il Siena. Penso una cosa: dove non ci sono grandi risorse, servono più idee. Per quello sono convinto che la Robur farà bene, avendo persone così.

In una recente intervista Repubblica ti chiese se tornerà mai ad allenare, e tu rispondesti così: neanche se me lo chiedesse il Milan. E se te lo chiedesse il Siena?

Sono uno che se prende delle decisioni, difficilmente le cambia. Magari tra qualche anno, ma si comincia ad essere avanti con l’età. È davvero difficile che possa tornare ad allenare. Diciamo lo 0,1%, visto che nella vita non si sa mai.

(Giuseppe Ingrosso)

Fonte: FOL

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